Meglio un medico dall’aria autorevole ma distaccato, o uno più sensibile ed empatico? Un maxi-studio condotto da ricercatori italiani e americani, i medici più empatici ottengono risultati migliori e incappano in meno complicanze. La ricerca condotta da un team della Thomas Jefferson University (Usa) e dai colleghi italiani della Asl di Parma ha valutato le relazioni tra empatia del medico ed esiti clinici in 20.961 pazienti diabetici, seguiti da 242 medici di medicina generale italiani.
Lo studio, pubblicato su Academic Medicine, ha usato la Jefferson Scale of Empathy (Jse) per misurare l’empatia nel contesto della formazione medica e della cura del paziente. La scala comprende 20 elementi, e tutti i medici hanno completato il test.
Pazienti assistiti da medici con un alto livello di empatia hanno migliori esiti clinici e meno complicanze: questo il risultato di uno studio retrospettivo condotto su larga scala da un team di ricercatori statunitensi, provenienti dalla Thomas Jefferson University di Filadelfia, e italiani su 20.961 pazienti diabetici e 242 medici in Italia, nel quale è stata valutata la relazione tra empatia del medico ed esiti clinici.
Lo studio, pubblicato sulla rivista scientifica Academic Medicine in settembre 2012, prosegue l’indagine di un altro studio, effettuato sempre da ricercatori della Thomas Jefferson University e pubblicato nello stesso giornale nel marzo 2011, che analizzava l’empatia del medico e il suo impatto sugli esiti clinici dei pazienti. Quello studio, più piccolo, condotto su 891 diabetici e 29 medici, portava a risultati analoghi: i pazienti in cura da medici con alti livelli di empatia avevano migliori outcomes clinici rispetto a pazienti assistiti da medici con livelli di empatia più bassi.
Per questo studio, sono stati arruolati 20961 pazienti diabetici su una popolazione di 284.000 adulti assistiti da 242 medici di famiglia nell’Azienda Usl di Parma.
Autori dello studio sono:
Stefano Del Canale, medico di famiglia e coordinatore della ricerca, Azienda Unità Sanitaria Locale di Parma; Daniel Z. Louis, direttore managing delCentro per la Ricerca nell’Educazione Medica e Sanitaria e professore associato, Department of Family and Community Medicine (Dipartimento di Medicina di Famiglia e di Medicina di Comunità), Jefferson Medical College, Philadelphia, Pennsylvania, USA; Vittorio Maio, professore associato at the Jefferson School of Population Health; Xiaohong Wang, ricercatore e statistico, Centro per la Ricerca nell’Educazione Medica e Sanitaria Jefferson Medical College, Philadelphia, Pennsylvania, USA.; Giuseppina Rossi, Direttore del Servizio Integrazione e Sviluppo dei Servizi Sanitari Territoriali, Azienda Unità Sanitaria Locale di Parma; Mohammadreza Hojat, professore di psichiatria e comportamento umano, Department of Psychiatry and Human Behavior, e direttore del Jefferson Longitudinal Study for Medical Education, Centro per la Ricerca nell’Educazione Medica e Sanitaria Jefferson Medical College, Philadelphia, Pennsylvania, USA.; Joseph S. Gonnella, medico, fondatore e direttore del Centro per la Ricerca nell’Educazione Medica e Sanitaria Jefferson Medical College, Philadelphia, Pennsylvania, USA.
FONTE: Per saperne di più

