incertezza di un educatore

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Quando un paziente di una comunità psichiatrica intraprende un’attività riabilitativa esterna alla stessa, è opportuno che l’educatore informi dello stato di malattia la realtà che lo accoglie o entra in antitesi con la privacy?

I. Nardelli

Category: asked 31 marzo 2012

1 Answer

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Io credo che se si tratta di un’attività riabilitativa, e quindi con finalità terapeutiche, la conoscenza preliminare dello stato psicopatologico e, soprattutto, delle abilità residuali e di quelle da sviluppare del paziente in questione sia fondamentale, altrimenti l’intervento rischia di risultare inefficace. Diversa potrebbe essere invece la situazione se si tratta di un’attività lavorativa e, comunque, anche in quel caso, credo che esista una differenza a seconda di quali sono le modalità di inserimento (ad esempio, stage protetto, tirocinio formativo o borsa lavoro)

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informare l’ambiente di lavoro della patologia è necessario se si tratta di un percorso riabilitativo di cui la comunità stessa è responsabile.in questo caso ci dovrebbe essere la preparazione precedente all’entrata del paziente in un ambiente nuovo fatta proprio dagli educatori.Ma parlare di fragilità o capacità relative al compito è una cosa altro è riportare la patologia e questo è contrario a un corretto inserimento.Direi proprio di no ma in qualsiasi contesto non solo in ambito lavorativo o riabilitativo, ma qualunque. il versante della patologia appartiene al paziente  e chiunque è tenuto al segreto professionale medico infermiere assistente sociale educatore o chiunque ne venga in contatto.