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Art of EMDR Applicazione dell’EMDR nella pratica clinica

Art of EMDR Applicazione dell’EMDR nella pratica clinica lunedì 13 luglio 2009 di MAURIZIO MOTTOLA

Ansia e fobie: la chiave sta nel saper dimenticare

 
L'incapacità di dimenticare alcuni eventi è alla base di molte patologie della psiche, come i disturbi d'ansia, le fobie o il disturbo post-traumatico da stress. Un gruppo di ricercatori statunitensi del Salk Institute for Biological Studies di San Diego sembra aver identificato il meccanismo chiave alla base di questa incapacità, in cui riveste un ruolo fondamentale uno dei principali neurotrasmettitori presenti nel nostro cervello: il glutammato.

Incontro del sen. Marino con il DSM di Trieste

Nella premessa mi pregio rammentare che noi della Fisam siamo stati cortesemente ricevuti, già in data 17/01/2006, dal sen. Marino (DS) presso la XII Commissione, di cui egli stesso ne era il presidente. Ricordo, tra l’altro, che, dopo aver ascoltato, con attenzione e vera partecipazione le vicissitudini di due familiari, il parlamentare ha tenuto a precisare che conosceva storie ben più drammatiche, a significare che si rendeva conto benissimo delle nostre fondate preoccupazioni e opportune richieste. I propositi finali concordati erano quelli di ritrovarsi, non appena la cadenza programmatica dei lavori della Commissione lo avesse consentito e giustificato. Purtroppo non ci è stata offerta altra opportunità, per ragioni a noi sconosciute. Il quotidiano Il Piccolo riporta che nel corso della visita si sono pure affrontate le tematiche relative alle proposte di legge di modifica della 180, definite, perentoriamente e in via assoluta: “tutte restrittive e regressive”. Il dott.

Ne parlino pure male, purché ne parlino

Mi sono sempre chiesto da quale recondita esigenza nasca il fatto che laddove all'interno di un programma televisivo specifico di informazione o documentaristico oppure in uno sceneggiato, ma anche in un film, emerga una concreta e diagnosticata evidenza di disagio psicologico, non quello esistenziale che coinvolge chiunque, un evidente disturbo psichiatrico che fa gioco alla trama, lo spettatore medio (ma esiste?) come reazione assai frequente non faccia altro che...cambiare canale...abbassando in tal modo lo share e facendo in modo che i programmatori televisivi alla fine ci pensino non una, ma dieci volte prima di mandare in onda analoghi contenuti di tale argomento in altre trasmissioni.

Mi son sempre chiesto come fare a rendere "attraenti" (televisivamente parlando) ciò di cui conflittualmente si dibatte su questo sito, cosa questa che sarebbe anche opera assai meritoria sotto il profilo dell'abbassamento del pregiudizio e della riduzione dello stigma appiccicato alla malattia mentale.

Come si può notare ho più domande che risposte da darmi.

In questo fido maggiormente sull'intelligenza e sulla consapevolezza di ogni telespettatore.

Noi operatori del settore ci siamo sempre posti il problema di come agire una seria oltre che serena opera di prevenzione primaria rispetto al disagio psicologico dei pazienti e dei loro familiari coinvolgendo canali multimediatici.

Ebbene al di là di persone in vista che accennano a una loro esperienza di sofferenza, facendo così outing rispetto all'aver vissuto una fase, ad esempio depressiva (vedi Gigi Buffon), campagne di stampa cosiddette “progresso” in tal senso non ne sono mai state fatte.

Sarà forse per le motivazioni precitate?

E allora non sarebbe meglio per questo scopo alzare il velo del silenzio di chi ne è affetto, magari parlandone e descrivendone le più eclatanti manifestazioni anche in serial leggeri e con modalità persino superficiale?

Il fine giustificherebbe il mezzo (e la modalità).

Non tutti i giorni si trova un Milos Forman che ti dirige “Qualcuno volò sul nido del cuculo” (1975) e un Jack Nicholson che lo ha interpretato in maniera memorabile: ben cinque premi Oscar di cui uno persino all’attrice che ha interpretato la pessima caposala dell’ospedale psichiatrico.

La fiction Commissario Manara e la depressione bipolare

Nella puntata di giovedi 5 febbraio, si è fatto più volte riferimento alla depressione bipolare, con tanto di attore che sembrava interpretasse una macchietta invece che una persona affetta dal disturbo.La depressione in questione, conosciuta anche come malattia maniaco-depressiva è cosa molto seria che colpisce ben più dell'1% della popolazione italiana.Parlare della malattia in modo cosi superficiale, qualsiasi sia il contesto, non solo è dimostrazione di poca sensibilità ma offende tutte le persone colpite dal disturbo che in silenzio e in mezzo a tante sofferenze cercano di vivere serenamente.
Gianmarco Ricci
Volontario dell'Ass.Caffè dell'Arte Onlus
Centro informazione disturbi bipolari
Via Andreani, 4 - 20122 Milano 02.29523214

Follia a due

La Folie à deux è una sindrome caratterizzata da deliri condivisi da due o più persone che hanno una relazione vicina ed intima.
Nel 1949 Gralnick descrive quattro sottotipi di Folie à deux.
Nella folie imposée, che è la più comune, i sintomi di un individuo attivo e dominante sono adottati da un altro soggetto sottomesso e suggestionabile. Nella folie simultanée, due pazienti intimi, predisposti a psicosi, sviluppano sintomi nello stesso momento e nessuna parte sembra dominante. Nella folie communiquée, due pazienti predisposti sviluppano una psicosi con un intervallo di tempo. Nell’ultimo tipo, folie induite, due pazienti con una preesistente psicosi adottano parte dei sintomi deliranti dell'altro, per arricchire ognuno i deliri dell'altro.
La Folie à deux è diagnosticata da più di 100 anni, rimane un'entità elusiva, difficile da definire ed in alcuni casi inopportunamente definita. Il disaccordo sulle sue caratteristiche chiave è evidente nella letteratura ed alcuni ricercatori hanno messo in dubbio anche la sua validità diagnostica.
Nella maggioranza dei casi riportati dalla letteratura, i soggetti coinvolti nella Folie à deux sono membri della stessa famiglia e c’è generalmente una relazione dominante-sottomesso.
Gralnick (1942) sostiene che il processo fondamentale sia un’identificazione della parte sottomessa, che può essere inconscia, come tentativo di mantenere una relazione intima con la parte dominante che si sforza di mantenere un legame con la realtà mentre l'altro adempie alla necessità di dipendenza.
Quindi, l'appoggio reciproco, l'accettazione e la condivisione delle idee deliranti, combinato con l'isolamento sociale incontrato comunemente nella Folie à deux, riduce l'opportunità di avere un contributo dalla realtà ed esaminarla. Questo permette al delirio di avanzare o “risonare” all'interno della relazione. Il delirio potrebbe aumentare finché una fonte esterna non sia in grado di intervenire o finché non si verifica un'interruzione della psicosi.
Questa diagnosi ha una caratteristica, forse la più interessante: è datata , descrive la malattia dal punto di vista di un osservatore vecchio di trecento anni ( dal 1873 pare in un qualche manicomio settecentesco).
Non rispecchia in alcun modo le nuove acquisizioni in termini diagnostici, forse un disturbo di personalità con un disturbo di personalità dipendente. Provarlo a descrivere in qualche modo facendo il restyling ( lo svecchiamento ) dei sintomi e della descrizione dei possibili due soggetti dovrebbe comportare anche la descrizione di colui che decide per questo tipo di diagnosi.

Comunicato Fisam sul caso Darina Tercic

Sono entrato e uscito dalle Procure e dagli Uffici dei Giudici Tutelari, quasi sempre, per affiancare dei soci, colpevolizzati da medici psichiatri. Ho quindi consapevolezza diretta di quanto possa accadere ed ho altrettanta cognizione di andare in guerra, nell’era nucleare, con una cerbottana. Questa è la sola arma che posseggo. Finalmente dal DSM di Trieste viene diffusa una versione circostanziata dei fatti, ancorché unilaterale, ragion per cui ritengo necessario, opportuno e doveroso esporre la mia opinione. Premesso che non conoscendo direttamente le tristi storie raccontate, eviterò accuratamente ogni riferimento alle stesse. Così come riconosco il pieno diritto del Dipartimento a dimostrare pubblicamente la propria verità a salvaguardia del decoro. Ciò non toglie che in questo ambito non si possano cogliere degli aspetti del tutto opinabili o per nulla convincenti.

Gruppi informativi per giovani con disturbo bipolare

MILANO. Il Caffè dell’Arte è lieto di comunicare il prossimo avvio del I ciclo di gruppi informativi, a valenza psicoeducativa, rivolti alle persone con diagnosi di disturbo bipolare e ciclotimia, con specifica attenzione alla fascia di età tra i 20 e i 40 anni.
La finalità degli incontri di gruppo è quella di rispondere ai bisogni informativi sul disturbo e sulle problematiche, individuali familiari e sociali, ad esso connesse, nonché sulle possibilità di gestione delle medesime.

Concluso a Londra il IX Congresso mondiale sui DCA

L’Italia rappresentata da Villa dei Fiori e da un’altra struttura
Tra i relatori la dottoressa De Marco, coordinatrice del servizio sui Disturbi del comportamento alimentare della Casa di Cura Villa dei Fiori di Roma