Giustamente Claudio Magris è considerato uno dei massimi alfieri della classe intellettuale italiana. Nella prefazione al libro "Basaglia"di Francesco Parmegiani e Michele Zanetti, involontariamente Magris ci dà una radiografia della sua attuale condizione culturale, della sua attitudine al dogma e all'apologia del potere. Nel testo ripete a intermittenza, e con varie truculenti espressioni, che prima di Basaglia il malato "era un mostruosità più che un uomo, una non-persona, pericolosità da isolare, mera esistenza animalesca da relegare e dimenticare." Dopo Basaglia invece c'è la liberazione, la dignità, una parola questa salmodiata così tante volte che finisce per dare fastidio. E poi "La riforma che ha cambiato il nostro mondo e reso più sopportabile la vita di tante persone." Anche questo dei meriti di Basaglia è un ritornello. Ma, si sa, essendo Magris la ridondanza è arte.