lavoratori

Meno stress al lavoro per prevenire la depressione

Alleggerire la propria agenda dai numerosi appuntamenti oppure cercare di diminuire il carico di lavoro quando la tensione diventa eccessiva potrebbe rappresentare una strategia vincente per scongiurare il rischio di depressione. Ad affermarlo è una ricerca apparsa sulla rivista American Journal of Epidemiology.

La mattanza silenziosa

I mezzi di informazione sono stranamente muti di fronte ad una situazione molto grave che sta riguardando i lavoratori della industria farmaceutica, in particolare gli informatori scientifici del farmaco. Infatti nel triennio 2008 2010 si perderanno circa 12.000 posti di lavoro di cui 5.000 solo nell'anno corrente, a fronte di un incremento dei fatturati delle aziende farmaceutiche. Articoli al riguardo sono apparsi su cronache locali (esempio: la cronaca di Latina, il giornale di Sicilia etc.) ma da parte della grande stampa nazionale e dei mezzi di informazione televisivi è stata ignorata.
Questo disagio è ben conosciuto dagli addetti ai lavori come noi medici, ma non è conosciuto da gran parte della opinione pubblica come accade per altre categorie lavorative.
Probabilmente opera uno stigma verso le aziende e gli informatori scientifici del farmaco, che appartiene ad una visione precedente legata a scandali veri o presunti nell'ambiente sanitario.
Che almeno ci sia una conoscenza di quello che sta accadendo sotto i nostri occhi a personale laureato ad alta qualificazione che è presenza costante negli ambulatori medici.

Anche l'Italia ha la sua «class action»

 
Oggi apro la pagina Web del Corriere e trovo questa buona notizia: finalmente in Italia c'è la class action. Che cosa è? Semplice se più Cittadini italiano ritengono d'aver subito un danno da un'azienda o la P.A. (incluso SSN) posso far causa tutti insieme all'Azienda o alla P.A. non più il singolo cittadino ma un insieme di cittadini patrocinati da uno o più studi legali che in nome e per conto dei cittadini segue lo svolgimente della causa. Questa soluzione permette una drastica riduzione dei costi e in caso di vittoria colpisce duramente il soccombente perchè è costretto a risarcire ogni aderente all'azione.

“Un eroe del nostro tempo”, In memoria di Ateo Cardelli, lavoratore ucciso sul lavoro

Ero lì, con la testa tra le mani. Pensavo e m’interrogavo. Era tutto così irreale, così assurdo. Ma cosa, cosa altro potevo fare io piccolo microbo in un mondo di squali?
Ma in che paese vivo mi chiedevo. Che paese è quello che gioca come in una roulette russa con la vita dei suoi lavoratori dopo averne sfruttato le miserie e le paure?
Cosa sarebbe successo ora che anche io m’arrendevo guardando in faccia l’evidenza del mio lottare contro qualcosa di troppo grande per poterlo sconfiggere?
A chi sarebbe toccato questa volta l’appellativo “un eroe del nostro tempo”?

Se vendi l'anima....

In questi giorni su questo sito sono apparsi diversi articoli inerenti la puntata di Report del 3 maggio ed alcune considerazioni sulla libertà di stampa. Personalmente la mia opinione sulla puntata l'ho espressa più volte attraverso dei commenti ad altri articoli pubblicati e non cambia ovvero io la puntata l'ho gradita. Non è stato il solito polverone levato e che avrebbe solo contribuito alla solita rissa su ideologie contrapposte tra chi è a favore e chi contro la 180. Una puntata molto "tecnica" se si vuole non di facile comprensione sul breve periodo ma che ha evidenziato le criticità della psichiatria italiana. Solo un dato non mi ha convinto ed ho prontamente richiesto chiarimenti a Sabrina Giannini che ha firmato il pezzo. Doveroso lasciare il tempo e lo spazio per l'eventuale chiarimento appunto. Inerentemente invece agli articoli su presunti abbandoni da parte della Rai, di Milena Gabanelli e dunque di Report ai danni di Paolo Bernard dico solo che personalmente quando firmo un contratto, se rinuncio a determinate coperture, in questo caso quelle legali in sede civile, presumibilmente firmo con criterio. Ovvio che un singolo giornalista non può coprire eventuali richieste di risarcimento avanzate da per esempio una casa farmaceutica economicamente in posizione dominante. Ci arrivo anche io pensate! Allora mi chiedo: "perchè un giornalista svende i suoi sacrosanti diritti?".

FUOCO AMICO SUL REPORTER

Fuoco amico sul reporter. La psichiatria italiana di stato è usurpata da millantatori che da decenni fanno politica e intrallazzi di ogni genere, causano deliberatamente l'aggravamento dei malati mentali allo scopo di disporre di abbondante materia prima per ottenere finanziamenti, per creare posti di lavoro per specializzandi, psicologi, operatori, cooperative, per gestire case famiglia, comunità, residenze, appartamenti, per assegnare borse lavoro, lavori precari, appartamenti di edilizia popolare eccetera: un grande giro economico che significa potere e genera corruzione. Complicità e connivenze si diramano all'interno di molte istituzioni, e fra queste, malauguratamente, nella magistratura. L'immenso business della psichiatria e del sociale ad essa collegato significa, mettiamo in una città come Trieste, parecchie migliaia di voti; dal personale sanitario di ogni rango alle migliaia di lavoratori delle cooperative. La sinistra proclama da anni "la 180 non si tocca", cioè lo status quo, quindi queste migliaia di elettori e i loro familiari sanno a chi devono il loro posto di lavoro. Vanno aggiunti i voti di gran parte dei malati, perchè se di cura non si parla di politica invece se ne fanno overdosi, al punto da poter disporre di numerosi pazienti militanti, pronti meccanicamente a proclamare le meraviglie della 180 e addirittura ad attaccare pesantemente gli infedeli. I politici sanno; lasciano fare o sono complici. Tre dirigenti del PD di Trieste, come dire lo stato maggiore, hanno cercato di incastrarmi; agli ordini di ... in Piazza Cavana mi hanno provocato per farmi perdere il controllo; ... mi avrebbe fatto una diagnosi sul campo e a quest'ora sarei un sepolto vivo. Mi ha salvato per un pelo un agente della Digos. Ma gli altri, quelli di destra o centro destra, che sono al governo anche nella regione? Come ho detto in un video, sono degli invertebrati senza parola e senza dignità. Il più importante per la posizione che occupa ha tradito le promesse e ha fatto consegnare una vittima della psichiatria al suo carnefice. Lombardo, presidente della Sicilia, ha fatto gli onori di casa assieme ai suoi assessori al grande convegno di psichiatria democratica, che intende esportare la cancrena in tutto il Mediterraneo. Perchè nessuno gli spiega qualcosa? Ma forse, come i suoi colleghi di Trieste, la sa più lunga di quello che pensiamo. La televisione? Gli intellettuali? Corrado Augias ha ospitato ..., ma non ha risposto a chi gli chiedeva par condicio. Costanzo ha fatto la sua apologia del sistema teocratico. Ma così tutti. Perfino la Dandini ha fatto pubblicamente atto di fede basagliana integralista. Gli intellettuali? A Trieste gli intellettuali si sono mobilitati su "chiamata" della sinistra. Il reportage di Libero del 9 gennaio raccontava di due vittime e del loro carnefice. L'intera sinistra è accorsa per coprire il gentiluomo accusato dei gravi soprusi, occultandolo con una densa cortina di slogan; c'erano tutti: deputati, assessori, ex assessori, particolarmente servizievole un sindacalista della CGIL, e vari sedicenti intellettuali. In particolare uno che dà quotidianamente lezioni di etica a tutti. Non un cane è andato a trovare le vittime, a parlare con loro, a cercare di sapere la verità. La teologia basagliana, che si riassume in cinque o sei slogan, che non richiedono più di mezza pagina, è l'unica informazione diffusa in materia di psichiatria in Italia. Nessuno si rende conto di questo oscurantismo imposto in 35 anni di martellante predicazione e propaganda, che ha eliminato ogni voce "dissidente"additandola al linciaggio: "Volete riaprire i manicomi.... l'elettroshock". Io sono stato un elettore di sinistra, e anche mio figlio Giulio, fino a due anni fa. Anche altri, parlo dei "nostri", qualcuno dichiaratamente di Rifondazione; che su Liberazione tuonava minacciosamente "La 180 non si tocca". Ero ingenuo, e qualcuno lo è ancora. Par condicio esige che si conceda questo orientamento anche a Milena Gabanelli. Come tutti, ha difficoltà a separare la pseudo-psichiatria basagliana o rotelliana dalla sua appartenenza politica, dalla libertà terapeutica, dal morire di classe, dalla chiusura dei manicomi. Eppure la denuncia c'è stata, e la Sabrina, che parecchi di noi hanno conosciuto e le si sono confidati, ha portato in piazza misfatti gravissimi, del sud e del nord, che nessuno può osare mettere in dubbio. E' riuscita a non fare l'apologia di Trieste, anche se per poco l'ha sfiorata, di suo, Milena. Cos'è successo? Tutti insoddisfatti. Non c'era questo, non c'era quest'altro, le ho spiegato questo e quest'altro, una delusione, una fregatura, eccetera. Anch'io sono rimasto insoddisfatto: "Tutto qua?"; mi riconoscevo nelle critiche che vedevo esporre. Ma passato il primo momento di sconcerto ho riflettuto che ci aspettavamo troppo, anzi, ognuno aspettava il "suo" reportage. Perchè? Perchè proprio da noi Sabrina è venuta, siamo noi che la reporter ha contattato, con impegno, per vedere, per capire, per testimoniare se possibile. Non siamo riusciti, credo, se non raccontando, giurando e magari convincendola della nostra sincerità. Ma non è sufficiente. Abbiamo indicato soprusi e porcherie di ogni tipo che nei paesi civili sono crimini. Ma noi siamo in Italia. Dove, se parliamo degli orrori che conosciamo, la gente non ci crede, ci prende per visionari. Che è quello che "loro" vogliono, ed è la loro forza, e la nostra debolezza. Hanno giocato sul fatto che le testimonianze delle prepotenze subite da Darina e da sua figlia le si ritorcessero contro perchè così feroci da sembrare non credibili. Ci confidiamo fra noi, come fra iniziati. Siamo pochi gatti sparsi per l'Italia con un flebile pigolio che nessuno sente nel frastuono continuo della propaganda psico-politica della teocrazia di stato. Non è una metafora. Uno dei tanti eventi per il trentesimo si è svolto a Ravenna in novembre. C'è stata una contestazione. Chi erano i contestatori? Un combattente della prima ora giunto da Milano, Lucio Dal Buono. Dopo trent'anni di attività divulgativa e di lotta guidava un esercito? No, veniva da solo. Un altro contestatore veniva da Trieste, Mario Comuzzi che portava con sè la moglie e l'ormai nota Darina Tercic. Le autorità ci hanno accolto in modo lusinghiero: hanno mobilitato sia la Digos sia i carabinieri; che vedendo che non eravamo barbuti bombaroli si sono intrattenuti amabilmente con noi. L'organizzatrice del convegno ci ha anche preso cinicamente per il culo: "Domani sera avremmo lasciato spazio anche ai dissidenti". La parola usata mi ha fatto sentire un piccolo Sakharov. Dove sono le vittime, i loro familiari, i medici, gli psichiatri, gli intellettuali - maestri di pensiero, i politici, la gente onesta? Siamo un fenomeno surreale. Le vittime vanno con il cappello in mano dai carnefici dei loro figli. A Trieste io faccio il mio banchetto da un anno; ho conosciuto vittime e testimoni delle atrocità. Ma non c'è nessuno che venga a farmi compagnia anche per un minimo di protezione. Sono continuamente controllato, seguito, fotografato col teleobiettivo. Mi ronzano attorno personaggi strani e perfino qualcuno con un passato da terrorista. Ma solo mia moglie mi affianca, e non sempre può farlo. Pretendere che la Sabrina e Milena potessero, o addirittura dovessero smascherare la psichiatria di stato per quello che è, che noi sappiamo che è (ed è un pezzo ben consolidato e integrato del sistema Italia), mi sembra come accusare qualche sparuto gruppuscolo socialista clandestino di non aver saputo abbattere Hitler al culmine del potere. Pretendiamo che la nostra impotenza, la nostra incapacità di creare un movimento di opinione che sappia farsi ascoltare, di stimolare un movimento politico che affronti la testuggine corazzata della sinistra e la vigliaccheria della destra,.siano risolte da Sabrina e da Milena. Mi auguro che questo primo reportage sulla psichiatria di stato ci fornisca spunti di discussione, ci faccia esprimere i motivi della nostra insoddisfazione per stimolare Report a riprendere e continuare l'inchiesta, alzando il tiro. Ma forse noi stessi voliamo basso. Siamo delusi, forse anche confusi. Siamo offuscati dalla rabbia e anzichè sul nemico spariamo sul reporter. Mario Comuzzi

Nasce a Bologna l'associazione Primomaggio: un gruppo di psicologi offre sostegno

"Perdere il lavoro è un lutto
il nostro aiuto per i disoccupati"
di ANNA RITA CILLIS

BOLOGNA - I primi a pensarci sono stati i diretti interessati. "Circa due mesi fa alcuni operai che erano stati licenziati ci hanno chiamato chiedendoci aiuto. Perdere il posto di lavoro è un lutto, ci hanno detto, perché non aiutate anche noi?".

Così Francesco Campione, tra i massimi esperti italiani in tanatologia psicologica, professore universitario a Bologna (è docente di psicologia clinica alla facoltà di Medicina) ha pensato di allargare le maglie dell'associazione Rivivere - che offre sostegno psicologico gratuito alle persone in lutto - e di occuparsi anche di chi è stato licenziato o sta per esserlo.