Anoressia, l’appello di una mamma. Strutture sanitarie inadeguate

“Mia figlia morta d’anoressia Genitori, attenti ai vostri figli. Il problema maggiore è rappresentato dal fatto che in Trentino non abbiamo strutture sanitarie adeguate”

TRENTO. Sabrina non c’è più. Da un anno. Una malattia psichiatrica, maledetta, subdola e mortale se l’è portata via: Sabrina è morta perché era ossessionata dal suo aspetto fisico. Si vedeva troppo grassa. L’anoressia l’ha uccisa. Sabrina aveva compiuto 40 anni il 23 maggio dello scorso anno. Era originaria di Albiano e abitava da anni a Trento. Il 10 agosto è morta. Sua madre, Annalisa Ravanelli, ha cercato tutti i modi possibili per farle trovare la serenità e la forza necessarie a superare la malattia. L’ha portata nelle migliori case di cura d’Italia. Ma alla fine, sua figlia ha smesso di lottare. Ad un anno di distanza, in occasione del primo, dolorosissimo anniversario, mamma Annalisa (impegnata come volontaria da anni nell’associazione onlus “Arca” per la ricerca del comportamento alimentare) lancia il suo grido d’allarme: «Genitori, non abbassate la guardia verso questa malattia psichiatrica pericolosissima. Colpisce i nostri figli, anche in età pre adolescenziale e li rovina. Anche in Trentino si sta diffondendo. Sempre di più. A macchia d’olio. Si prende sia le bambine sia i ragazzini. E non c’entra la moda: quella è solo una delle tante concause. L’anoressia distrugge la voglia di vivere dei nostri figli, che non si accettano più, che smettendo di mangiare lanciano il loro messaggio di aiuto, un Sos che deve essere subito interpretato da un medico e curato dagli specialisti».
Il tono di voce di mamma Annalisa è grintoso, vivace, ma velato da un senso di malinconia. «Sabrina si è ammalata verso la fine degli anni Ottanta, agli inizi degli anni Novanta, quando ancora non si conosceva bene lo sviluppo della malattia. Quando è diventata cronica, Sabrina si è spenta, piano piano».
Mamma Annalisa è preoccupata perché, frequentando l’associazione Arca, si è accorta che l’anoressia sta colpendo sempre più giovani trentini. I suoi avvertimenti sono indirizzati soprattutto ai genitori, che magari sottovalutano alcuni cambiamenti comportamentali dei propri figli. «E quando si rendono conto del problema, magari potrebbe essere troppo tardi», dice. «C’è ancora troppa paura di parlare del problema, ci sono troppe persone che tengono nascosta quella che a tutti gli effetti è una malattia – continua mamma Annalisa – i medici fanno quello che possono, ma io vedo con i miei occhi che i malati sono tanti, tanti, tanti, sempre di più».
Mamma Annalisa prende ad esempio la sua triste storia personale per aiutare gli altri genitori a non sottovalutare i messaggi d’aiuto che arrivano dagli stessi ragazzi: «È vero, non c’è un messaggio chiaro, all’inizio, ma ci sono tanti piccoli cambiamenti del comportamento che devono essere interpretati come premonitori del disturbo alimentare. I genitori si devono preoccupare quando i ragazzi cominciano a modificare le loro abitudini, non fanno più oppure fanno in eccesso. Bisogna osservare, poi correre dal medico e cercare di capire. Non bisogna abbassare la guardia con questa malattia».
Sul perché l’anoressia si stia diffondendo a macchia d’olio, mamma Annalisa non sa darsi ragione: «È un male della società moderna, i ragazzi non sanno più accettare le prime delusioni d’amore, quelle della vita, i brutti voti della scuola. Non sanno più superarli ed enfatizzano troppo le delusioni. Allora cominciano a rifiutare il cibo, si lasciano andare». Un altro problema, infine, «è quando alcuni di loro non si lasciano curare», ma quello maggiore «è rappresentato dal fatto che in Trentino non abbiamo strutture sanitarie adeguate».
(Fonte: Il Trentino, Mercoledì, 08 Agosto 2007, Pagina 19 – Cronaca, di Nicola Filippi)