Le città dei matti nascosti

Molto tempo or sono, nei momenti caldi delle polemiche accese sulla legge 180 che ha “ordinato” la chiusura dei “manicomi”, uscì, dal titolo “Matti da slegare”, un film non ultimo della serie, che era provocatorio e le cui immagini erano il simbolo di una realtà drammatica.

Accanto alla struttura dell’ospedale psichiatrico si vedeva un cimitero.

Quelle immagini erano una metafora di una morte civile che ghermiva gli “abitanti” al di là del muro

“Cera una volta la città dei matti” questo è il titolo della fiction della quale si è parlato ieri 7 febbraio nella trasmissione “Domenica in” dove sono stati presentati gli attori e proiettati alcune scene la cui valenza dal punto di vista cinematografico-televisivo non è in discussione.

La tematica della malattia mentale è stata affrontata da due psichiatri in maniera molto succinta come si conviene ad una trasmissione televisiva .

Fiction su Basaglia, intervista a Paolo Lucarelli

Intervista allo psichiatra Paolo Lucarelli in occasione della presentazione della fiction su Basaglia, a Domenica in.

Fiction su Basaglia, intervista a uno psichiatra "deluso"

Domenica 7 febbraio 2010 Pippo Baudo intervisterà lo psichiatra dott. Paolo Lucarelli, socio AipsiMed, a "Domenica in", in occasione della presentazione della fiction su Basaglia e in merito all'articolo "Lettera di uno psichiatra deluso" apparso su AipsiMed e Corriere di Livorno questa estate. Segue  l'articolo:

Sono amarissime le considerazioni che uno psichiatra qualunque sente il dovere di fare all’indomani di un evento tragico (vedi Abbandonati alle famiglie, n.d.r.) e, purtroppo, prevedibile.
 Con alle spalle anni di studio e di lavoro siamo oggi impotenti in uno strano paese, un luogo dove il buonsenso e la razionalità, non sono riusciti in trenta anni a imporre un ripensamento su una legge, la “180” o “legge Basaglia”, che ci ha lasciati tutti soli. 
Soli i malati più gravi, costretti in una società complessa in cui non trovano un loro luogo. 
Soli i loro familiari, a reggere il carico di sofferenze della malattia mentale dei loro congiunti.
 Soli i medici, quando i farmaci, o i servizi territoriali sono impotenti a contenere i disturbi più gravi.
 Sole le autorità, senza strumenti efficaci per prevenire le tragedie annunciate.
 Sembra impossibile cambiare una legge che la storia, i fatti e la scienza hanno dimostrato inadeguata. La legge Basaglia è nata negli anni ‘70, in contrasto la quasi totalità della comunità scientifica, con il concetto di fondo che “la malattia mentale non esiste”; e se non c’è malattia non c’è bisogno di distinguere tra ansia o psicosi, per tutti va bene la stessa cura: non curare.
 Le cose di trent’ anni fa oggi non le dice quasi più nessuno, e per molte persone una assistenza domiciliare o un saltuario ricovero, insieme ad un lento e complesso percorso di reinserimento sociale, può essere determinante.
 Non è così per i malati più gravi, portatori di malattie croniche a volte neanche curabili. Troppe di queste persone non possono rientrare negli schemi di una legge che non li distingue dalle piccole patologie. Di altri percorsi, assistenza, luoghi e competenze avrebbero bisogno. 
Oggi siamo a piangere i nostri morti e la legge Basaglia è ancora lì. Le vittime sono chi oggi è morto ed i suoi familiari, un malato non colpevole perché la sua condizione non gli permette di distinguere il bene dal male, i suoi familiari con l’amarezza di tutta una vita, una comunità attonita che non può rendersi conto. 
Sono tanti i responsabili. I nostri politici che non hanno convenienza a mettere le mani su qualcosa che non porta voti. I tanti che hanno costruito le loro carriere su questa ideologia, e sull’ingenuità di tanti malati e delle loro famiglie, e difendono una legge che garantisce i loro privilegi e i loro posti di potere. Gli amministratori, che sostengono questa legge perché, pur non sapendo niente di questo mondo, la ritengono politicamente corretta o redditizia per le loro fortune. Le ASL che eseguono un mandato politico che pensano conveniente in termini di consenso, di spesa o di immagine. Anche coloro che hanno creduto onestamente e che oggi, se non ottenebrati dall’ideologia, sono delusi e rassegnati. 
Poi ci siamo noi, gli psichiatri, oggi quasi tutti consapevoli del disastro che abbiamo tra le mani e dei pericoli che personalmente corriamo, colpevoli di non aver trovato il coraggio e la dignità, in tutti questi anni, di dire un deciso “Io non ci sto!”
 Ci sarà chi dirà che tutto questo non è vero e che abbiamo ottenuto risultati che il mondo ci invidia.

"La città dei matti". II parte

La città dei matti oggi: le case di riposo

"La città dei matti". I parte

La città dei matti oggi: morti misteriose in un istituto psichiatrico.

Il Riesame scarcera lo psichiatra Ferraro

Gli avvocati del professionista indagato per favoreggiamento accusano il gip: "Ingiustamente in ceppi per venti giorni". di Conchita Sannino

Di nuovo libero, dopo due settimane in cella: lo psichiatra Adolfo Ferraro è stato scarcerato per ordine del Tribunale del Riesame che ha accolto l'istanza presentata dagli avvocati Domenico Ciruzzi e Valerio Esposito contro l'ordinanza di custodia cautelare emessa il 20 gennaio scorso dal giudice Aldo Esposito. Il provvedimento restrittivo è stato annullato, il collegio (presidente Pina Casella) si è riservato le motivazioni. «Il capzioso impianto accusatorio è stato letteralmente azzerato dal Riesame», commenta la difesa, che non risparmia bacchettate al gip e attacca: «Nonostante avesse respinto ogni addebito indicando le prove della sua totale estraneità alle accuse, il dottor Ferraro è stato ingiustamente tenuto in ceppi per circa venti giorni». Adesso la parola torna alla Procura: scontato il ricorso in Cassazione contro l'ordinanza di scarcerazione.

"La città dei matti" oggi

La storia di Gabriele Vescovini

Muore in psichiatria, indagine della Procura

Brindisi – E’ stata avviata un’indagine sulla morte di un uomo di 48 anni di Villa Castelli, deceduto ieri nel reparto di Psichiatria dell’ospedale di Ceglie Messapica. Il paziente, affetto da disturbi psichici e ricoverato nella struttura cegliese da una decina di giorni, è stato trovato senza vita nel suo letto. Il personale della Asl ha subito avvertito i carabinieri della stazione di Ceglie. Il sostituto procuratore di turno ha disposto l’autopsia, dopo aver aperto un fascicolo contro ignoti. L’esame autoptico sarà eseguito dal medico legale Antonio Carusi lunedì mattina. Sul corpo dell’uomo, ad una prima ricognizione, non sarebbero stati trovati segni di violenza. Le indagini sono delegate ai militari dell’arma della Compagnia di Fasano a cui fa capo la stazione di Ceglie. La direzione sanitaria dell’ospedale ha avviato accertamenti interni.

Siamo diversi?

Sono una paziente del dipartimento di salute mentale della Asl Avellino 1. Ho una diagnosi di disturbo borderline di personalità. Mi è capitato di chiamare il 118 di notte come facevo a Roma dove ho studiato, ma qui in Irpinia è tutto molto diverso. infatti è successo che quelli del 118 mi dicono di chiamare al Cim, ma quelli del Cim quando mi taglio o mi faccio ancora più male che vengono a fare? Quando sono riuscita ad avere il 118 a casa comunque hanno chiamato il Cim e non mi hanno nemmeno parlato mentre aspettavamo lo psichiatra. Qualche mese fa mi è capitato di aspettare più di tre ore perchè in questa Asl lo psichiatra di notte è uno solo cioè lavora sia per i pazienti del Cim n.1 di Sant'Angelo dei Lombardi che per il Cim 2 di Ariano Irpino; quindi se io del Cim 1 chiamo ed è in servizio reperibile il dottore psichiatra del Cim 2, questo deve prima andare al suo Cim di appartenenza da casa sua, guidare la macchina di servizio fino all'altro Cim per prendere gli infermieri del Cim dove ho chiamato e poi partono per venire da me e lo psichiatra non mi conosce nemmeno. Vi chiedo: non mi possono acompagnare subito quelli del118 anche senza lo psichiatra? E se lo psichiatra fa un incidente? Il mio sangue scorre più lentamente? Se ho una crisi psichiatrica non possono lo stesso quelli del 118 aiutarmi? Non hanno fatto l'esame di psichiatria? Perchè le squadre di infermieri di pschiatria sono due e il dottore è uno? Gli altri infermieri dormono? Se mi accompagna il 118 quelli di psichiatria non sono più freschi al mattino e magari mi curano meglio e magari ho meno crisi e magari chiamo meno il 118? Sarebbe meglio chiamare il 118 con un altro numero ovvero 118 - 22 (i pazzi)= 96; perchè aiutano tutti meno noi? SIAMO DIVERSI?

Chiude centro ricerca Glaxo. Tansella: "duro colpo per psichiatria"

600 ricercatori senza lavoro

Il preside della facoltà di medicina, Michele Tansella, docente di psichiatria e referente per l'Oms per le Neuroscienze non ha dubbi: «Glaxo chiude il centro che svolge ricerca sui farmaci per la salute mentale: viene ritenuto un settore ad elevato rischio rispetto ai risultati e così cessano l'attività sia il centro di Verona che quello in Inghilterra». Una questione insomma di business: a Londra sta nascendo con un investimento di 850 milioni di dollari un nuovo istituto per la ricerca medica con l'apporto di industrie e università, finalizzato alla ricerca di farmaci antitumorali.

«Lo posso capire», prosegue Tansella, «ma secondo gli studi dell'Oms, il cancro è responsabile del 6% della mortalità e della disabilità per malattia; le malattie mentali invece sono responsabili per il 12-14%. La depressione è al quarto posto tra tutte le malattie per il carico sulla società in tema di qualità e quantità di vita».