La Folie à deux è una sindrome caratterizzata da deliri condivisi da due o più persone che hanno una relazione vicina ed intima.
Nel 1949 Gralnick descrive quattro sottotipi di Folie à deux.
Nella folie imposée, che è la più comune, i sintomi di un individuo attivo e dominante sono adottati da un altro soggetto sottomesso e suggestionabile. Nella folie simultanée, due pazienti intimi, predisposti a psicosi, sviluppano sintomi nello stesso momento e nessuna parte sembra dominante. Nella folie communiquée, due pazienti predisposti sviluppano una psicosi con un intervallo di tempo. Nell’ultimo tipo, folie induite, due pazienti con una preesistente psicosi adottano parte dei sintomi deliranti dell'altro, per arricchire ognuno i deliri dell'altro.
La Folie à deux è diagnosticata da più di 100 anni, rimane un'entità elusiva, difficile da definire ed in alcuni casi inopportunamente definita. Il disaccordo sulle sue caratteristiche chiave è evidente nella letteratura ed alcuni ricercatori hanno messo in dubbio anche la sua validità diagnostica.
Nella maggioranza dei casi riportati dalla letteratura, i soggetti coinvolti nella Folie à deux sono membri della stessa famiglia e c’è generalmente una relazione dominante-sottomesso.
Gralnick (1942) sostiene che il processo fondamentale sia un’identificazione della parte sottomessa, che può essere inconscia, come tentativo di mantenere una relazione intima con la parte dominante che si sforza di mantenere un legame con la realtà mentre l'altro adempie alla necessità di dipendenza.
Quindi, l'appoggio reciproco, l'accettazione e la condivisione delle idee deliranti, combinato con l'isolamento sociale incontrato comunemente nella Folie à deux, riduce l'opportunità di avere un contributo dalla realtà ed esaminarla. Questo permette al delirio di avanzare o “risonare” all'interno della relazione. Il delirio potrebbe aumentare finché una fonte esterna non sia in grado di intervenire o finché non si verifica un'interruzione della psicosi.
Questa diagnosi ha una caratteristica, forse la più interessante: è datata , descrive la malattia dal punto di vista di un osservatore vecchio di trecento anni ( dal 1873 pare in un qualche manicomio settecentesco).
Non rispecchia in alcun modo le nuove acquisizioni in termini diagnostici, forse un disturbo di personalità con un disturbo di personalità dipendente. Provarlo a descrivere in qualche modo facendo il restyling ( lo svecchiamento ) dei sintomi e della descrizione dei possibili due soggetti dovrebbe comportare anche la descrizione di colui che decide per questo tipo di diagnosi.