Eritrofobia. E’ possibile guarire?

Invia le domande nella nuova sezione "AipsiMed Risposte"!

0

E’ possibile “guarire” da questo disturbo?Ho 25 anni e divento rossa in moltissime situazioni, quando sono al centro dell’attenzione, quando mi fanno domande dirette, e questo sta diventando un problema, soprattutto adesso che devo iniziare a lavorare e rapportarmi con molte persone. Ho anche sofferto anni fa di ansia e lievi attacchi di panico, curati con paroxetina per 1 anno. In che modo si risolve il problema? 

asked 7 novembre 2008

8 Answers

0

http://freeweb.dnet.it/a1g/eritrofobia.htm c’è un sito dedicato alla eritrofobia o ereutofobia, con indicazioni sia sul piano farmacologico ( SSRI come fluoxetina per risoluzione del disturbo ) sia sul piano della simpaticectomia con interruzione con clip o taglio nel cavo ascellare intervento che si può effettuare a Brescia a clinica Sant’Anna con il servizio sanitario
nazionale.
Io consiglio comunque paroxetina o sertralina per un breve periodo con sospensione del farmaco alla remissione dei sintomi.

0

su medline c’è un solo articolo del 2006.

1: Med Sci (Paris). 2006 Feb;22(2):197-200. Links
[The "Moi-peau"][Article in French]

Consoli SG.
pascale.van-vaek@hop.egp.ap-hop-paris.fr

To construct a coherent identity, humans must distinguish what belongs to the external, perceived world from what belongs to their own inner world and the inner world of other individuals. Based on the theory developed by S. Freud and on work by ethologists, a number of psychoanalysts (J. Bowlby, R.A. Spitz, D.W. Winnicott, etc.) have underlined the importance of early tactile exchanges with the mother if a child is to become an autonomous individual who feels secure within what he or she perceives to be sound and reliable mental and physical boundaries. More recently, other psychoanalysts (E. Bick, W.R. Bion, etc.) have studied the fantasized mental structures that form the limits between an individual’s inner mental space and the external world (including other individuals). As part of this theoretical psychoanalytical movement, Didier Anzieu, a French psychoanalyst, started to develop the concept of the “Moi-peau” in 1974. The “Moi-peau” designates a fantasized reality that a child uses during its early development to represent itself as “me”, based on its experience of the body surface. The child, enveloped in its mother’s care, fantasizes of a skin shared with its mother: on one side the mother (the outer layer of the “Moi-peau”), and on the other side the child (the inner layer of the “Moi-peau”). These two layers must separate gradually if the child is to acquire its own me-skin. D. Anzieu’s work allowed dermatologists and other specialists, such as pediatricians, to focus on the quality of early tactile exchanges between a mother and her child, including the child with a chronic skin disorder. It also helped dermatologists to recognize patients with “borderline” states, which are particularly frequent in dermatology (ereutophobia, dysmorphophobia, tattooing, self-mutilation, artefacta dermatitis). These borderline patients are adults who, as a result of their mental conflicts, adopt defense mechanisms derived from both neurotic and psychotic functioning. Their complaints reflect difficulties with the solidity of their mental and physical limits: their real skin is metaphorically linked to the fantasized mental structure that delimits the individual mental space. Among other clinical characteristics, they have a “pathology of action” and frequently attack their own skin, paradoxically, in order to test the solidity and reliability of their own limits. Finally, D. Anzieu’s work encouraged dermatologists to use psychotherapeutic approaches in parallel to classical dermatologic approaches, when necessary, and helped them better understand how psychoanalysts work with patients who have not yet acquired their own “Moi-peau”. As a result, D. Anzieu was among the first to reconcile dermatologists and psychoanalysts.

PMID: 16457763 [PubMed - indexed for MEDLINE]

0

Anche io arrossisco, anche in situazioni che non mi imbarazzano, ma mi imbarazza l’idea che gli altri possano notare il mio rossore, ma per principio io non accetto farmaci. Per me l’unico modo per convivere con questo problema e limitare i disagi è accettarlo e basta. Sono arrossito? Ok, chi se ne frega, pazienza, sono così! Dopotutto non ho fatto male a nessuno e chi mi conosce continua ad amarmi e volermi bene per quel che sono, non per come arrossisco!
Ciao!

0

Bè vi dirò..io soffro di eritrofobia..e per questa paura di arrossire evito spesso situazioni che per le altre persone sono normalissime..sto considerando seriamente l’ipotesi della simpatectomia..ora però proverò prima con un trattamento di farmaci ( che nn amo x principio) ma se possono aiutare ben vengano..
Non ci crederete ma di mestiere faccio l’animatrice turistica..quindi non sono una super timida..anzi..perciò arrossire senza motivo mi innervosisce..è vero nn facciamo del male a nessuno e sicuramente la gente ci vuole bene o stesso per altri motivi..però è un disturbo a dir poco fastidioso..ciao a tutti

0

SALVE,
IO NE SOFFRO DA 3 ANNI, DAL MIO PRIMO E ULTIMO ATTACCO DI PANICO…DA ALLORA E’ COME SE L’ANSIA DEBBA SGORGARE SE NON PIU’ IN UNA CRISI DI PANICO…ALMENO IN VISO…ERUTTA E IO IN OGNI STUPIDA SITUAZIONE ARROSSISCO…NON RIESCO A NON FREGARMENE ED EVITO MOLTI POSTI LUMINOSI…RISTORANTI…E’ UNA TRAGEDIA QUANDO CI INVITANO AD USCIRE…LITIGO COL MIO RAGAZZO…MA LUI HA RAGIONE…SONO IO A NON ACCETTARE…RISULTO ANTIPATICA AGLI ALTRI SOLO PERCHE SE MI APRO ARROSSISCO…STO AL POSTO MIO QUANDO POI SONO UNA BATTAGLIERA…OPERARMI MI FA PAURA…KE FARE???

0

ATTENTI ALLE GRAMINACEE

0

L’eritrofobia e’ un argomento che mi sta molto a cuore e che per molto tempo ha sfortunatamente condizionato la mia vita ed in parte ancora la condiziona.

La cosa che rende faticosa da sopportare l’eritro e che non sempre è una questione di sensibilità, delle volte si arrosisce veramente per un nonnulla, alcune volte sembra proprio fuori luogo. Per non parlare di quelle volte in cui speri che nessuno ti chieda una certa cosa o ti faccia una certa domanda ed immancabilmente quella arriva… E quindi parlare di colore peperone a quel punto diventa un eufemismo :)

Quindi come se ne esce? Aumentare la propria autostima sicuramente vuol dire migliorare la situazione, ma secondo me il lavoro da fare deve essere più profondo, riguarda le credenze personali, le esperienze che abbiamo vissuto, il modo di vedere noi stessi e di vedere gli altri: è necessario intraprendere un lavoro di crescita personale, in modo serio, per liberarsi definitivamente del problema.
Ovvero, non tanto per smettere di arrossire, ma per smettere di dare una così spropositata importanza alla cosa.

Buona serata a tutti,
Giacomo http://schiettamente.blogspot.com/

0

Ciao, io ho 18 anni e da quando ne ho 15 soffro di eritrofobia. Essendo così giovane per me è davvero un grosso problema, visto che vedo tutte le mie amiche rapportarsi normalmente e scherzare mentre io mi faccio un mare di problemi per ogni cosa!
In più sono anche timida per natura… cmq credo che non sia impossibile guarire, io stessa ho fatto dei progressi poichè sono arrivata alla conclusione che noi timidi ragioniamo troppo su ogni cosa, siamo forse poco istintivi. Almeno io a volte mi sento così, se solo ci comportassimo più spontaneamente, senza temere il giudizio altrui… Devi fare un grande lavoro mentale su te stessa per guarire… credo sia l’unico metodo che duri per sempre ;)