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Essere medico ed ammalarsi

sabato 1 agosto 2009 di MAURIZIO MOTTOLA. La scelta di diventare medico viene vissuta spesso dagli studenti come una "vocazione", con un complesso intreccio tra istanze "conoscitive" ed istanze "riparative", dal cui equilibrio dipende lo svolgersi stesso del percorso che ogni studente si trova ad affrontare. In tale percorso il giovane studente di medicina dovrà confrontarsi con la malattia e la morte, toccare persone malate con il rischio di provare repulsione per un corpo malato e con l'eventuale disagio rispetto a procedure che possono causare dolore allo scopo di alleviare un sintomo, entrare in contatto con il corpo di una persona morta, affrontare il dolore dei suoi familiari od anche toccare un corpo sano in aree (quali - ad esempio - quelle genitali) e con modalità che possono determinare disagio.

Riservata personale per l'on. Ciccioli & C.

Un dispositivo di un giudice tutelare fa giustizia di atteggiamenti, non proprio deontologici, di determinati dirigenti ASL. Giustizia, nel caso citato, significa libertà di sceltà del medico e di conseguenza della struttura. La proposta di legge dell'on. Ciccioli rimane invece nel solco profondo scavato dalla 180, non innova e quindi non ci piace.

Progetto Psico-Cardio

Progetto Psico-Cardio sabato 21 febbraio 2009 di MAURIZO MOTTOLA Si è svolta a febbraio la settimana del cuore 2009, in cui si sono tenuti vari eventi di informazione e sensibilizzazione sulla prevenzione, cura e riabilitazione delle malattie cardiovascolari. Nel campo della riabilitazione cardiologica, nell'ottica dell'approccio integrato riveste particolare interesse il Progetto Psico-Cardio, gruppo di sostegno psicologico rivolto a pazienti con pregresso recente infarto miocardio acuto (IMA), provenienti dall'Unità Terapia Intensiva Cardiologica (UTIC) del presidio ospedaliero Loreto Mare dell'Azienda Sanitaria Locale (ASL) Napoli 1.

Io e i miei conti con lo stigma

Occhialoni da sole ma pioveva grosso così, quel suo passo avanti e indietro così frenetico che neppure il fumo della sigaretta che aveva sempre accesa in bocca gli stava appresso, la sua stazza che di certo era il triplo della mia e poi parlava da solo, sì vi dico, parlava da solo.

 Lo guardai tra lo sbigottito e la paura; una irrefrenabile paura mi scese vibrando lungo tutta la schiena.

Ne parlino pure male, purché ne parlino

Mi sono sempre chiesto da quale recondita esigenza nasca il fatto che laddove all'interno di un programma televisivo specifico di informazione o documentaristico oppure in uno sceneggiato, ma anche in un film, emerga una concreta e diagnosticata evidenza di disagio psicologico, non quello esistenziale che coinvolge chiunque, un evidente disturbo psichiatrico che fa gioco alla trama, lo spettatore medio (ma esiste?) come reazione assai frequente non faccia altro che...cambiare canale...abbassando in tal modo lo share e facendo in modo che i programmatori televisivi alla fine ci pensino non una, ma dieci volte prima di mandare in onda analoghi contenuti di tale argomento in altre trasmissioni.

Mi son sempre chiesto come fare a rendere "attraenti" (televisivamente parlando) ciò di cui conflittualmente si dibatte su questo sito, cosa questa che sarebbe anche opera assai meritoria sotto il profilo dell'abbassamento del pregiudizio e della riduzione dello stigma appiccicato alla malattia mentale.

Come si può notare ho più domande che risposte da darmi.

In questo fido maggiormente sull'intelligenza e sulla consapevolezza di ogni telespettatore.

Noi operatori del settore ci siamo sempre posti il problema di come agire una seria oltre che serena opera di prevenzione primaria rispetto al disagio psicologico dei pazienti e dei loro familiari coinvolgendo canali multimediatici.

Ebbene al di là di persone in vista che accennano a una loro esperienza di sofferenza, facendo così outing rispetto all'aver vissuto una fase, ad esempio depressiva (vedi Gigi Buffon), campagne di stampa cosiddette “progresso” in tal senso non ne sono mai state fatte.

Sarà forse per le motivazioni precitate?

E allora non sarebbe meglio per questo scopo alzare il velo del silenzio di chi ne è affetto, magari parlandone e descrivendone le più eclatanti manifestazioni anche in serial leggeri e con modalità persino superficiale?

Il fine giustificherebbe il mezzo (e la modalità).

Non tutti i giorni si trova un Milos Forman che ti dirige “Qualcuno volò sul nido del cuculo” (1975) e un Jack Nicholson che lo ha interpretato in maniera memorabile: ben cinque premi Oscar di cui uno persino all’attrice che ha interpretato la pessima caposala dell’ospedale psichiatrico.

Le mie osservazioni sul caso Darina Tercic

Leggo con sempre maggiore perplessità sui giornali e nei vari siti i commenti di molti che si scagliano con veemenza contro gli psichiatri di Trieste.

Comunicato Fisam sul caso Darina Tercic

Sono entrato e uscito dalle Procure e dagli Uffici dei Giudici Tutelari, quasi sempre, per affiancare dei soci, colpevolizzati da medici psichiatri. Ho quindi consapevolezza diretta di quanto possa accadere ed ho altrettanta cognizione di andare in guerra, nell’era nucleare, con una cerbottana. Questa è la sola arma che posseggo. Finalmente dal DSM di Trieste viene diffusa una versione circostanziata dei fatti, ancorché unilaterale, ragion per cui ritengo necessario, opportuno e doveroso esporre la mia opinione. Premesso che non conoscendo direttamente le tristi storie raccontate, eviterò accuratamente ogni riferimento alle stesse. Così come riconosco il pieno diritto del Dipartimento a dimostrare pubblicamente la propria verità a salvaguardia del decoro. Ciò non toglie che in questo ambito non si possano cogliere degli aspetti del tutto opinabili o per nulla convincenti.

"Il pesce puzza dalla testa"

Ho letto il caso delle signore di Trieste apparso su Libero e poi gli altri casi citati negli articoli qui sul sito ed anche i commenti e le querele annunciate e tutto il resto ed ho pensato: ci risiamo!

La Libera Repubblica di Gragnano abolisce il Trattamento Sanitario Obbligatorio

Nel pomeriggio di giovedi 8/1/09 nel Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura di Gragnano lo psichiatra di turno ha annullato il provvedimento di Trattamento Sanitario Obbligatorio di M.D.P., paziente napoletana di San Ferdinando Chiaia Posillipo, firmato dal sindaco di Napoli, rifiutandole il ricovero. Questo perchè secondo lo psichiatra la paziente avendo un'alta iperglicemia doveva essere ricoverata in ambiente internistico all'ospedale di Castellammare. La cosa ovviamente è risultata impossibile, e il suo collega del Pronto Soccorso ha reputato che dal punto di vista diabetologico la paziente con opportuna terapia poteva ritornare al suo domicilio.

La sanità campana è più simile alla demenza o alla schizofrenia?

Contro il federalismo sanitario

L’articolo 32 della Costituzione attribuisce alla Repubblica il compito di tutelare la salute
“La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.”
L´assunzione e la gestione del Servizio pubblico sanitario rappresentano, pertanto, adempimento di un dovere costituzionale:la legge n. 833 del 1978, istitutiva del Servizio sanitario nazionale, si basava sui principi della solidarietà, della copertura assistenziale globale e della natura pubblica del Servizio sanitario. Con tale modello universalistico la tutela della salute viene assicurata a tutti i cittadini della Repubblica, caricando gli oneri sulla fiscalità generale. Per la prima volta con la 833 la copertura sanitaria è indipendente dal reddito, sostituendo diversi sistemi mutualistici la cui copertura variava da un sistema all'altro.