Mi sono sempre chiesto da quale recondita esigenza nasca il fatto che laddove all'interno di un programma televisivo specifico di informazione o documentaristico oppure in uno sceneggiato, ma anche in un film, emerga una concreta e diagnosticata evidenza di disagio psicologico, non quello esistenziale che coinvolge chiunque, un evidente disturbo psichiatrico che fa gioco alla trama, lo spettatore medio (ma esiste?) come reazione assai frequente non faccia altro che...cambiare canale...abbassando in tal modo lo share e facendo in modo che i programmatori televisivi alla fine ci pensino non una, ma dieci volte prima di mandare in onda analoghi contenuti di tale argomento in altre trasmissioni.
Mi son sempre chiesto come fare a rendere "attraenti" (televisivamente parlando) ciò di cui conflittualmente si dibatte su questo sito, cosa questa che sarebbe anche opera assai meritoria sotto il profilo dell'abbassamento del pregiudizio e della riduzione dello stigma appiccicato alla malattia mentale.
Come si può notare ho più domande che risposte da darmi.
In questo fido maggiormente sull'intelligenza e sulla consapevolezza di ogni telespettatore.
Noi operatori del settore ci siamo sempre posti il problema di come agire una seria oltre che serena opera di prevenzione primaria rispetto al disagio psicologico dei pazienti e dei loro familiari coinvolgendo canali multimediatici.
Ebbene al di là di persone in vista che accennano a una loro esperienza di sofferenza, facendo così outing rispetto all'aver vissuto una fase, ad esempio depressiva (vedi Gigi Buffon), campagne di stampa cosiddette “progresso” in tal senso non ne sono mai state fatte.
Sarà forse per le motivazioni precitate?
E allora non sarebbe meglio per questo scopo alzare il velo del silenzio di chi ne è affetto, magari parlandone e descrivendone le più eclatanti manifestazioni anche in serial leggeri e con modalità persino superficiale?
Il fine giustificherebbe il mezzo (e la modalità).
Non tutti i giorni si trova un Milos Forman che ti dirige “Qualcuno volò sul nido del cuculo” (1975) e un Jack Nicholson che lo ha interpretato in maniera memorabile: ben cinque premi Oscar di cui uno persino all’attrice che ha interpretato la pessima caposala dell’ospedale psichiatrico.