È stato messo a punto in Olanda, dal gruppo di Rilana F. Cima dell’università di Maastricht, un metodo innovativo per la cura dell’acufene (tinnitus), dimostratosi più efficace delle cure standard, basato sulla terapia comportamentale, che potrebbe essere implementato su ampia scala – secondo gli ideatori – per la terapia di forme di varia gravità. La notizia è rilevante perché l’assenza di cure mediche o di metodi standardizzati per trattare uno dei disturbi audiologici più frequenti e debilitanti, determina tuttora la necessità di instaurare cure prolungate e costose. Inizialmente, i ricercatori hanno coinvolto soggetti non precedentemente trattati (età > 18 anni) con problema primario di acufene ma senza altre patologie in corso.
Dopo stratificazione per gravità del disturbo e capacità uditiva, i soggetti sono stati suddivisi in proporzione 1:1 a ricevere le cure standard o il nuovo trattamento specializzato di rieducazione comportamentale (Tinnitus retraining therapy); questo sistema consiste nella somministrazione di stimoli uditivi che portano a “ingannare” le percezioni cerebrali, interferendo con il rumore intrusivo e inducendo il paziente a ritenere che il ronzio sia scomparso mediante un atto volontario (simile a quello con cui ci si astrae dai rumori del traffico o di un locale chiuso). Tra il 2007 e il 2011 sono stati arruolati e trattati 492 pazienti sottoposti a screening. Rispetto ai 247 soggetti assegnati alle cure standard, i 245 inseriti nella terapia comportamentale hanno evidenziato – nelle valutazioni degli outcome primari a 3, 8 e 12 mesi dopo la randomizzazione – punteggi migliorati nei questionari relativi alla qualità di vita correlata alla salute, all’entità del disturbo audiologico e alla funzione uditiva. Il trattamento comportamentale, infine, è apparso efficace indipendentemente dalla gravità iniziale del acufene, e non si sono notati eventi avversi.
FONTE: Lancet, 2012; 379(9830):1951-9 – Doctornews 21 giugno 2012

