Fuoco amico sul reporter. La psichiatria italiana di stato è usurpata da millantatori che da decenni fanno politica e intrallazzi di ogni genere, causano deliberatamente l'aggravamento dei malati mentali allo scopo di disporre di abbondante materia prima per ottenere finanziamenti, per creare posti di lavoro per specializzandi, psicologi, operatori, cooperative, per gestire case famiglia, comunità, residenze, appartamenti, per assegnare borse lavoro, lavori precari, appartamenti di edilizia popolare eccetera: un grande giro economico che significa potere e genera corruzione. Complicità e connivenze si diramano all'interno di molte istituzioni, e fra queste, malauguratamente, nella magistratura. L'immenso business della psichiatria e del sociale ad essa collegato significa, mettiamo in una città come Trieste, parecchie migliaia di voti; dal personale sanitario di ogni rango alle migliaia di lavoratori delle cooperative. La sinistra proclama da anni "la 180 non si tocca", cioè lo status quo, quindi queste migliaia di elettori e i loro familiari sanno a chi devono il loro posto di lavoro. Vanno aggiunti i voti di gran parte dei malati, perchè se di cura non si parla di politica invece se ne fanno overdosi, al punto da poter disporre di numerosi pazienti militanti, pronti meccanicamente a proclamare le meraviglie della 180 e addirittura ad attaccare pesantemente gli infedeli. I politici sanno; lasciano fare o sono complici. Tre dirigenti del PD di Trieste, come dire lo stato maggiore, hanno cercato di incastrarmi; agli ordini di ... in Piazza Cavana mi hanno provocato per farmi perdere il controllo; ... mi avrebbe fatto una diagnosi sul campo e a quest'ora sarei un sepolto vivo. Mi ha salvato per un pelo un agente della Digos. Ma gli altri, quelli di destra o centro destra, che sono al governo anche nella regione? Come ho detto in un video, sono degli invertebrati senza parola e senza dignità. Il più importante per la posizione che occupa ha tradito le promesse e ha fatto consegnare una vittima della psichiatria al suo carnefice. Lombardo, presidente della Sicilia, ha fatto gli onori di casa assieme ai suoi assessori al grande convegno di psichiatria democratica, che intende esportare la cancrena in tutto il Mediterraneo. Perchè nessuno gli spiega qualcosa? Ma forse, come i suoi colleghi di Trieste, la sa più lunga di quello che pensiamo. La televisione? Gli intellettuali? Corrado Augias ha ospitato ..., ma non ha risposto a chi gli chiedeva par condicio. Costanzo ha fatto la sua apologia del sistema teocratico. Ma così tutti. Perfino la Dandini ha fatto pubblicamente atto di fede basagliana integralista. Gli intellettuali? A Trieste gli intellettuali si sono mobilitati su "chiamata" della sinistra. Il reportage di Libero del 9 gennaio raccontava di due vittime e del loro carnefice. L'intera sinistra è accorsa per coprire il gentiluomo accusato dei gravi soprusi, occultandolo con una densa cortina di slogan; c'erano tutti: deputati, assessori, ex assessori, particolarmente servizievole un sindacalista della CGIL, e vari sedicenti intellettuali. In particolare uno che dà quotidianamente lezioni di etica a tutti. Non un cane è andato a trovare le vittime, a parlare con loro, a cercare di sapere la verità. La teologia basagliana, che si riassume in cinque o sei slogan, che non richiedono più di mezza pagina, è l'unica informazione diffusa in materia di psichiatria in Italia. Nessuno si rende conto di questo oscurantismo imposto in 35 anni di martellante predicazione e propaganda, che ha eliminato ogni voce "dissidente"additandola al linciaggio: "Volete riaprire i manicomi.... l'elettroshock". Io sono stato un elettore di sinistra, e anche mio figlio Giulio, fino a due anni fa. Anche altri, parlo dei "nostri", qualcuno dichiaratamente di Rifondazione; che su Liberazione tuonava minacciosamente "La 180 non si tocca". Ero ingenuo, e qualcuno lo è ancora. Par condicio esige che si conceda questo orientamento anche a Milena Gabanelli. Come tutti, ha difficoltà a separare la pseudo-psichiatria basagliana o rotelliana dalla sua appartenenza politica, dalla libertà terapeutica, dal morire di classe, dalla chiusura dei manicomi. Eppure la denuncia c'è stata, e la Sabrina, che parecchi di noi hanno conosciuto e le si sono confidati, ha portato in piazza misfatti gravissimi, del sud e del nord, che nessuno può osare mettere in dubbio. E' riuscita a non fare l'apologia di Trieste, anche se per poco l'ha sfiorata, di suo, Milena. Cos'è successo? Tutti insoddisfatti. Non c'era questo, non c'era quest'altro, le ho spiegato questo e quest'altro, una delusione, una fregatura, eccetera. Anch'io sono rimasto insoddisfatto: "Tutto qua?"; mi riconoscevo nelle critiche che vedevo esporre. Ma passato il primo momento di sconcerto ho riflettuto che ci aspettavamo troppo, anzi, ognuno aspettava il "suo" reportage. Perchè? Perchè proprio da noi Sabrina è venuta, siamo noi che la reporter ha contattato, con impegno, per vedere, per capire, per testimoniare se possibile. Non siamo riusciti, credo, se non raccontando, giurando e magari convincendola della nostra sincerità. Ma non è sufficiente. Abbiamo indicato soprusi e porcherie di ogni tipo che nei paesi civili sono crimini. Ma noi siamo in Italia. Dove, se parliamo degli orrori che conosciamo, la gente non ci crede, ci prende per visionari. Che è quello che "loro" vogliono, ed è la loro forza, e la nostra debolezza. Hanno giocato sul fatto che le testimonianze delle prepotenze subite da Darina e da sua figlia le si ritorcessero contro perchè così feroci da sembrare non credibili. Ci confidiamo fra noi, come fra iniziati. Siamo pochi gatti sparsi per l'Italia con un flebile pigolio che nessuno sente nel frastuono continuo della propaganda psico-politica della teocrazia di stato. Non è una metafora. Uno dei tanti eventi per il trentesimo si è svolto a Ravenna in novembre. C'è stata una contestazione. Chi erano i contestatori? Un combattente della prima ora giunto da Milano, Lucio Dal Buono. Dopo trent'anni di attività divulgativa e di lotta guidava un esercito? No, veniva da solo. Un altro contestatore veniva da Trieste, Mario Comuzzi che portava con sè la moglie e l'ormai nota Darina Tercic. Le autorità ci hanno accolto in modo lusinghiero: hanno mobilitato sia la Digos sia i carabinieri; che vedendo che non eravamo barbuti bombaroli si sono intrattenuti amabilmente con noi. L'organizzatrice del convegno ci ha anche preso cinicamente per il culo: "Domani sera avremmo lasciato spazio anche ai dissidenti". La parola usata mi ha fatto sentire un piccolo Sakharov. Dove sono le vittime, i loro familiari, i medici, gli psichiatri, gli intellettuali - maestri di pensiero, i politici, la gente onesta? Siamo un fenomeno surreale. Le vittime vanno con il cappello in mano dai carnefici dei loro figli. A Trieste io faccio il mio banchetto da un anno; ho conosciuto vittime e testimoni delle atrocità. Ma non c'è nessuno che venga a farmi compagnia anche per un minimo di protezione. Sono continuamente controllato, seguito, fotografato col teleobiettivo. Mi ronzano attorno personaggi strani e perfino qualcuno con un passato da terrorista. Ma solo mia moglie mi affianca, e non sempre può farlo. Pretendere che la Sabrina e Milena potessero, o addirittura dovessero smascherare la psichiatria di stato per quello che è, che noi sappiamo che è (ed è un pezzo ben consolidato e integrato del sistema Italia), mi sembra come accusare qualche sparuto gruppuscolo socialista clandestino di non aver saputo abbattere Hitler al culmine del potere. Pretendiamo che la nostra impotenza, la nostra incapacità di creare un movimento di opinione che sappia farsi ascoltare, di stimolare un movimento politico che affronti la testuggine corazzata della sinistra e la vigliaccheria della destra,.siano risolte da Sabrina e da Milena. Mi auguro che questo primo reportage sulla psichiatria di stato ci fornisca spunti di discussione, ci faccia esprimere i motivi della nostra insoddisfazione per stimolare Report a riprendere e continuare l'inchiesta, alzando il tiro. Ma forse noi stessi voliamo basso. Siamo delusi, forse anche confusi. Siamo offuscati dalla rabbia e anzichè sul nemico spariamo sul reporter. Mario Comuzzi