É la forma del cervello la fabbrica dei sogni

 

Brain MappingSigmund Freud dovrebbe farsene una ragione: alla base della formazione dei nostri sogni non ci sarebbero solo i nostri sogni, i nostri desideri, le nostre paure di ogni giorno. A modellare il nostro mondo onirico ci sarebbero elementi molto più “fisici” e innati: la dimensione, nel nostro cervello, dell’amigdala e dell’ippocampo, cioè i due centri che regolano, rispettivamente, le emozioni e la memoria. A scoprirlo è stato l’Istituto scientifico per la riabilitazione neuromotoria Santa Lucia dei dipartimenti di Psicologia dell’università dell’Aquila, di Bologna e La Sapienza di Roma.

Sarebbero quindi le anatomie dell’amigdala e dell’ippocampo a determinare la bizzarria dei nostri sogni, e anche la nostra capacità di ricordarli al risveglio. «La dimostrazione è arrivata dopo due anni di ricerche su 34 persone di età compresa tra i 20 e i 70 anni – spiega Gianfranco Spalletta, team leader dei neuropsichiatri della fondazione Santa Lucia – Abbiamo messo a punto una procedura di risonanza magnetica per misurare il volume e la densità dell’amigdala e dell’ippocampo, scoprendo che più è destrutturata la prima, più è bassa l’intensità di emozioni dei sogni. Di contro, più è voluminoso l’ippocampo, più saremo in grado di ricordare i sogni al risveglio e le emozioni che ci hanno provocato».

Lo studio è stato pubblicato dalla rivista Human Brain Mapping, e potrebbe trovare applicazioni nella cura di alcune malattie neuro-psichiatriche. «Paradossalmente, in questa fase accadrà che saranno le patologie a fornirci elementi per capire i meccanismi normali del sogno – spiega il professor Luigi De Gennaro, coordinatore della ricerca – Stiamo studiando i sogni dei pazienti affetti dal morbo di Parkinson per dimostrare che esiste un rapporto tra un neurotrasmettitore, la dopamina, deficitario in questi malati, e la riduzione, se non proprio l’assenza, di sogni».

 

Fonte La Repubblica, pag. 47. edott.it