Siamo fatti della stessa sostanza dei sogni (William Shakespeare)
Di Silvana Oliviero * - Il consiglio dei ministri ha avviato l'esame del decreto legge che, oltre alla novità dell'anagrafe dei “seni rifatti”, prevede il divieto di impianto «per fini estetici» per le minorenni. Sono esclusi i casi di malformazione. Il provvedimento non è passato in via definitiva perché manca il via libera della garante della privacy. Decine di migliaia sono gli under 18 in Italia che nel 2008 hanno chiesto un «ritocco» come regalo ai genitori
E’ vero, le equipe chirurgiche ed estetiche, hanno raggiunto traguardi talmente elevati nella sicurezza e nelle tecniche di modellamento rispetto a quelli che son ritenuti inestetismi corporei ed a tal punto che tali interventi oggi per numero, frequenza e presenza nelle diverse stratificazioni sociali, sono pressoché equiparabili e paragonabili ad un rinnovamento di guardaroba, oppure ad una rispolverata di look e d’immagine da spendersi in ambito ludico o professionale.
Nell’adolescenza la percezione interna che qualcosa non vada nel proprio aspetto oppure l’immagine che il minore si trova riflessa per mano dell’interazione sociale in termini di “taglie” con relative forme da “indossare” ad ogni costo, può causare un disagio psicologico potenzialmente escludente non solo dalla relazione interpersonale, ma inibente persino della vivificante e benefica sensazione di sentirsi a proprio agio nei propri “panni corporei”, quelli naturali, quelli di sempre, quegli stessi più spetto egli trova che siano troppo ampi o troppo stretti. E, si badi, quelli in vigore nell’attualità non sono canoni “classici”, gli stessi che avrebbe codificato il greco Fidia per intenderci, bensì li si devono a furbi e potenti manipolatori occulti massmediologici dell’imposizione di un’immagine studiata a tavolino in cui a tutti i costi far rientrare ragazzi e ragazze che vogliano sentirsi integrati ed alla page.
Il corpo della donna, ma anche quello delle teenagers negli ultimi anni, è particolarmente investito di significati interni ed esterni, di percezioni psicolibidiche e di ritorni d’immagine psicosociali.
Provo a spiegare, soprattutto a me stessa, e ad interpretare le più probabili cause e le manifestazioni in termini di effetti di cui queste immagini possono esser suggestive, davvero in grado di impressionare il rapporto tra il Sé ed il proprio corpo perturbandone l’armonia e l’equilibrio psico-fisico che in quell’età è assai altalenante e precario.
E’ l'adolescenza quella fase del ciclo di vita umano compresa fra gli 11 e i 18 anni, nel corso della quale gli individui provano ad acquisire competenze e requisiti necessari per assumere le responsabilità di adulto. In tale processo di transizione verso lo stato di adulto, naturalmente giocano un ruolo determinante fattori di natura biologica, psicologica e sociale.
In quell’età al cambiamento fisico si associano esperienze emozionali molto intense dovute sia alla vistosità dei mutamenti corporei, ma anche dell'assetto pulsionale, teso com’è il minore alla ricerca di nuovi equilibri nei rapporti con il mondo e con il proprio Sé.
Di tali trasformazioni, contrariamente a ciò che più spesso si pensa, l'adolescente è particolarmente consapevole: di questo un indice risiede anche nella sua mancata accettazione con annessa aggressività e conflittualità verso figure, regole e stereotipi sino a quel momento mutuati dalle figure di riferimento familiari. Nel contempo avvengono altri cambiamenti a partenza dalle stimolazioni del mondo circostante a cui l'adolescente pone maggiore attenzione nel tentativo dell’acquisizione, sia pur parziale, di una certa autonomia. Tali prove (ed errori) inducono a voler adottare forme e stili di vita diversi dal passato, ma comunque finalizzati all’interazione col gruppo dei pari, pena l’esclusione e l’emarginazione. Queste trasformazioni mettono in discussione non solo la rappresentazione del Sé, ma anche quella del proprio corpo talvolta inaccettato e persino ritenuto dall’esterno inaccettabile. Nasce così la doverosità, persino la necessità di un aggiustamento, di una trasformazione, anche chirurgica di parti del proprio corpo non in sintonia con la propria identità, ma anche distanti da quelli che sono i riferiti stereotipi culturali di bellezza più condivisi. In specie nella femmina, nelle ragazze. Ma è solo pressione sociale verso un certo tipo d’aspetto fisico quello che condiziona le adolescenti? Oppure il tutto può rientrare in una sorta di generalizzato disturbo da dimorfismo corporeo?