Diritto alla cura
Ho appena letto l'intervento del carissimo Spatuzzi e concordo in pieno con le sue intense considerazioni: mio figlio di 29 anni è ricoverato da dieci lunghi anni nel suo posto letto presso il suo/mio domicilio familiare, il CSM di Napoli di appartenenza lo assiste con interventi domiciliari quotidiani per la somministrazione della terapia. Mio figlio sta morendo lentamente, la sua non-vita è fatta di sigarette, cibo, caffè e farmaci; prospettive future: nessuna, anzi peggioramento cognitivo, e abbandono quando io e la mamma saremo troppo anziani per combattere o non ci saremo più. Quando io chiedo ai responsabili della presa in carico che mio figlio ha diritto ad essere curato nella completezza di questo termine, quando chiedo che mio figlio ha dirito ad essere curato in un ambiente idoneo quale una comunità terapeutica e di riabilitazione sento sempre la stessa risposta: è necessario il consenso di suo figlio...la legge....è a tutela della volontà del paziente....ecc. ecc. Ormai caro Spatuzzi questo è diventato soltanto un alibi, un alibi che consente che per legge mio figlio non venga curato, un alibi che consente l'assassinio di mio figlio. Ho chiesto varie volte che ci fosse un serio, continuo, prolungato e professionale ascolta di mio figlio per tentare di convincerlo ad acettare un serio progetto terapeutico; tutti, compreso l'assistente sociale, lo psichiatra, lo psicologo, l'infermiere, tutti ripetono lo stesso ritornello.....se suo figlio non si convince.... Ma come può mio figlio convincersi visto che non ha consapevolezza della gravità della sua malattia e di cosa ha bisogno per poter riacquistare un minimo di autonomia? Perchè non provano nemmeno a convincerlo? Caro Spatuzzi io e mia moglie ti chiediamo: cosa possiamo fare noi genitori per tutelare il diritto alla cura di nostro figlio? Quali strumenti abbiamo per imporre alla struttura pubblica di non assassinare nostro figlio? Grazie Raffaele La tua regione: Campania
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Grazie per il "carissimo" che
Grazie per il "carissimo" che ricambio unitamente a tuo figlio che, dovremo metterci ancora un po' di tempo, ma finirà per ricevere un'assistenza degna di un paese che vuol definirsi civile, un'assistenza magari non progressistica secondo le parole d'ordine in voga, ma umana, solidale e professionale. Forza, ancora un po' di coraggio.
Spatuzzi
può essere utile in queste
può essere utile in queste condizioni, rifarsi alla legge per ammi nistrazione di sostegno del gennaio del 2004. devev essere richiesta al giudice tutelare, forse potete farvi aiutare da un avvocato, anche se dovrebbe essere gratuito patrocinio.La nomina di un amministratore fa si che la richiesta di inserimento in Comunità viene decisa non da suo figlio. I trattamenti economici possono essere richiesti e può usufruire della pensione e del assegno di accompagnamento.Io ho visto anche più sollevati i genitori preoccupati del dopo, perchè c'è il giudice e spesso il legale a cui fare riferimento.per i Servizi diventa più facile fare richiesta alle amministrazioni per interventi economici per inserimenti in comunità perchè la gravità della malattia è documentata e non discutibile.
si consigli con i suoi familiari e spieghi a suo figlio che ci sono delle protezioni economiche che vanno a suo totale vantaggio.
nel caso che rifiuti di presentarsi alla visita per la valutazione il giudice può essere invitato a venire a casa per vederlo.( non è fantascienza, può essere )
DR TINA LEPRI
Buongiorno, Il problema è
Buongiorno,
Il problema è sempre lo stesso e la risposta del CSM è sempre la stessa. Basta! Non se ne può più di queste non-risposte. Le consiglio vivamente di intraprendere la strada dell'amministratore di sostegno e di seguirla fino all'ottenimento del decreto di nomina. A questo punto sarà l'amministratore di sostegno a richiedere il ricovero presso una comunità riabilitativa.
Ma veramente ancora oggi ci sono CSM che non danno nessuna risposta ma non suggeriscono alla famigla una strada alternativa, talaltro, prevista per legge.
saluti
Marcus
Sono pienamente daccordo con
Sono pienamente daccordo con Marcus, come vorrei
tanto che..si ripensasse alla "psichiatria solidale umana, professionale" e scientifica,alla
neurologia,psichiatria,scienze umane, alleanza terapeutica. Chi ricorda il Centro Praxis mi capisce, un oasi nel deserto, distrutto dalla
burocrazia più becera.Un intuizione scientifica supportata da Professionisti appassionati che si
opponenvano al riduzionismo misoneistico per lanciare l'idea di Dipartimento di Neuroscienze
dove L'Uomo nella sua totalità mente corpo era preso in carico ( Modello antropologico esistenziale?- scientifico popperiano?..chi sa).
Funzionava, il neurologo collaborava con lo psichiatra con lo psicologo e l'uno non imponeva un modello all'altro; l'assistente sociale faceva il suo lavoro con le istituzione mentre i clinici facevano il loro,evitando che si creasse L'ABBANDONO, IL VUOTO attorno al paziente ed alla famigliae che la speranza della cura(non della guarigione)fosse mantenuta viva. Peccato era una grande intuizione scientifica e sociale,non c'è più, altrimenti avrei consigliato al padre
disperato di recarsi in quella struttura.
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