Il (DSM) rappresenta la classificazione delle malattie mentali pubblicata per la prima volta nel 1952, negli Stati Uniti, da parte del Comitato sulla Nomenclatura e la Statistica dell’American Psychiatric Association. La IV edizione, pubblicata nel 1994, è la più recente e aggiornata. È correlata alla decima edizione dell’ dell’OMS, pubblicata nel 1992. I sistemi diagnostici usati negli Stati Uniti devono essere compatibili con l’ICD per assicurare l’uniformità delle statistiche nazionali e internazionali. Il DSM ha un approccio ateorico nei confronti delle cause dei disturbi, adottando un criterio prevalentemente descrittivo sulle manifestazioni cliniche dei disturbi psichici. Per ciascun specifico disturbo mentale vengono forniti specifici criteri diagnostici. Tali criteri comprendono un elenco di caratteristiche cliniche che devono essere presenti per poter porre una determinata diagnosi. Inoltre, il DSM descrive in modo sistematico i caratteri clinici associati a ciascun disturbo quali, ad esempio, l’età di esordio, gli aspetti culturali e il sesso, la prevalenza, l’incidenza e i fattori di rischio, il decorso, le complicazioni, i fattori predisponenti, la presenza di familiarità e la diagnosi differenziale. Il DSM non riporta le teorie eziopatogenetiche né il trattamento dei vari disturbi. Infine, il manuale fornisce anche esplicite regole da utilizzare quando non esistono sufficienti informazioni oppure quando il quadro clinico non corrisponde del tutto ai criteri di una determinata categoria (ad es., disturbo atipico, residuo o non altrimenti specificato). Il DSM-IV è strutturato su un sistema multiassiale che permette di valutare il paziente sotto molti aspetti. I 5 assi considerati riguardano i disturbi clinici (asse I), i disturbi di personalità (asse II), i disturbi fisici o condizioni mediche generali che possono essere associati al disturbo mentale e possono esserne la causa o la conseguenza (asse III), i problemi psicosociali e ambientali che contribuiscono significativamente allo sviluppo o all’aggravamento della malattia in atto (asse IV) e infine la valutazione del funzionamento globale (sociale, lavorativo e psicologico) del paziente durante un determinato periodo di tempo (asse V). Il DSM-IV permette, inoltre, al medico che non desidera usare il formato multiassiale di elencare la diagnosi in modo seriato, indicando per prima la diagnosi principale. La gravità di un disturbo può essere classificata in lieve, moderata o grave e il disturbo può essere definito in remissione parziale o completa. Quando un paziente ha più di un disturbo sull’asse I, la diagnosi principale viene indicata per prima. I rimanenti disturbi devono essere elencati secondo un ordine basato sull’importanza clinica e terapeutica. Il piano strutturale del DSM-IV prevede una serie di sezioni comprendenti i vari disturbi. Le prime 4 sono rappresentate da “Disturbi dell’infanzia e dell’adolescenza”, “Disturbi cognitivi (delirium, demenza, disturbi amnestici, ecc.)”, “Disturbi mentali dovuti a una condizione medica generale” e “Disturbi correlati a sostanze”. Queste sezioni sono poste prima dei rimanenti disturbi trattati nel manuale per la loro priorità nella diagnosi differenziale. Il principio su cui si basa l’organizzazione di tutte le rimanenti sezioni (esclusa quella dei disturbi di adattamento) è di raggruppare i disturbi sulla base dei caratteri fenomenologici comuni, in modo da facilitare la diagnosi differenziale. Infine, il DSM-IV comprende una sezione relativa alle altre condizioni che possono essere oggetto di attenzione clinica.

 
Clicca per selezionare come lasciare un commento

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>