Brescia. Quei tempi di attesa al Cps per mio figlio

(Fonte: Brescia Oggi del 26/02/07)Gentile direttore, voglio esporre quanto sta accadendo, da quasi tre mesi, alla mia famiglia, io e mio figlio, orfano del padre da 18 anni. Mio figlio ha 29 anni e da undici è affetto da disturbo schizoaffettivo, tipo bipolare e farmacoresistente, mi limito, però, qui a raccontare solo l’ultimo periodo della nostra vita. È stato in cura per quasi due anni, tutto va abbastanza bene fino a quando mio figlio si rende conto di non avere alcun beneficio dalle cure sino ad allora sperimentate, inizia quindi a rifiutarsi d’incontrare lo psichiatra e di prendere i medicinali. In data 20-11-06 il medico curante fa una la relazione al Cps competente per territorio, comunicando la seguente situazione: il paziente al momento prende la Clozapina mg. 50 (a mio figlio sta bene così, almeno riesce a dormire); non fa più, da mesi, gli esami dell’emocromo; rifiuta gli incontri con lo psichiatra; è diventato violento ed il rapporto con la sottoscritta è diventato più pesante (come si sa con questi pazienti questo è un sintomo frequente). Il 21-11-06 alle ore 9 mi presento al Cps per consegnare la lettera del dottore, come da suo suggerimento, a un’altra dottoressa, ma subito mi annunciano che la dottoressa non segue i pazienti della mia via. In ogni modo la caposala ritira la comunicazione e mi assicura che mi chiamerà nel pomeriggio per comunicarmi notizie in merito. Per alcuni giorni il telefono tace, mi rivolgo allora all’Associazione Alleanza Mentale, del cui consiglio faccio parte, e prendiamo un appuntamento con la dottoressa. C’incontriamo, mi sembra, il 7-12-06, spieghiamo il problema e la stessa suggerisce di non perdere altro tempo e c’informa che il ragazzo sarà convocato, per un appuntamento, a mezzo lettera. Io nel frattempo ne parlo con mio figlio, per prepararlo alla comunicazione che dovrebbe ricevere, si dice consenziente ad incontrare la dottoressa anche subito, approfitto della disponibilità e prendo contatto telefonicamente: la dottoressa, la stessa ci fissa un appuntamento per il 19-12-06. Quel giorno mio figlio inizia, con lei, uno sfogo verbale sostenendo che da 11 anni sta facendo questa vita in compagnia di medicinali, che lo intontiscono, e non gli permettono di svolgere una vita normale, a questo punto si alza e se né va lasciandoci senza parole. Io non so più che fare, la dottoressa mi consola e mi dice: «Il messaggio è stato dato, vedrà che il ragazzo ci penserà, in ogni caso lo convocheremo nuovamente con un invito scritto». Rimango in attesa della convocazione, finalmente, all’inizio di gennaio, arriva la lettera, viene convocato per il 16-01-07. Dentro di me mi auguro che ci vada, purtroppo non è così, qualche giorno prima si presenta per chiedere uno spostamento dell’appuntamento, con una giusta motivazione lavorativa. Gli è fissato un nuovo appuntamento per il 1-3-07, poi spostato al 2-3-07. A questa comunicazione, sconcertante, mi è venuto spontaneo domandarmi se si stava scherzando, in quanto non è ammissibile aspettare un tempo così lungo un incontro con uno specialista, tanto più che era ben nota la situazione di malessere e nervosismo del paziente. Dopo le mie lamentele mi viene «concesso» un appuntamento per il 9-2-07 con la dottoressa. Qualche giorno dopo il telefono squilla, è l’infermiera del Cps che comunica che l’appuntamento è stato spostato al 16-2-07 alle ore 10,30 ma non più con la dottoressa di prima, bensì con un’altra, mi pare di capire che il cambiamento del medico sia dovuto ad una suddivisione basata sulla residenza; per altro la nuova dottoressa lo prenderà in carico giusto per un periodo di 15 giorni, per poi lasciare l’incarico per pensionamento. Questo stato di cose è, per me, inammissibile, troppo tempo è passato! Ho partecipato a corsi e conferenze dove i relatori, tra i quali molti degli interlocutori di questo periodo, sostenevano che la prevenzione e le medicine sono basi fondamentali per non cronicizzare la malattia. Cosa intendono coloro i quali rendono pubblico, parlando del Cps, queste modalità di accesso: «Il cittadino può rivolgersi direttamente al servizio, che definisce il progetto terapeutico individuale. Visite ambulatoriali. Visite domiciliari. Consulenze a familiari. Servizi sociali e riabilitativi. Terapie individuali, di coppia. Orario di accesso: dal lunedì al venerdì dalle 8 alle 17. Tempi di attesa: 1 settimana, tranne le urgenze». E la mia situazione dove si colloca in questa bella copertina? Dov’è la settimana di attesa? E l’urgenza è aspettare che mio figlio combini qualche guaio a se stesso o a me? Cosa faccio!? La situazione è diventata pesante e insopportabile, dopo le arrabbiature, le telefonate ora scrivo sperando che qualcosa di positivo per mio figlio accada. Lettera firmata

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    Leggi l’articolo completo su enzospatuzzi.it Le pagine della cronaca che hanno come soggetto e oggetto i fruitori e i venditori di…salute mentale se da un lato mi rattristano, dall’altro mi rallegrano. Mi intristiscono perché alle gioie ci puoi fare anche l’abitudine, al dolore mai. Mi rallegrano perché da scadente meridionalista ho oramai la certezza che, come voleva Camillo Penso (ma non sono sicuro) conte di Cavour, l’Unità d’Italia s’è oramai compiuta: al di qua e al di là della linea gotica la burocratizzazione della professione d’aiuto s’è oramai realizzata. Perché a Brescia sennò si comunicherebbe col paziente e con la sua famiglia a mezzo missiva? Forse per lasciare una traccia medico-legale? Boh?

    E il mio pensiero corre in automatico alla lettera che Totò dettava a uno sbuffante Peppino in “Totò, Peppino e la Malafemmina”….Se a nord come a sud d’Italia le famiglie sono dolorosamente sole nell’assistere i loro congiunti malati di mente… Leggi l’articolo completo su enzospatuzzi.it