farmaco

Costituita l’Associazione per l’aborto farmacologico

di Maurizio Mottola. Giovedì 30 luglio 2009, in occasione dell'introduzione in fascia H del prontuario farmaceutico italiano della pillola RU486 da parte dell'Agenzia italiana del farmaco (Aifa), è stata promossa a Napoli l'Associazione per l'aborto farmacologico. Tra gli obiettivi dell'Associazione:
- Diffondere l'informazione che oltre all'aborto chirurgico è ora disponibile in ospedale anche l'aborto farmacologico di gravidanza iniziale con la pillola RU486;
- Lasciare alla donna la libertà di scelta tra la metodica dell'aborto chirurgico e quella dell'aborto farmacologico, consultato il proprio medico di fiducia;
- Contrastare gli intralci burocratici e gli ostruzionismi all'uso dell'aborto farmacologico con la pillola RU486 negli ospedali, dove si praticano le interruzioni volontarie di gravidanza (IVG);
- Ricorrere ad istanze alle direzioni ospedaliere ed anche ad eventuali esposti alle Procure della Repubblica, laddove l'obbiezione di coscienza faccia da copertura alle inadempienze di garantire comunque la pratica dell'aborto farmacologico alle donne che la richiedano;

La mattanza silenziosa

I mezzi di informazione sono stranamente muti di fronte ad una situazione molto grave che sta riguardando i lavoratori della industria farmaceutica, in particolare gli informatori scientifici del farmaco. Infatti nel triennio 2008 2010 si perderanno circa 12.000 posti di lavoro di cui 5.000 solo nell'anno corrente, a fronte di un incremento dei fatturati delle aziende farmaceutiche. Articoli al riguardo sono apparsi su cronache locali (esempio: la cronaca di Latina, il giornale di Sicilia etc.) ma da parte della grande stampa nazionale e dei mezzi di informazione televisivi è stata ignorata.
Questo disagio è ben conosciuto dagli addetti ai lavori come noi medici, ma non è conosciuto da gran parte della opinione pubblica come accade per altre categorie lavorative.
Probabilmente opera uno stigma verso le aziende e gli informatori scientifici del farmaco, che appartiene ad una visione precedente legata a scandali veri o presunti nell'ambiente sanitario.
Che almeno ci sia una conoscenza di quello che sta accadendo sotto i nostri occhi a personale laureato ad alta qualificazione che è presenza costante negli ambulatori medici.

"Il pesce puzza dalla testa"

Ho letto il caso delle signore di Trieste apparso su Libero e poi gli altri casi citati negli articoli qui sul sito ed anche i commenti e le querele annunciate e tutto il resto ed ho pensato: ci risiamo!

Pari opportunità: questa volta si vola

Per par condicio oltre Atlantico con scalo a Buenos Aires. “Sottosopra: l’aereo dei matti”. Non si compilano le cartelle cliniche nelle strutture protette, probabilmente per non annotare la parola “follia”, ma sulle barche, sui treni e in aereo, tutto è ammissibile e possibile. Semplici stranezze. 239 persone che andranno a dire ai cittadini di quella grande, civile, orgogliosa e fraterna nazione che l’Italia è “l’unico paese al mondo a non avere più manicomi”. La politica dell’assurdo soleva sottolineare, tempo addietro, che il consorzio umano, dopo il pellegrinaggio in Italia, aveva compreso e apprezzato quanto realizzato nel settore della psichiatria, ma pare che nessuno ad oggi ne abbia adottato il modello. Forse perché mal gestito e, peggio ancora, perché solo in minima parte attuato?

Italico bordello in un mondo infame

Demoiselles
Non nascondo di essere rimasto frastornato dalle mie ultime letture, circa le problematiche in ambito psichiatrico, tratte dalla stampa, ma ancor più dai siti sospsiche e aipsimed. Dubbi, perplessità e sconcerto che qui provo a sintetizzare.

L. 180/833: per progredire urge una razionale revisione

Per taluni tre decenni della rivoluzionaria legge che ha demanicomializzato i malati psichici italiani non sono stati sufficienti a far loro ammettere la necessità impellente di rivedere, per potenziarla, l’intera organizzazione dell’assistenza, ora solo strumento di potere e di malaffare, refrattario a qualsivoglia vero controllo, indagine ed attenzione collettiva. La cronaca quotidiana genera allarme sociale e testimonia per intero la ragnatela di crepe in cui è avviluppato il sistema nel suo complesso, comprendendo in ciò la pressoché nulla volontà di ricerca, perché irresponsabilmente non di interesse primario. Sotto questo aspetto non appare illogico ed inopportuno rammentare di essere fermi al 1971, quando Basaglia affermava che: “ il livello delle nostre conoscenze nel campo delle malattie mentali è ridottissimo, molto inferiore a tutte le altre specializzazioni della medicina.

Il paziente psichiatrico in sala di rianimazione

Il paziente psichiatrico nella sala  di rianimazione
 
Trattamento farmacologico degli stati di agitazione psicomotoria
 
1 ) Paziente giovane adulto
2 ) Paziente anziano giovane 65/80
3 ) Paziente anziano over 80

Depressione,cura farmacologica ed effetti collaterali. Come fare ?

Buongiorno,

Il mio nome e’ Roberto e soffro da alcuni anni di depressione. Sono in cura da uno psichiatra con cui, insieme e nel corso del tempo, abbiamo verificato che la terapia farmacologica che mi fa star bene sempre, evitando anche le ricadute nei periodi stagionali piu’ a rischio, e’ l’Efexor, ovvero un farmaco SSNRI (inibitore selettivo di serotonina e noradrenalina).

In particolare assumo sempre 2 compresse da 75 mg. a rilascio prolungato al giorno.

"Come sarebbero belli i servizi psichiatrici senza pazienti ! "

Faccio mia questa deliziosa battuta paradossale in intestazione prendendola a prestito da un assai ironico oltre che sagace amico professore che con un amaro sorriso affermava l'altrettanta bellezza universitaria senza la molesta presenza degli studenti, università in tal modo totalmente libera di fare solo ricerca e non più didattica.

Con questo breve inciso ho cercato di introdurre una provocazione spero utile per contribuire al dibattito serrato oltre che drammatico relativo alle motivazioni, anche recondite, che fanno sì che oggi, come quotidianamente leggo sul sito AIPSIMED e noto nei servizi di tutte le A.S.L., l'utenza si senta abbandonata, non voluta, rifiutata, interrotta nelle psicoterapie visto che i pazienti son visti con un certo fastidio anche per le "ansie da prestazione" o, meglio, da "buone pratiche" che i pazienti inducono in tutti gli operatori psichiatrici, medici e psicologi in particolare.
Tante le ragioni che mi si affollano sui tasti del PC e tante altre non le tratterò, ma certamente esse attengono sia agli erogatori delle prestazioni stesse, ma anche all'utenza.

Colloquio con Giovanni Piperno, regista di Cimap

CimapAgosto 2007 ciak si gira. Cento Italiani Matti a Pechino: da Venezia a Pechino 207 turisti in un viaggio folle, non assurdo, semmai coraggioso per i possibili imprevisti, attraverso l’Ungheria, l’Ucraina, la Russia e la Mongolia. 12.000 km di ossessione da treno e di tortura, per i viaggiatori più attivi, superati a fatica, ma bene e in armonia. Giornate intense trascorse pure a pensare al genere di cartolina da spedire alla comunità internazionale, una volta giunti a destinazione. Un qual cosa di creativo che sappia esplicitare sinteticamente il senso del lungo tragitto intrapreso. Tale compito è di spettanza dei 77 infermi di mente dalle patologie differenti, così come l’età e la provenienza, mentre a tutti gli altri, parenti, volontari, operatori sanitari e psichiatri, grava l’onere organizzativo, di assistenza, di cura e di guida. L’incarico tecnico, delicato e complesso, di testimonianza su pellicola in alta definizione viene assunto invece da cinque volenterosi operatori, coordinati, con sagacia e avvedutezza, dal regista Giovanni Piperno, disponibile a rilasciare cortese intervista.