“Un eroe del nostro tempo”, In memoria di Ateo Cardelli, lavoratore ucciso sul lavoro
Ero lì, con la testa tra le mani. Pensavo e m’interrogavo. Era tutto così irreale, così assurdo. Ma cosa, cosa altro potevo fare io piccolo microbo in un mondo di squali?
Ma in che paese vivo mi chiedevo. Che paese è quello che gioca come in una roulette russa con la vita dei suoi lavoratori dopo averne sfruttato le miserie e le paure?
Cosa sarebbe successo ora che anche io m’arrendevo guardando in faccia l’evidenza del mio lottare contro qualcosa di troppo grande per poterlo sconfiggere?
A chi sarebbe toccato questa volta l’appellativo “un eroe del nostro tempo”?
Come si può lasciare così pochi operatori in turno con tanti ammalati, come si può far lavorare personale senza nessuna qualifica in una struttura cosiddetta protetta e farla franca solo perché si è la moglie del primario dell’Asl, con quale coraggio una madre lascia che i figli degli altri rischino in ogni istante la propria vita ospitando ammalati in esagerato soprannumero pur di riempirsi le tasche di carta?
Poi la notizia squarciò quel silenzio nel quale mi ero chiusa da qualche giorno.
Manuela Schellino, 27 anni, educatrice.
Era toccato a lei.
Come ad Ateo Cardelli ed a chissà quanti altri.
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