blog di Loredana Loffredo

Io e i miei conti con lo stigma

Occhialoni da sole ma pioveva grosso così, quel suo passo avanti e indietro così frenetico che neppure il fumo della sigaretta che aveva sempre accesa in bocca gli stava appresso, la sua stazza che di certo era il triplo della mia e poi parlava da solo, sì vi dico, parlava da solo.

 Lo guardai tra lo sbigottito e la paura; una irrefrenabile paura mi scese vibrando lungo tutta la schiena.

"Il pesce puzza dalla testa"

Ho letto il caso delle signore di Trieste apparso su Libero e poi gli altri casi citati negli articoli qui sul sito ed anche i commenti e le querele annunciate e tutto il resto ed ho pensato: ci risiamo!

No, non si può fare.

No, non si può fare.“Che colore le piace?” chiese dunque il direttore del dipartimento di salute mentale all’ingenua fanciulla dai grandi ideali.Ella perplessa lo guardò con un grosso punto interrogativo disegnato sulla faccia.Che nesso c’era dunque tra la cooperativa davvero sociale, formata per lo più da sofferenti mentali, che ella voleva fondare per dargli la dignità di un lavoro vero e non l’elemosina ed i suoi gusti personali?Ma il direttore del dipartimento l’incalzò e le chiese: “dunque mi dica, quale Deo dell’Olimpo regionale l’appoggia?”La fanciulla ingenua riuscì solo a dire ciò che le venne dal cuore: “ mi piacciono tutti i colori dell’arcobaleno ed anche se gli Dei dell’Olimpo regionale li potrei conoscere ad uno ad uno ho troppa stima di me per scomodarli”.La cooperativa la fondai davvero nel 2001, i soldi, circa 35.000,00 euro, li spesi di tasca mia, erano i miei risparmi di una vita con i quali volevo dare l’anticipo per comprarmi una casa.

Le Comunità e le Comuni - prima parte

Vi è una bella differenza tra una Comunità terapeutica ed una Comune. Nelle Comunità terapeutiche protette anzitutto le strutture che ospitano i pazienti vengono autorizzate al funzionamento solo se rispettano dei precisi standard strutturali, tecnologici e di personale impiegato. Nelle Comunità terapeutiche protette è impossibile che manchi il personale oltretutto specializzato, quale psichiatri, psicologi, educatori professionali, infermieri professionali ed operatori socio sanitari, poichè per legge viene definito, per ogni singola figura professionale, il monte ore d'impiego e questo non varia a seconda dei pazienti ospitati in un dato momento ma resta identico e varia solo del 30% in meno se trattasi di strutture da dieci posti letto anzichè da venti posti letto regolarmente autorizzati.

“Un eroe del nostro tempo”, In memoria di Ateo Cardelli, lavoratore ucciso sul lavoro

Ero lì, con la testa tra le mani. Pensavo e m’interrogavo. Era tutto così irreale, così assurdo. Ma cosa, cosa altro potevo fare io piccolo microbo in un mondo di squali?
Ma in che paese vivo mi chiedevo. Che paese è quello che gioca come in una roulette russa con la vita dei suoi lavoratori dopo averne sfruttato le miserie e le paure?
Cosa sarebbe successo ora che anche io m’arrendevo guardando in faccia l’evidenza del mio lottare contro qualcosa di troppo grande per poterlo sconfiggere?
A chi sarebbe toccato questa volta l’appellativo “un eroe del nostro tempo”?

Vizi pubblici, private virtù

Volutamente il titolo di questo vecchio film “sottosopra” come l’aereo che presto decollerà dall’Italia per magnificare in Argentina le magagne nostrane sull’ assistenza psichiatrica.

Che bella idea volare!

Che bella idea volare! Un aereo per avvicinare due paesi e condividere le esperienze. Sì, ma quale esperienza vogliamo condividere Noi esportatori di cure psichiatriche?Forse vogliamo far sapere a tutti, Argentina compresa, che quì in Italia pur avendo ufficialmente chiuso i manicomi ancora non siamo in grado di dare risposte tempestive e cure adeguate alle persone che soffrono.Avevo 25 anni, mi recai presso Collegno sede dell'ex manicomio. Ero lì per presentare il modello riabilitativo della mia comunità. Arrivai all'ingresso e chiesi dove potevo trovare il direttore. Non avevo un appuntamento, benedetta ingenuità. M'indicarono la strada e m'addentrai per questi sconfinati porticati tutti uguali e silenziosi. 

Senza lode e senza infamia

Anch’io ho guardato l’ultima puntata di Annozero e sinceramente non l’ho trovata così diseducativa. Poche idee ma confuse sulla droga meno ancora sulla salute mentale, peggio ancora sugli psicofarmaci e sul loro corretto uso,esattamente la fotografia della realtà che conoscono i più. Mancava un medico “in sala” è vero ma com’è vero che i giovani che cercano lo sballo il fine settimana per le strade delle nostre città e sotto gli occhi di tutti non trovano il medico sotto il cavolo o nelle piazze. Un tentativo maldestro di preservare un’artista drogato dalla esagerata gogna mediatica magari montata su per Sanremo o per spostare l’attenzione dal fango? Chi lo sa, questo bisognerebbe chiederlo a Santoro. Io però delle domande me le sono fatte dopo la puntata ed ahimè sono sempre le stesse. Ma è vero che dopo la guerra in Afganistan è aumentata l’importazione di droghe in Italia?

Se vendi l'anima....

In questi giorni su questo sito sono apparsi diversi articoli inerenti la puntata di Report del 3 maggio ed alcune considerazioni sulla libertà di stampa. Personalmente la mia opinione sulla puntata l'ho espressa più volte attraverso dei commenti ad altri articoli pubblicati e non cambia ovvero io la puntata l'ho gradita. Non è stato il solito polverone levato e che avrebbe solo contribuito alla solita rissa su ideologie contrapposte tra chi è a favore e chi contro la 180. Una puntata molto "tecnica" se si vuole non di facile comprensione sul breve periodo ma che ha evidenziato le criticità della psichiatria italiana. Solo un dato non mi ha convinto ed ho prontamente richiesto chiarimenti a Sabrina Giannini che ha firmato il pezzo. Doveroso lasciare il tempo e lo spazio per l'eventuale chiarimento appunto. Inerentemente invece agli articoli su presunti abbandoni da parte della Rai, di Milena Gabanelli e dunque di Report ai danni di Paolo Bernard dico solo che personalmente quando firmo un contratto, se rinuncio a determinate coperture, in questo caso quelle legali in sede civile, presumibilmente firmo con criterio. Ovvio che un singolo giornalista non può coprire eventuali richieste di risarcimento avanzate da per esempio una casa farmaceutica economicamente in posizione dominante. Ci arrivo anche io pensate! Allora mi chiedo: "perchè un giornalista svende i suoi sacrosanti diritti?".

L’ISOLA CHE NON C’E’

Decine di colombi morti imputriditi ormai da mesi nel sottotetto di una  “casa di riposo” buona solo per il loro riposo, “servizi igienici” neppure degni di pisciarci dentro, una “scala” da non utilizzare perchè altrimenti rischi che ceda ed invece di salire vai di sotto.