Psichiatri da legare

TRIESTE. STORDITA CON I FARMACI, MA E' SANA DI MENTE
SOTTOPOSTA A 3 TSO, ANCHE SE PER GLI SPECIALISTI INDIPENDENTI NON E' PAZZA
(Da Libero del 09/01/09, allegato) Eva Zafran ha 34 anni e quando scappa dal manicomio va ad abitare dalla madre in una casetta di proprietà a San Giuseppe della Chiusa, frazione di San Dorligo della Valle (Trieste). È un villino modesto, ma con un giardino molto curato nonostante sia inverno. Il piccolo salotto è occupato da un antico pianoforte verticale con i tasti d’avorio che però sono muti da un po’. Eva si è diplomata al liceo scientifico e ha studiato nove anni al conservatorio della sua città. Adorava comporre ed era un fenomeno nel combinare le linee melodiche e inventare opere musicali. Poi è miseramente impazzita. Ha cominciato a delirare e faceva lunghe prediche ai morti ogni volta che uno di loro le parlava, magari alzando la voce. Eva è una dissociata e i primi segni di questo stato ha cominciato a darli nel 1991, quando il Servizio dell’Età Educativa Sloveno ha tracciato la diagnosi incontrovertibile: «Psicosi schizofrenica caratterizzata da ideazioni deliranti a sfondo mistico, allucinazioni uditive e grave ritiro psico-sociale».
LA PERIZIA

Nella perizia pubblicata qui sopra lo psichiatra Daniele Ramacciotti di Padova scrive che la maestra in pensione sottoposta a tre ricoveri coatti e altrettanti Tso, è sana. «le sue capacità intellettive risultano appropriate e il pensiero privo di alterazioni nella forma e nel contenuto». Stessa cosa ribadisce il perito del Tribunale Anna Maria Monti: «Non si rilevano disturbi dell'ideazione, è esente da deliri e non manifesta intenzioni autolesive»). A questo punto ci si chiede: per quale ragione gli psichiatri di Trieste hanno ricoverato la donna in clinica psichiatrica per tre volte? E ancora: perché nel chiedere al sindaco di firmare i Tso affermano che la donna ha sviluppato una "follia a due" in coppia con la figlia schizofrenica?
Demonio e scuola
Come tutti gli schizofrenici, nel pieno della malattia e col montare delle crisi, si esprimeva in modo incomprensibile. Anche se riusciva a cantare perfettamente. Nelle sue “insalate di parole” la sedicenne infilava con ossesso i termini “classe”, “compagni”, “complotto”, “demonio”, “lavagna”, “cancellino”. Sua madre Darina Tercic all’inizio non capiva, nonostante avesse passato la vita a tu per tu con scolari e adolescenti, essendo stata lei insegnante per 35 anni a San Dorligo. Data la malattia e la conseguente fragilità, Eva era stata presa di mira dai coetanei, finendo nella trappola del “bullismo scolastico”. Era derisa, isolata e indifesa. Ovviamente il suo modo errato di cogliere la realtà l’aveva spinta a sospettare che tutti volessero ammazzarla. Un pensiero persecutorio martellante e pericoloso. Mamma Darina è una signora di 65 anni, minuta e dal fare delicato. Ha il volto segnato dal tempo, il parlare colto e il coraggio dei timidi. Da 18 anni chiede aiuto agli psichiatri del Dipartimento di salute mentale (Dsm) della zona e a quelli del Centro di salute mentale (Csm), ma come risposta ha ottenuto tre ricoveri coatti in clinica psichiatrica e altrettanti Trattamenti sanitari obbligatori (Tso). Tutto questo nonostante la folle sia la figlia e non lei, come dimostrato nelle relazioni compilate da due periti psichiatrici (dopo una denuncia presentata al magistrato) e comprovanti che la donna è sana di mente. Il suo calvario ha inizio una mattina di primavera quando Eva ha 17 anni e di colpo comincia a dare di matto: «Protestava perché a scuola quando suonava la campanella entrava il diavolo, travestito da cancellino si metteva a inseguirla per ucciderla». La donna disorientata e disperata si è rivolta al medico di base che le ha messo in mano una ricetta e prescritto serenase in compresse. Sotto l’effetto del farmaco la malata si era calmata, ma dopo qualche tempo Darina si accorse che la creatività della figlia si era spenta al punto di imbrigliarne anche l’espressività artistica. Non solo, racconta la maestra in pensione: «Anche se i deliri sembravano sopiti, comunque avevo difficoltà a comunicare verbalmente con lei, perché non si capiva una parola di quello che diceva». E aggiunge mentre sfoglia le decine di cartelle cliniche e le fotocopie degli ordini di ricovero coatto in clinica: «Dopo la morte di mio marito ero la sola persona che Eva accettava di guardare in faccia, ma solo per pochi istanti. Se vedeva qualunque altra persona scappava terrorizzata. Si chiudeva in camera e restava immobile nel letto; completamente irrigidita e nella posizione più scomoda. Magari con una gamba alzata. Passavano giorni e notti prima che si muovesse. Qualche volta, superata la crisi, andavamo a camminare nel bosco (a lei piaceva tanto), il guaio è che raccoglieva di tutto. Sassi e ferri vecchi, foglie secche e piccioni morti. Sempre con lo sguardo fisso a terra, le mani nelle tasche e le tasche piene di cose. "Servono per disintegrare il demonio e i suoi complici", diceva. Non sapevo cosa fare. Eravamo sole e senza assistenza. Leggevo tutto ciò che riguarda la malattia mentale. E la sola cosa a me chiara era che non dovevo fare l'errore di non accettare la follia di mia figlia.
VIAGGIO ALLUCINANTE
Cosi è cominciato il viaggio allucinante di Darina Tercic prima al Dipartimento e poi al Centro di salute mentale. Trieste è la patria indiscussa di Franco Basaglia: l'eroe debole della psichiatria diventato però un mito, l'uomo che con la legge 180 del 1978 portò alla definitiva chiusura dei manicomi. Basaglia fu anche il Grande Contestatore che contestando i luoghi della follia arrivò a contestare la follia stessa. Negandola e lasciando cosi i matti abbandonati a loro stessi.
VITTlME DELLA 180
“A Trieste ancora oggi chi osa ribellarsi a un basagliano o tenta di portare via un malato da uno dei loro manicomietti fatiscenti, per curarlo altrove, rischia di fare la fine di Darina Tercic: rinchiuso in clinica psichiatrica e sottoposto a Trattamento sanitario obbligatorio anche se sano”, protesta Lucio Dal Buono presidente dell'Associazione Vittime della 180. “Eva era una malata grave e bisognava aggredire la patologia agli esordi”, continua sua madre, “ma nel personale medico e paramedico dei vari Csm ho incontrato solo pressapochismo, insofferenza e prepotenza davanti alle mie insistenti richieste di cura. Lei aveva subito una degenerazione cerebrale: "Mia figlia ha qualcosa di rotto nella testa", ripetevo loro. Sapevo bene che se uno è matto rimane matto per sempre e c'è poco da guarire, ma la prima cosa a cui dovevo pensare era Difendere la mia bambina dalla pericolosità che i deliri procuravano a lei stessa e agli altri”. Darina, finite le lezioni e i consigli di classe, partecipava ai seminari e agli incontri culturali sulla malattia mentale organizzati dal Comprensorio sanitario di San Giovanni, voleva capire meglio e aiutare con maggiore saggezza la figlia. Faceva domande insistenti sull'argomento, ribadiva la necessità di ricoverare in clinica Eva, perché era diventata ingestibile. Rompeva le scatole la maestrina. E l'oratore s'infastidiva anche perché lei, se non veniva ascoltata, il giorno seguente cominciava a bussare a martello alle porte di tutta la sanità pubblica del Comprensorio, per avere un sostegno.
PUZZA E PROMISCUITÀ’
Ma non finisce qui: quando la figlia veniva finalmente rinchiusa, Darina si lamentava ancora. Non le andava bene che al Csm di Domio la ragazza vivesse in un ambiente nel quale, spiega lei: «Regnava la promiscuità, il gabinetto veniva usato indifferentemente da uomini di ogni età e ragazzine. Gli ambienti erano fatiscenti, irrespirabili per il fumo e la puzza di tabacco dappertutto». Non solo, aggiunge Darina: «Eva era regolarmente stordita dai farmaci e le rare volte in cui rinsaviva dava fuori di matto, allora le mettevano la camicia di forza oppure la legavano nel letto. Allucinazioni e i disturbi non facevano che aumentare. Era peggiorata drasticamente. A dicembre 200l rimase aletto un mese intero.
RICOVERO COATTO
Cosi il giorno 27 di quel mese andai di persona (e incavolatissima) dal responsabile del Csm. Lui mi diede appuntamento per 1'8 gennaio (dopo 13 giorni!) e siccome ho protestato mi ha spinta fuori dall'ufficio in malo modo. Piangendo pensai di rivolgermi al Tribunale del Malato. Non lo avessi mai fatto: i vertici del Csm lo vennero a sapere in tempo reale. Mi convocarono e una volta arrivata nel loro ufficio uno di loro mi trascinò per i capelli dentro uno sgabuzzino, e mi sottoposero al Trattamento sanitario obbligatorio per due settimane. Asserivano che ero affetta da sindrome paranoidea, avevo istinti suicidiari e non intendevo superare il legame simbiotico con mia figlia. Mentre spiegavo loro che uccidermi era l'ultimo dei miei pensieri, aggiunsero che io e Eva avevamo instaurato una follia a due»). Don Giorgio Giurissi, parroco del vicino Borgo San Sergio che conosce Darina e la sua famiglia da vent'anni, ha denunciato ilfatto ai carabinieri. Oggi è con lei a mostrarci le carte e racconta che «questa povera mamma è stata sottoposta dal 2001 a ben tre Tso. E ogni volta con tanto di firma del sindaco di turno che nel suo ruolo di ufficiale sanitario dovrebbe avere il compito di esaminare la richiesta. Invece il primo cittadino firmava alla cieca, senza nemmeno avere mai incontrato Darina. Lei oltretutto non ha mai avuto una cartella clinica».
I DUE AVVOCATI
E continua il prete: «La prima volta fu liberata dal reparto psichiatrico dove la tenevano sequestrata solo perché è riuscita a chiamare col cellulare la sua amica Gloria Bombonato. Lei ha avvertito il primario di una clinica privata di quanto stava accadendo a Darina. Furono così incaricati due avvocati e grazie al loro intervento il Csm fece revocare il tso dimettendo la donna». E Eva? Intanto la poveretta era stata rinchiusa nel Centro di Domio, poi in una comunità e quindi di nuovo rimandata a casa. Nel maggio 2006 ha avuto una grave ricaduta e non appena sua madre ha chiesto aiuto, come risposta è subito scattato il secondo tso. «Le hanno fatto ingoiare per due settimane il risperidal, una medicina per psicotici che su una persona sana provoca effetti collaterali negativi», aggiunge il presidente Dal Buono. Darina è stata rilasciata a seguito di una "sollevazione popolare" organizzata da amici, conoscenti e dalle tante madri che ai tempi dell'insegnamento le avevano affidato l'educazione dei loro figli. Una volta dimessa, la signora ha domandato di "riavere" la figlia. Dice Darina: «Era mia intenzione portarla in Slovenia, me lo aveva suggerito lo psichiatra di un ospedale privato che avevo contattato». Evidentemente, sottolinea Dal Buono, ,”la cosa ha offeso i medici di Trieste che si considerano i migliori del mondo, tant'è che il 25 luglio 2007 la donna fu prelevata da casa da 12 fra assistenti sociali, infermieri e vigilanti. Qnindi di nuovo rinchiusa e sottoposta al tso numero tre. Il più potente di tutti: è durato 40 giomi, sempre a base di risperidal e altri psicofarmaci. Eva intanto era stata ricoverata in un appartamento con altre cinque persone: alcolizzati, drogati, malati come lei. Ha perso 30 chili e soprattutto le impediscono di vedere la madre».
LIBERATE MIA FIGLIA
Adesso la malata è rinchiusa in un appartamento del centro di Trieste. Darina non può andare a farle visita e non si capisce la ragione di questo divieto, dato che Eva non è interdetta né ha commesso reato. Con il presidente Lucio Dal Buono abbiamo provato a presentarci alla porta di questo appartamentino dal quale usciva la musica altissima, ma la volontaria che fa da guardiana alla malata ha l'ordine tassativo di non mostrarla a nessuno. Ci ha impedito di superare l'ingresso. Così non è stato possibile consegnare a Eva la collana di perle di fiume che sua madre aveva infilato per lei. Piange adesso Darina: «Devo aspettare che scappi per l'ennesima volta? Fugge e si rifugia nel bosco fino alle dieci di sera. A quell'ora smettono di darle la caccia, allora lei si fa vedere e c'è sempre qualche buona anima che l'accompagna a casa. Ma alle sei del mattino sparisce di nuovo, per paura che la vengano a prendere. Si può andare avanti in questo modo? lo voglio solo strapparla dalle grinfie di questi psichiatri triestini che giudico assolutamente incapaci e farla curare altrove. Prima che muoia». CRISTIANA LODI cristiana.lodi@libero-news.it
LE PERIZIE A CONFRONTO
Darina Tercic al terzo ricovero coatto e dopo 40 giorni in Tso, si è sottoposta a due perizie psichiatriche. Entrambe asseriscono la sua assoluta normalità. Anche la Procura della Repubblica di Trieste, su richiesta de sostituto Maddalena Chergia, ha dato incarico a Giovanni Ciraso (dottore in criminologia) di periziare la donna. Il medico del Tribunale, spiega il presidente dell'Associazione Vittime della 180 Lucio Dal Buono, <<asserisce che non c'è un vero e proprio disturbo psicopatologico e accennando alle cartelle cliniche redatte dai medici che hanno sottoposto la donna ai Tso, afferma che lei ha presentato scompensi psicotici. Questo però stando agli psichiatri stessi che l'hanno sottoposta alle cure forzate». Se Darina oggi è sana, come provano le perizie, anche in passato doveva esserlo.«Dalla malattia mentale infatti non si guarisce», sottolinea il presidente. Leggiamo dunque stralci delle relazioni del dottor Daniele Ramacciotti, psichiatra di Padova e della collega Anna Maria Monti, perito del Tribunale di Busto Arsizio (Varese). La prima relazione (datata 23 marzo 2007), conclude che la perizianda è del tutto sana. Scrive infatti Ramacciotti: <<La signora è curata nella persona … l'abbigliamento modesto è comunque ordinato …. Accessibile, disponibile, sintonica e adeguata alla situazione. È’ lucida e orientata nello spazio; verso cose e persone. Non risultano compromesse memoria né attenzione (...). Capacità intellettive appropriate, pensiero ben strutturato e privo di alterazioni. L'umore, concordante ai vissuti affettivi, presenta una componente ansiosa>. Chi non lo sarebbe dopo avere subito da sano tre ricoveri coatti? A ribadire l'integrità mentale della mamma Eva, è la relazione di Monti (4 luglio 2008). Si legge: «Lamenta di essere oggetto da molto tempo di soprusi da arte di medici del Csm della sua zona. Manifesta corretto orientamento spazio-temporale sul sé. L'eloquio è scorrevole, i contenuti del pensiero Sono polarizzati sulla impossibilità di gestire la figlia di cui accetta la malattia mentale (...) l'umore è deflesso, l'emotività controllata. Non si rilevano disturbi dell'ideazione. È’ esente da deliri e non manifesta intenzioni autolesive. Lucida, ben orientata, attenta, non presenta alterazioni del pensiero e risponde in modo appropriato alle domande
(Fonte http://www.libero-news.it/articles/view/464386 )
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13 Commenti
Non si capisce niente in
Non si capisce niente in questo articolo, anche perché poi termina e per proseguire bisogna abbonarsi a questo schifo di giornale e io i soldi a Feltri non li dò nemmeno morto. Non mi sembra corretto mettere un link a pagamento, se si pubblica una notizia si pubblica tutta.
Inseriremo nel pomeriggio la
Inseriremo nel pomeriggio la notizia completa perchè va scansionata
Un racconto dell'orrore degno
Un racconto dell'orrore degno di Dario Argento. Un mix delirante fatto di malasanità, delirio di omni potenza di certi "medici", sete di potere, ignoranza ed indifferenza di molte istituzioni che dovrebbero proteggerci. Speriamo che l' A.G. intervenga nei confronti di questi "medici" con rigore e restituisca giustizia alla sfortunata Signora e finalmente le cure opportune alla figlia.
Siamo difornte all'olocausto della sanità mentale!
Questa è una storia da divulgare a tutti!
BASTA e' UNO SCHIFO!
SONO INDIGNATO!
MI DIMETTO DA CITTADINO ITALIANO!
DA OGGI SARO' UN APOLIDE!
Marcus
Volontario Associazione vittime della 180
Queste sono storie quotidiane
Queste sono storie quotidiane che accadono in tutta Italia.
Quando i famigliari non sono comodanti o sottomessi agli operatori ,allora dicono : sono malati anche loro e tra di loro si fa il passa parola dicendo che rompono le .....
Per capire l'articolo bisogna saper leggere ,dire di non capisce niente ,significa non volere capire niente.
Angela
Grazie per aver pubblicato
Grazie per aver pubblicato l'articolo per intero, è mia abitudine giudicare qualcosa quando ho tutti gli elementi, posso solo dire che è agghiacciante, almeno quanto i racconti che si sentivano prima della legge 180, e questa è la vera questione, che la legge 180 non ha posto la parola fine al potere della psichiatria, o meglio al delirio di onnipotenza della classe medica psichiatrica basagliana o antibasagliana. E' odioso che una donna abbia subito un simile trattamento, saluti
Questi sono i metodi che
Questi sono i metodi che usano verso i famigliari .
Nel mio caso mi hanno intimorito e minacciato,hanno allontanato e messo contro la famiglia mio figlio ,il csm l'ha letteralmente sedato e sequestrato e inoltre hanno cercato di avere notizie su eventuale libretto di risparmi in suo possesso .
Mi sono difesa bene perchè avevo capito un pò con chi avevo a che fare e mi sono fatta consigliare da ......come muovermi e tutto ciò che chiedevo lo facevo per iscritto con R.R.,così avevo sempre una loro risposta scritta tramite l'URP dell'ASL
Qualcuno ha capito e allora le cose hanno preso un altro verso .
Angela
Vorrei tanto che qualcuno
Vorrei tanto che qualcuno facesse qualcosa!
STORIE DI ORDINARIA FOLLIA
STORIE DI ORDINARIA FOLLIA TRIESTINA
Oggetto: caduta del velo omertoso
L'ottimo e veritiero articolo della giornalista Cristiana Lodi accanto al puntuale ed incisivo intervento del dottor Luigi De Marchi apparsi su “Libero” il 9 gennaio hanno di fatto sollevato un vergognoso velo di omertà che da decenni caratterizza i servizi psichiatrici ( e non solo) di questa città.
Le reazioni della nomenclatura per voce di uno dei suoi massimi esponenti, Dottor Dell'Acqua, non si sono fatte attendere ed il giorno 10 gennaio complice il quotidiano locale da sempre fedele alleato dei “riformisti di sinistra” ha pubblicato un articolo in cui si negavano i fatti riportati da “Libero” addirittura affermando che la signora in questione sarebbe stata “pilotata” da estremisti di destra e da un prete noto a tutti come esorcista (neanche ci fosse qualcosa di male nell'essere esorcisti).
E' lampante come il sole che gli psichiatri di Trieste non sappiano più che pesci pigliare davanti ad una denuncia tanto eclatante quanto vera e si appiglino agli slogan degli anni '70 in cui qualunque critica mossa loro veniva bollata come fascista. In questo caso si sono superati accomunando il clero ai fascisti in pieno stile “NO PASARAN!” di spagnola memoria.
La psichiatria a Trieste rappresenta il cuore, o meglio il cervello, di un sistema che parte dalla sanità e che è riuscito ad allargarsi a moltissimi settori della società “grazie” al fitto intreccio di rapporti politico – economici i cui attori sono da sempre le Cooperative rosse, i vari partiti di sinistra e tutti quei settori del pubblico in cui questi signori hanno attecchito come una metastasi.
Sicuramente il “sociale” è l'ambito dove questi signori sguazzano da decenni avendo come punto di riferimento le aziende sanitarie da sempre nelle loro mani, che a loro volta garantiscono la vita a decine di cooperative “amiche” tanto che a Trieste da tempo immemore tutti gli appalti vengono vinti sempre dagli stessi consorzi di cooperative che come le scatole cinesi di volta in volta presentano nomi diversi. Ad alcune di esse fino a poco tempo fa il settore pubblico donava gratuitamente sedi, servizi ecc. ecc. alla faccia del libero mercato e dell'aziendalizzazione atta a contenere i costi ed a migliorare i servizi del settore sanitario.
Andando a ritroso nel tempo per percorrere passo passo lo scempio che questa povera città sta subendo da 30 anni dobbiamo partire dal famoso congresso che “Psichiatria Democratica” (costola del P.C.I. del tempo) tenne a Gorizia ed in cui si sancì che la loro “rivoluzione” doveva partire proprio da queste terre, rivoluzione anti - borghese atta a liberare i “matti” (come chiamano loro molto umanamente e professionalmente le persone affette da disagio psichico) dal giogo di una società egoista che relegava l'essere più debole in assoluto in delle prigioni mascherate da ospedali...i famosi manicomi.
Il dottor Basaglia ( ex repubblichino catturato dai partigiani come confermato anche nel libro “Vincitori e Vinti” di Bruno Vespa) dopo essere stato cacciato dal manicomio di Gorizia di cui era direttore fu chiamato dal giovane moroteo Zanetti che all'epoca era Presidente della Provincia di Trieste per dirigere l'Ospedale Psichiatrico Provinciale della città.
Fin dall'inizio entrò in rotta di collisione sia con la vecchia nomenclatura che lavorava all'interno dell'O.P.P. , sia con la giustizia. Proprio per questo partì una sorta di crociata in cui giovani psichiatri comunisti giunti da tutta Italia freschi di laurea da 18 politico ottenuta durante gli anni della contestazione sessantottina , il P.C.I. , tutto l'apparato propagandistico ad esso annesso, giovani idealisti in buona fede e tanti altri personaggi si mossero in gran numero verso Trieste colonizzando l'Ospedale Psichiatrico ed aprendone le porte.
Naturalmente la liberazione dei “matti, in tutto questo processo propagandistico comunista rappresenta l'asse portante, la famosa utopia a cui tutti anelavano nel nome della solidarietà e dell'umanità.
Quando le persone affette da disagio psichico furono “liberate” ma di fatto gettate tra le fauci del loro destino essi morirono (solo qui a Trieste) a centinaia suicidandosi in primis oppure vittime delle estreme condizioni di disagio di esseri gettati in una società che non capiva e fondamentalmente aveva paura di loro.
I “rivoluzionari” riuscirono a dire che ogni rivoluzione ha i suoi morti!!!Quei morti però non erano le loro madri od i loro padri, erano “carne da cannone” e questo ci rimanda a Mussolini quando disse che aveva bisogno di qualche migliaio di morti per sedersi al tavolo dei vincitori.
Centinaia di ragazze “matte” lasciate a sé stesse partorirono figli di nessuno , infatti proprio in quegli anni si ebbe un picco elevatissimo di affidi in questa città.
Nel frattempo i “rivoluzionari” cominciarono ad assestare il primo nucleo di potere accalappiando tutti i posti di dirigente anche grazie all'accorpamento degli O.P. nel S.S.N.
Anche gli infermieri psichiatrici del manicomio che collaborarono all'apertura dello stesso furono premiati acquisendo senza titoli l'equiparazione ad infermieri professionali grazie ad un corso interno fittizio di un anno tenuto dagli psichiatri stessi.
I malati sopravvissuti a questa “liberazione”ritornarono nelle rispettive famiglie del tutto impreparate a gestire una patologia di tale gravità mentre sul territorio sorgevano i primi Centri di Igiene Mentale ( i Centri di Salute mentale di oggi).Questi centri, nel pensiero primario ed utopico di Basaglia sarebbero dovuti essere solo il punto di partenza della riabilitazione sociale di queste persone fino ad allora segregate negli ospedali psichiatrici.(oggi sono solo il punto di arrivo).
Vennero eliminate le cartelle cliniche, venne annullata una qualsivoglia prova scritta degli effetti nefasti di questa “liberazione” e tutto passò alla via verbale con grandi proclami, slogan, politica, convegni e tutto quello che in una parola si può riassumere in retorica.
La sofferenza delle famiglie, dei malati e tutti i drammi connessi furono relegati in secondo piano da un apparato efficientissimo di propaganda e diffusione del “verbo”...verbo pregno di solidarietà, egualitarismo e soprattutto di interessi economici.
E' indicativo quell'episodio accaduto nel 1989 al C.S.M di Barcola quando un malato che da 20 anni soffriva di delirio cronico grazie ad un nuovo farmaco (Risperdal) ritornò in sé e chiese al primario di non assumere più la terapia perchè preferiva rimanere “matto” piuttosto di vedersi ridotto in quelle condizioni.
Condizioni che erano: sporco, barba lunga, capelli lunghi, vestito male, alcolizzato, senza amicizie che non fossero gente come lui, abitazione fatiscente e sporchissima dell' ATER a Gretta, senza una lira, evitato da tutti perchè molesto, famigliari in primis. Prospettive lavorative zero, prospettive di vita nulle che non fossero quelle di frequentare un C.S.M. unico posto dove veniva in qualche maniera sopportato. Morì dopo pochi mesi per la rottura delle varici esofagee causate dall'alcool in un mare di sangue dovuto all'emorragia massiva che lo colse da solo come un cane a casa sua.
Questa persona, chè di una persona si parla, tutto d'un tratto grazie ad un farmaco innovativo uscì dall'incubo della psicosi e si ritrovò ad essere l'ultimo tra gli ultimi, un rottame sociale, una specie di mostro immondo di cui tutti avevano timore...chi di noi avrebbe avuto il coraggio di riprendere a vivere in un mondo che ormai ti aveva etichettato per sempre in tale maniera?Alla fine scelse di ritornare “matto”...almeno non si sarebbe reso conto del male che avrebbe subito.
Ancora...quando il C.S.M di Domio inviò un malato ai famosi “percorsi terapeutici” tenuti dalle loro cooperative (pet terapy con i cavalli) egli fu...sembra una barzelletta...messo su un cavallo a dondolo tutto vestito e bardato da cavallerizzo.
Il suo compagno di appartamento in compenso (CSM DOMIO) morì per un tumore del muscolo alla gamba destra dopo che per mesi e mesi si lamentava di quella strana grande palla che gli era cresciuta gradualmente e che nessuno si interessò di indagare. Ovviamente sarebbe potuto essere salvato se solo fosse stato operato in tempo.
Sempre al CSM Domio un'altro “matto” ex dipendente ospedaliero con un tumore terminale fu tenuto gli ultimi mesi della sua esistenza ricoverato presso il C.S.M e gli passavano un pacchetto di “MS” al giorno. Ebbene, quando morì si scoprì che aveva 25milioni di lire in conto ( e l'assistente sociale del Centro lo sapeva benissimo).Una settimana dopo come locuste i parenti si precipitarono sull'eredità.
Perchè questa persona negli ultimi 3 mesi di vita con 25milioni in tasca non fu fatto vivere bene ad esempio in un Hotel a 5 stelle? Perchè dovette subire l'umiliazione di farsi passare un pacchetto di sigarette di pessima qualità vivendo in un ambiente trasudante di sofferenze varie come un C.S.M?
Ritornando agli interessi economici questi cominciarono a concretizzarsi con la creazione delle famose cooperative sociali che dovevano favorire l'inclusione sociale dei malati ed in generale dei più deboli.
A Trieste gli Enti Pubblici in mano alla sinistra democristiana ed ai comunisti cominciarono a far vincere sistematicamente gli appalti pubblici a queste cooperative in un regime di trust scandaloso alla faccia del libero mercato.
A capo di queste cooperative naturalmente furono messi gli uomini più fidati e solidamente agganciati al partito comunista tanto che ancora oggi un ex infermiere dell'Ospedale Psichiatrico ne è il Presidente percependo anche lo stipendio di dipendente pubblico!!!
Tutti sanno come una cooperativa dovrebbe funzionare al suo interno mentre qui molto astutamente avendo esse una pletora di soci “con problemi” questi signori le utilizzarono come delle vere e proprie S.P.A. ammantate di un ipocrita patina di solidarietà.
Bisogna dire che questi signori ebbero un'intuizione geniale: utilizzare tutti i vantaggi fiscali della cooperazione lavorando in trust con gli Enti Pubblici con ricavi da multinazionali.
In una parola geniali!.
Ed i malati?Nel corso degli anni, man mano che le risorse pubbliche si riducevano e gli appalti erano sempre meno “grassi” si cominciò l'aziendalizzazione vera e propria delle cooperative con l'esclusione dei malati che non riuscivano a reggere i nuovi ritmi di lavoro, alla faccia della solidarietà sociale.
In questo radioso cammino rivoluzionario ovviamente non poterono mancare i rapporti internazionali ed infatti questo gioioso modello fu presentato al mondo spacciandolo per psichiatria sociale.
Ovviamente in 30 anni gli Stati più evoluti lo rigettarono mentre esso formalmente fu considerato da Cuba, da Santo Domingo ed altre realtà sud americane.
Accanto a questa predisposizione del regime cubano notoriamente “democratico” e “solidale”, furono tessuti intrecci economici di non poco conto che, sempre con i soldi pubblici italiani, sfociarono in investimenti come il famoso albergo di S.Domingo dove ufficialmente i “matti” dovevano passare le vacanze ma che in realtà serviva e serve alla nomenclatura per le sue ferie.
Famosi sono i convegni, gli stages ecc ecc che gli psichiatri basagliani hanno tenuto in Palestina a favore della salute mentale di quel popolo costantemente in guerra (SIC!).
Alcuni anni fa addirittura la Regione Friuli Venezia Giulia grazie all'Assessore Antonaz (intimo amico dei basagliani) di rifondazione comunista finanziò una radio privata palestinese che incitava all'odio contro Israele. Quali rapporti hanno da sempre questi signori col terrorismo internazionale?
Quali oscuri motivi li hanno portati a tessere rapporti economico culturali col regime di Castro?
Perchè questi basagliani negli anni '70 accolsero e nascosero un membro sfuggito alla giustizia tedesca della famosa Bader Meinhoff (R.A.F. di cui si può trovare la foto sul libro “ Trieste racconta Basaglia”) tanto che esso lavora tutt'oggi presso il Dipartimento di Salute mentale di Trieste ricevendo i lauti premi di produzione ( l'ultimo nel 2008) dal Direttore Generale dell'Azienda n.1 Triestina?
Che rapporti hanno questi signori con Hamas e gli Herzbollah? Da anni ed anni intrattengono rapporti culturali ed economici con i territori controllati da queste organizzazioni terroristiche come li intrattengo in Kosovo ed in Bosnia tanto che la più grande delle loro cooperative (la Franco Basaglia) ha vinto degli appalti internazionali nella parte musulmana dei Balcani.
Ritornando all'evoluzione o per meglio dire involuzione cittadina di questa “rivoluzione culturale di massa” fin dagli anni '90 questi signori riuscirono grazie ad accordi politici ad arrivare ai vertici della sanità triestina tanto che riuscirono a farsi creare una Azienda Sanitaria tutta per loro che tutt'oggi esiste. L'A.S.S. N° 1 Triestina con a capo l'ex n° 2 di Basaglia...Franco Rotelli.( quel signore che per intenderci fu l'unico tra i medici a non firmare l'appello di solidarietà a favore dell'On.Aldo Moro all'epoca del suo rapimento da parte delle B.R.)
Naturalmente questa Azienda inglobò la sua gemma originaria cioè la psichiatria ed infarcì tutti i posti dirigenziali, organizzativi e di comando con i loro accoliti, tutti rigorosamente legati all'ex partito comunista, poi D.S. ed ora PD.
Parallelamente “occuparono” con i loro uomini anche la CISL sanità (unica voce che rimaneva fuori dal coro fino a pochi anni fa) ed addirittura il Collegio Infermieri (forte di migliaia di tesserati del settore) in modo da avere un controllo totale ed assoluto di tutta la realtà sanitaria e sociale della città.
Se vogliamo ipotizzare un “modello di sviluppo” questi signori stanno ricreando nel grande tramite questa Azienda Sanitaria ciò che crearono nel piccolo in psichiatria nel nome di “liberi tutti”.
Il nuovo target di popolazione debole su cui fondare i propri allori sono gli anziani, popolazione in enorme crescita e con zero voce sociale, proprio come erano e sono tutt'oggi (alla faccia delle loro dichiarazioni di sempre) i “matti”.
Gli slogan sono gli stessi: chiudere le case di riposo!L'anziano deve rimanere da solo a casa sua!
Deospedalizzazione a tutti i costi e finta assistenza domiciliare!Il modello si sta ripetendo come una carta carbone.
Infatti quando “liberarono” negli anni '70 poche persone dall'Ospedale Psichiatrico i CIM riuscirono in qualche modo a gestirli...quando liberarono tutti nacque il pandemonio che ancora oggi le famiglie vivono sulla loro pelle.
La stessa cosa è successa per l'assistenza domiciliare...all'inizio tutto funzionava perchè gli anziani assistiti erano pochi e con patologie non gravi, oggi come oggi sta succedendo l'implosione del sistema con un allargamento dei servizi ed una riduzione delle risorse col risultato che come sempre tantissime famiglie subiscono l'utopia di pochi e ben interessati personaggi.
Oggi come allora abbiamo un enorme surplus di riunioni, convegni, grandi progetti ecc. ecc...insomma l'apparato si è mosso ( è sempre lo stesso con altra etichetta) sulla falsa riga della prima esperienza e con l'aiuto determinante dell'unico quotidiano locale schierato apertamente.
Alcuni anni fa ad onor del vero nacque una realtà che si poneva diversamente rispetto al pensiero unico basagliano ed infatti si costituì una cooperativa sociale (vera) autonoma composta da famigliari e malati gravi di mente abbandonati a sé stessi. Il risultato fu che questa famosa Azienda Sanitaria inviò loro i N.A.S,ispettori dell'Azienda stessa, bloccando loro i permessi necessari, vessandoli con controlli assurdi quali la misurazione dei battiscopa della cucina pur di affibbiare loro multe e sospensioni dell'attività.
Dopo tre anni queste persone furono costrette a desistere sommerse dai debiti e dai controlli incessanti anche perchè ovviamente l'Azienda sanitaria rifiutò ogni tipo di convenzione o collaborazione. I malati furono gettati in strada, le famiglie ripiombarono di nuovo nei loro manicomietti privati costituiti dalle mura domestiche tanto che una delle persone (Sergio I.) che era ospite della comunità morì d'infarto presso il Servizio di diagnosi e Cura del Dipartimento di Salute Mentale “grazie” a tutto quello che dovette subire dalla chiusura della comunità in poi. Del prete che tanto fece per lui (parroco di Revoltella al tempo) i basagliani dicevano che era un gay, che aveva interessi occulti e tanto altro...un poco come il Dell'Acqua ha detto ultimamente nel caso della signora Tercic,Stesso copione, stesse “buone pratiche”.
E' importantissimo dire anche che, nonostante una legge firmata Bindi - D'Alema in cui è previsto che il malato mentale non possa essere ricoverato in una casa di riposo, a Trieste ci sono decine e decine di giovani ed anziani malati di mente ricoverati nelle case di riposo come ad esempio la casa di riposo Napoleon ( che non viene mai controllata) gestita dal figlio di un ex infermiere psichiatrico (guarda caso).Tutti sanno ma nessuno dice nulla. Questa è l'altra faccia della mancata assistenza dei Basagliani a Trieste e della loro incredibile ipocrisia sociale.
Nonostante in Italia esistano delle rigide leggi che regolamentano la sicurezza sul lavoro a Trieste non c'è uno, dico un C.S.M che le rispetti, senza contare che tutti gli arredamenti degli stessi sono stati forniti in 30 anni dalla stessa ditta senza appalti naturalmente.(cosa che è avvenuta anche presso l'Azienda Sanitaria ovviamente).
Questa gestione generalizzata da “buon padre di famiglia” della Res Publica naturalmente si è evoluta come ad esempio quando aprirono alla fine del 2007 un Distretto Sanitario completamente fuori norma rispetto alla legge regionale di accreditamento delle strutture sanitarie.
Tale fatto fu denunciato ampiamente dai dipendenti in tutte le sedi competenti interne ed esterne all'Azienda tanto che qualcuno addirittura mise un video su you tube (http://it.youtube.com/watch?v=AO-aTLjHmus) denunciando lo scandalo ma il potere e l'intrallazzo politico di questi signori riuscì a bloccare ogni tipo di controllo (Ispettorato del Lavoro in primis) tanto che ancora oggi pazienti e personale lavorano ad alto rischio, per non parlare di una R.S.A. in cui quotidianamente gli anziani sono sottoposti al rischio d'incendio senza che nessuno intervenga.
Questa città, dopo aver patito le conseguenze della guerra ed i suoi orrori, dopo essere stata defraudata di quasi tutte le sue risorse economiche attive, dopo esser diventata una enorme casa di riposo infarcita di dipendenti pubblici e pensionati ha il diritto di risollevarsi e di riemergere nel nuovo scenario europeo ed internazionale.
I basagliani ed i loro accoliti sono purtroppo solo l'espressione peggiore di tutto un subtrato che ha trovato a Trieste il terreno di coltura adatto per incistarsi, crescere e proliferare.
Da sempre si dice che Trieste è il laboratorio politico italiano per antonomasia ma purtroppo è anche un laboratorio di fenomeni sociali che guarda caso subito dopo interessano anche il resto del Paese come ad esempio l'invecchiamento della popolazione, l'impoverimento progressivo e tanto altro.
Giocoforza bisogna cominciare proprio da qui il processo evolutivo della nostra società perchè quando Trieste uscirà dal tunnel essa sarà sempre la cartina di tornasole dell'Italia, come lo è stata nel male cosi' lo sarà nel bene.
Sta a tutti noi, anche singolarmente, adoperarci affinchè tutto questo accada.
UNA SCORSARELLA SULLE ORIGINI
UNA SCORSARELLA SULLE ORIGINI DELLA 180!
Tutti sappiamo (più o meno) cosa è stato il 68,cioè il movimento. Cominciamo col ricordare che è stato un fenomeno esclusivo della Provincia Italia.
Cosa accadde. Un docente universitario di medicina,ad esempio, non si giudica più dagli applausi degli studenti a fine lezione, ma diventa una persona da contestare per impedirgli di svolgere "un programma di lezioni".
Adesso sintetizziamo. Presto la contestazione dilagò contro ogni istituzione travolgendo la famiglia e addirittura la Chiesa.
E ARRIVO' ANCHE NEI MANICOMI.
la miniriforma psichiatrica, evidente il drastico cambiamento indotto, all'epoca, sulle follie dai psicofarmaci, fu il primo tentativo prudente di modificare l'assistenza psichiatrica e l'organizzazione interna ai manicomi.Un pizzico i dignità in più anche per i "medici psichiatri".
Sparì la certamenta obsoleta figura del medico Direttore onnipotente.
Per me L'OSPEDALE PSICHIATRICO fu figlio del suo tempo. Molti medici di manicomio si sacrifcarono e studiarono, per le conoscenze dell'epoca , le straordiarie manifestazioni della follia.
POI ARRIVO' un altro RE o EROE, secondo alcuni.
Il Dott. BASAGLIA, BORGHESE DI ORIGINE, che sarebbe diventato nei secoli dei secoli l'ispiratore della 180 ("legge Basaglia"); del suo curriculum si ricordano:pare poco stimato dal suo Prof.che sceglieva i migliori per destinarli alla Neurologia e i meno brillanti li sbatteva in psichiatria (è sempre stato un pò così da noi).Basaglia per farla breve fu sistemato in manicomio. A Gorizia. Basaglia , medico neurologicamente orientato,,comunista, arriva in OP.
Frequenta il manicomio, corsie, persone, lavoratori, matti e si comincia a perdere di vista il singolo. Comincia l'ossessione del gruppo, del plurale (psichistria di comunità); non esiste la patologia, esistono solo tutte le manifestazioni del sociale; la società tutto determina.
QUINDI. Nessuna originalità (prima di lui lo avevano già detto senza clamori gli inglesi e gli americani)in tema di paternità dell'approccio "sociologico o di comunità" in psichiatria.
Il fiume in piena della ubriacatura sessantottina provocò non pochi deraglaimenti di senso. Rapidamente si passò dalla critica (abolizione) del manicomio , cioè dello spazio, alla contestazione della Follia, il fenomeno che in esso si curava e controllava.Ci si ammala perchè è la società ad essere ammalata.
Il malato non è più pericoloso ma diventa un cittadino disturbato psichico. Dimissioni in massa.
Ripetiamo si trattò della trasfusione di teorie, già ampiamente dibattute anni prima nei paesi anglosassoni , nella nostra Italia.
Infatti. Washington,fine anni Cinquanta. Goffman, sociologo (NON MEDICO psichiatra) decide che il manicomio non cura i bisogni del malato. Nel 1961 scrive Asylum opera in cui compare la teoria per cui l'apparato "istituzione totale" produce la "persistenza " della follia.
Questa la principale fonte che ispirò i "novatori socialpsichiatrici" in eschimo.Conseguenza. Il manicomio deve essere eliminato: troppo borghese dunque da abbattere per chi professava ideologie marxiste(Basaglia tra questi).
Ancora . Cominciano a saltare tutte le gerarchie; sono i matti a decidere liberamente quel che vogliono; tutti seduti in cerchio in riunione, discussione, gruppo e via dicendo.
POI si comincia a "delirare" nel vero senso della parola; il matto non esiste, è una storpiatura inventata dalla società; e ancora: abolito il manicomio, che ogni Follia genera, svanisce la malattia. Viene abolito il prodotto (manicomio) di una società borghese.evviva la rivoluzione.
Di più. Assioma. IL malato non esiste dunque non è più pericoloso.
La legge del 1978 (poco chiaro continuarla a chiamare Legge Basaglia; piuttosto ne fu ispiratore non originale)fu votata da tutto l'arco costituzionale.
Chiusi i manicomi, tutti devono essre inseriti nella società.
Cosa accadde dal 1968 al 1980. Nulla. Paralisi (con deterioramento finale degli Ospedali Psichiatrici). Ogni cosa veniva contestata.
Ci si cominciò ad arrovellare sul ricovero in ospedali civili (all'improvviso) senza fasi di transizione per ragionarci sopra come se non si trattasse di un cambiamento così drastico.
Liberi e ricoverabili con il cervellotico TSO.
Nel frattempo infermieri , di colpo convertiti a critici del governo manicomiale, cominciavano ad acquisire poteri spropositati.
Un meccanismo che vide , tra le sue perversioni, praticamente l'impossibilità di curare. La cura come residuo dell'appartenenza al manicomio.
Dunque.
RISULTATI della contestazione overo della "dittatura del proletariato in psichiatria":
IL MALATO DI MENTE NON ESISTE.
LA PERICOLOSITA' NON ESISTE. SCUSATE - LA PERICOLOSITA' E' UNA INVENZIONE BORGHESE!
PSICHIATRI: BRACCIO ARMATO DEL POTERE SE CLASSIFICANO TRA ACUTI E CRONICI, PERICOLOSI E NON PERICOLOSI ECC. ECC.
STUDIARE LE MALATTIE MENTALI UGUALE NOSTALGIA DI MANICOMIO.
Ho trascorso un anno della mia specializzazione gomito a gomito con un esponente di spicco dei "novatori socialpsichiatrici".
Lo incontro in alcuni versetti di un libro del mio amato TOBINO:
Di moda dileggiare.
... E loro, questi psichiatri sociali, in mezzo ai matti, tra i malati , ce li vedo assai poco. Dopo aver spifferato il monotono sproloquio sul territorio, l'inserimento, il potere che mise le catene, montano in automobile, e,
buonanotte.! E il loro numero cresce, cresce. E' una schiuma che gonfia, schiuma di color verdastro...
Perfetto ritratto che mi sembra, oggi, sia "tornato di moda".
enzo santospirito psichiatra, criminologo e psichiatra forense
spdc Melfi(Pz)
Per Nuove Forme di Assistenza in Psichiatria.
Saluto cordialmente tutti gli interlocutori.
Da più parti e soprattutto
Da più parti e soprattutto nelle proposte di legge "anti 180" si denota una certa superficialità tutta..."politica" come quella di voler aumentare i giorni di TSO oppure quella di mandare lo psichiatra a casa quando la persona sta male neanche fosse il medico condotto che va a visitare e prescrivere un farmaco o una cura.
In questa Nazione c'è bisogno di guardare le cose come stanno, 30 anni di 1809 hanbno creato un sistema che difficilmente si può spazzare via con un colpo di spugna però si può fare in modo che le cose vadano meglio con il controllo e l'assunzione di responsabilità da parte di chi è deputato a curare queste persone.
Questo scritto è una proposta che faccio a chi di dovere su cui discutere e confrontarsi ma non seguendo la filosofia dei basagliani per cui ogni riunione è propedeutica per quella successiva dove quasi sempre non si decide ma si decide di non decidere.
Le "salate di parole" termine tanto usato dagli addetti ai lavori negli ultimi 30 anni per descrivere le espressioni verbali di persone con delirio, in realtà sono l'Humus delle riunioni dei basagliani.Differenza tra lke loro riunioni ed i deliri dei sofferenti psichici?Una sola.Il sofferente non è cosciente di quello che dice.Loro purtroppo si!!!
Spunti per una proposta di legge cche abbia cognizione di causa:
Premessa l'inutilità di aumentare i giorni di T.S.O. perché i 7 gg sono rinnovabili cominque...
1)Il Sindaco risponde penalmente e civilmente dei suoi atti rivolti alla limitazione della libertà di una persona sana di mente.
2)Il Sindaco deve essere supportato per legge da due consulenti ( psichiatri uno del S.S.N ed uno privato) su cui basarsi nel caso fosse chiamato a legittimare un T.S.O.
3)Ogni paziente deve avere per legge una cartella clinica continuamente aggiornata su cui devono scrivere i professionisti che si occupano di lui.Tale cartella deve anche essere “informatica”.
4) Ove sia presente la famiglia in grado di collaborare deve essere stipulato un “contratto di salute” tra quest’ultima ed il servizio pubblico con indicate esattamente sia le risorse disponibili sia gli obiettivi raggiungibili nel breve, medio e lungo termine.Nel caso in cui non sia possibile stipulare tale contratto in quanto la famiglia non è presente o rifiuta ogni tipo di collaborazione, va indicato un amministratore di sostegno che si prenda carico degli interessi della persona in oggetto.In ogni caso il “contratto di salute” va stipulato.
5) Per ogni paziente seguito dai servizi psichiatrici deve essere indicato un preciso team di riferimento composto da:due psichiatri, 2 infermieri professionali uno psicologo ed un assistente sociale.Tale team dovrà lavorare usufruendo degli strumenti suesposti.
6) Le Comunità di riabilitazione psichiatrica presenti sul territorio devono avere le sott’indicate caratteristiche:
a)Le allocazioni devono essere delle wellnesshome situate in un ambiente circondato da verde. Saranno preferite ed incentivate dal S.S.N. ville con giardino o comunque ambienti ad elevata qualità abitativa che potranno essere acquistate od affittate per poi essere donate in comodato d’uso ai soggetti che si occuperanno della riabilitazione psichiatrica.
b)Il personale impiegato a gestire queste comunità o comunque impiegato nell’assistenza del malato psichiatrico deve aver frequentato un corso di aggiornamento a carico dei servizi pubblici. I corsi di aggiornamento devono essere istituiti entro un anno dalla pubblicazione della presente legge. I titoli abilitanti la gestione dei processi assistenziali tutt’oggi in vigore rimangono validi.
c)Le comunità devono avere obbligatoriamente in organico un infermiere professionale responsabile di struttura che si occuperà, in stretta collaborazione col servizio pubblico di far rispettare le regole suesposte quali la stesura della cartella clinica, la stesura del contratto di salute nonché occuparsi di tenere i contatti con la famiglia del soggetto o chi per essa.
d)Le famiglie devono essere incentivate e favorite (se consenzienti) nei rapporti con i propri congiunti ospitati all’interno delle comunità.
7)I Servizi di Guardia Psichiatrica devono avere lo psichiatra presente 24 h su 24 7 gg su 7. Lo stesso sarà anche a disposizione del servizio 118 per consulenze ed eventualmente per interventi sul territorio in supporto del personale di soccorso. A tal fine è prevista un mezzo di servizio a tale scopo.
I Servizi di Guardia Psichiatrica devono tenere in collaborazione con i Servizi territoriali e con tutte le strutture del territorio una cartella clinica informatica di ogni persona seguita o ricoverata per facilitare l’approccio dello psichiatra in caso di crisi psicotica del soggetto.
Sarà cura dei servizi territoriali creare e fornire tali cartelle agli S.P.D.C. coinvolgendo anche le strutture del privato sociale e del privato interessate all’assistenza dei malati psichici.
8)Agli operatori professionali che esercitano in maniera continuativa la loro opera presso gli S.P.D.C. viene riconosciuta una indennità specifica da quantificare in sede di trattativa sindacale così come è prevista una maggiorazione del periodo di ferie pari al 20% in più rispetto alla normativa vigente.( cosa presente del resto in molti paesi europei).
8)Le pensioni di invalidità delle persone affette da disagio mentale sono abolite. Esse hanno diritto all’invalidità totale ed in automatico all’assegno di accompagnamento eliminando le visite di controllo e quant’altro passaggio burocratico atto a rallentare la giusta assistenza a queste persone.
9)In caso di ricovero di un paziente psichiatrico presso un Ospedale Psichiatrico Giudiziario, una volta scontata la pena il paziente viene preso in carico pienamente dal servizio pubblico. Il Servizio interessato alla riabilitazione, in caso di reiterazione del reato da parte del soggetto risponde in prima persona nei vari livelli di responsabilità se provata una responsabilità diretta od indiretta del Servizio stesso. Tale articolo vale anche per eventuali soggetti convenzionati.
Vengono abolite le borse di lavoro i cui fondi vengono convogliati nel fondo pensioni dell’INPS
Alle persone che attualmente lavorano in borsa lavoro, tale borsa viene trasformata in contratto a termine rinnovabile e trasformabile in contratto a tempo indeterminato.
Le Aziende e le Cooperative che sospenderanno le borse lavoro non trasformandole in rapporti di lavoro devono giustificare tale cosa presso il Ministero della Salute.
10) Le pensioni di invalidità e gli assegni di accompagnamento appartenenti alle persone affette da disagio psichico non possono essere gestite da chiunque ma solo dagli amministratori di sostegno oppure da un famigliare entro il secondo grado di parentela. Questi soggetti eserciteranno in piena autonomia e responsabilità secondo la normativa vigente.
Qualora i servizi psichiatrici pubblici venissero a conoscenza di eventuali abusi sono obbligati a denunciare tali fai all’autorità giudiziaria per non incorrere nei reati previsti dalla legge.
11)Le richieste di aiuto delle famiglie devono essere accolte con la massima solerzia ed a questo scopo i servizi psichiatrici e quelli convenzionati durante le ore diurne dovranno fornirsi di linee telefoniche apposite dedicate alle chiamate d’emergenza e d’aiuto. Tali linee sono sottoposte alla stessa normativa che regolamenta il servizio di 118.
Qualora il servizio pubblico territoriale non riesca ad esaudire le richieste, quest’ultimo dovrà comunicare la situazione di contingente al S.P.D.C. che tramite personale dedicato interverrà prontamente.
Tale personale sarà in carico al Servizio di 118 24 h su 24 e sarà composto da due infermieri professionali che potranno contare sull’appoggio dello psichiatra dell’S.P.D.C.,diretto ed indiretto.
12)Per alleggerire i Servizi territoriali pubblici nelle zone in cui vi è una forte sofferenza di strutture e personale pubblici sono incentivate le convenzioni con le strutture psichiatriche private a patto che esse si impegnino a rispettare i dettami di questa legge sempre in collaborazione stretta con i servizi pubblici territoriali.
13)In ogni struttura in cui vengano utilizzati i farmaci a lungo rilascio (DEPOT) si tiene un registro vidimato e numerato in cui viene segnalato il nome del paziente che assume il farmaco.Lo stesso registro viene utilizzato per i pazienti a cui vengono somministrati farmaci a rischio di effetti collaterali importanti come ad esempio il “leponex”.
Sono previsti esami ematici per questi soggetti a cadenza mensile.
14)Quando un paziente psichiatrico viene eventualmente ricoverato in ospedale per una patologia extrapsichiatrica, il servizio che lo segue sia esso pubblico, privato o pubblico – convenzionato ha il dovere di seguire la persona in ogni fase del ricovero garantendogli tutto il supporto necessario di cui abbisogna.
15)Le “case di riposo”, come già previsto da copiosa normativa nazionale, non possono accogliere “sine die” persone con disagio psichico perché queste hanno il diritto inalienabile alla riabilitazione continua nel tempo.
Se tuttavia vi fossero ancora in Italia delle sacche con pazienti psichiatrici ricoverati in tali strutture, le case di riposo in oggetto devono adeguarsi entro 180 giorni dalla pubblicazione di codesta legge.
I servizi pubblici, le case di riposo e soggetti aventi caratteristiche similari che gestiscono persone con problemi psichiatrici devono fornire al Ministero della Salute e delle Politiche Sociali tramite gli organi universitari tutti i dati inerenti i ricoveri “impropri”
16)L’utilizzo dei neurolettici sui pazienti psichiatrici deve essere costantemente monitorato soprattutto inerentemente gli effetti sui soggetti interessati.
Ogni due anni verrà intrapresa una indagine nazionale universitaria finalizzata alla razionalizzazione sull’uso dei farmaci per migliorarne sia l’uso ed il consumo.
Vengono aumentati i posti letto a 2,6 ogni 10mila abitanti (due terzi a carico delle cliniche universitarie e del privato convenzionato).Il budget regionale è portato al 6,5 della spesa sanitaria in linea con la media europea.
Le Regioni che risulteranno inadempienti vedranno ridursi i fondi generali dello Stato destinati alla spesa sanitaria.
17)Viene istituito da ministero della Salute e delle Politiche Sociali un osservatorio permanente finalizzato al controllo del rispetto della suddetta legge.
L’Osservatorio è composto da : 2 medici psichiatri uno dei quali universitario, 2 infermieri professionali, un assistente sociale ed uno psicologo.L’osservatorio riferisce direttamente al Ministro in questione avvalendosi di analoghi osservatori regionali di eguale composizione
CRONACA DA MILANO CPS CENTRO
CRONACA DA MILANO
CPS CENTRO PSICOSOCIALE VIA SODERINI MILANO
ZONA 6
Centri Psico-Sociali I Centri Psico-Sociali, svolgono attivita' di assistenza psichiatrica e psicoterapeutica ambulatoriale e coordinano il servizio psichiatrico domiciliare. Fanno capo alle Unita' Operative Psichiatriche per la prevenzione, la cura e la riabilitazione delle malattie mentali. Il personale al servizio dei C.P.S. e' costituito da educatori, psicologi e psichiatri. Questo della via Soderini della zona 6 e afferiti all'Azienda Ospedaliera "San Carlo" e da troppo che si sentono dai pazienti voci ed aneddoti che fanno presupporre che piu' che un centro di cura e riabilitazione si trasformi in un luogo di imposizioni e costrizioni rivendicando e facendo sentire in colpa i pazienti dei favori che il personale con tanto amore si e' prodigato come l'ottenimento di una abitazione casa popolare o la CARTA EQUA della Caritas che ormai e' diventato lo strumento di ricatto che per pochi euri li lega al centro. Proposte di piani telefonici repentinamente cambiati in favore di Telecom o che so io al miglior offerente mah! richieste di cartelle cliniche inoltrate da troppo tempo e mai trasmesse alla struttura ospedaliera San Carlo e la somministrazione di medicamenti contro la volonta dei pazienti in presenza del personale etc. etc. il tutto condito poi con una confusione mentale procurata e assoluta arroganza quotidiana nei confronti dell'utente o di chi per lui accede a questi ambulatori; metodi polizieschi di interrogatorio, e quando ti va' bene tenendoti alla larga da questi luoghi rimedi una cornetta telefonica sul muso e quando no...... HAA! dimenticavo naturalmente per non smentirci noi italiani pratichiamo" il tutto tace" sport molto in voga in questo clima meneghino di nebbie padane. Mi chiedo! c'e' qualcuno? mi sento una particella di sodio! sic FIRMATO UN INFERMIERA ED AMMINISTRATORE DI SOSTEGNO PRESIDENTE DEL COMITATO "ANNO ZERO GIAMBELLINO LORENTEGGIO
c'è qualcuno non
c'è qualcuno non preoccuparti, siamo tanti e saremo sempre di più.
Scrivimi pure ad alex68ts@libero.it Conosco benissimo la materia perchè sono anch'io un infermiere ed ho diretto 5 anni fa una comunità di riabilitazione che ci hanno fatto chiudere a suon di controlli "istituzionali" tra NAS, ufficio igiene e chi più ne ha più ne metta.
Neanche fossimo stati terroristi internazionali!!!
Alla fine i malati finirono in strada...o meglio ricoverati presso l'spdc!!!Con buonapace delle loro teorie dell'inclusione sociale.Sono solo pagliacciate ipocrite atte ad incassare milioni di denaro pubblico.Punto.
Alessandro
Caro "anonimo", su questo
Caro "anonimo", su questo sito si parla di psichiatria e non di "Alessandro"! Ritengo che a nessuno dei frequentatori del sito interessi parlare di questo "Alessandro", visto che abbiamo argomenti ben più importanti e drammatici di cui disquisire. Sei sicuramente in malafede visto che racconti fatti personali e privati di questo "Alessandro" di cui saresti, stranamente, a conoscenza (sempre che non te li sia inventati tu stesso di sana pianta) e poi ti lamenti che Libero pubblica "processi senza contradditorio". CARO "ANONIMO", PREDICHI BENE, MA RAZZOLI MOLTO MALE..............
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