TRANI. Le rassicurazioni verbali del direttore generale dell’Asl, Rocco Canosa, non bastano. La sospensione del centro diurno nello Jobel che veniva erogata per conto dell’Asl in favore di dieci persone con disagi mentali ha privato questi cittadini di un sostegno anche e soprattutto morale. E per alcuni di loro adesso si teme il peggio. Le famiglie, spesso disagiate, se li ritrovano nuovamente in casa con non facili problemi di gestione ed assistenza. E proprio il comitato dei familiari ieri ha scritto una lettera aperta all’Asl Bat chiedendo il ripristino del servizio. «Nei numerosi incontri e richieste di chiarimento avuti con il Centro di salute mentale – si legge – le uniche soluzioni offerteci sono state il ricovero ospedaliero, la nuova formulazione delle singole terapie farmacologiche o la sistemazione in strutture riabilitative convenzionali». Ma nel frattempo già si notano i problemi del distacco traumatico da una realtà che li aveva posti nelle migliori condizioni oggettive e sociali, af fratellandoli con gli operatori e gli altri ospiti del centro, quelli cosiddetti “residenziali”. E così le famiglie parlano di «forte abbandono da parte del servizio sanitario, richiesta di ricoveri frequenti (problema che si era notevolmente ridimensionato e a volte totalmente annullato grazie alla frequenza al centro), peggioramento dell’autonomia, cura della propria persona, ritorno di psicosi e deliri compresi anche quelli di suicidio, ritorno di stati depressivi». La palla torna all’Asl, e quanto scotta. [Nico Aurora]
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