(Furba) Mente

Enzo Spatuzzi

Dott. Enzo Spatuzzi, Psichiatra

Un effetto “collaterale” dell’attuale forma di assistenza psichiatrica è il proliferare come funghi di centri clinici, ambulatori multidisciplinari specialistici, studi polispecialistici, centri riabilitativi che hanno, quasi tutti, fatte le dovute eccezioni, come unico vero obiettivo la sola ottica del profitto.
E su questo niente di male, la vita è fatta di scambi, ed il contenimento delle ansie relative al compito per gli operatori ed i professionisti implicati nella “relazione terapeutica” è dato in buona parte dal pagamento di una parcella.
Ma quando una persona si trova a vivere un periodo di difficoltà individuale, familiare, sociale, lavorativa, intima e deve necessariamente effettuare un magico e misterioso percorso terapeutico, cosa deve tenere in conto nel valutare se il centro a cui si rivolge è valido e se il professionista che lo tiene in cura ha veramente a cuore le sue sorti e con lui, proprio con lui o lei, è possibile effettuare quel bellissimo ancorchè pericoloso viaggio all’interno di se stesso?
Cerchiamo allora di vedere assieme quei semplici indispensabili parametri di giudizio rispetto alla scelta d’un centro clinico o d’un terapeuta così importante e delicata poiché da quell’incontro si decide un destino di felicità o frustrazione permanente.
Ad esempio a me insospettirebbe se leggessi che da quel centro viene sbandierata la cosiddetta “mission” con i buonistici slogan di mettere al centro degli interventi la persona del paziente, mentre invece sento che quella terminologia fatta di valori umani, morali e solidali con quella persona serve solo a mascherare biecamente la logica dell’utile e del profitto.
In quello spazio terapeutico non andrei poiché ci sento il marcio odore della truffa nel momento in cui l’ideale dello scambio comunicativo vien sostituito solo e semplicemente da un baratto finalizzato al marketing più bieco.
E il cuore, il sentimento, l’emozione e la compassione? Già … il cuore!
Più spesso questi “servizi” da erogare alla popolazione affetta da disagio psicologico ed esistenziale sono un po’ come la mafia, tutte le mafie, visto che s’insinuano nei vuoti operativi dei servizi pubblici, esattamente come “la camorra” o “la ‘ndrangheta” che riempiono i vuoti di potere dello stato.
Spero quindi che non si abbia mai bisogno di conoscere queste anomalie del sistema assistenziale, queste lobbies piccole o grandi che siano e non si arrivi mai a sapere chi c’è dietro, cosa c’è sotto e quale padrone del vapore abbia voluto investire in questi centri e perché.
Per esperienze fatte dirò subito che nella maggior parte di queste “realtà commerciali” il paziente non c’è, non esiste come persona, perché vien immediatamente traslato in cliente ed il suo dolore morale oggettivato e tradotto in fortuna in termini di marketing per chi quel dolore dovrebbe per lo meno alleviarlo.
Aggiungerò che neppure chi è aduso al più virtuale linguaggio della new economy può lontanamente immaginare quanto quegli avidi “consigli d’amministrazione” del cervello, ma non dell’anima, si pavoneggino con la settoriale espressione di termini che si addicono solo ad un’aziendalizzazione, più o meno, managerializzata.
E il cuore, il sentimento, l’emozione e la compassione? Già … il cuore!
Solo in centri cosiddetti “clinici” ho capito quanto siano distanti dalle persone sofferenti le parole “mission”, start up d’impresa, management, report di previsione di bilanci e fatturati, interessati come sono quegli imprenditori della sofferenza solo alle bramose aspettative e previsioni d’avidità; se ci si fa caso si realizza la paradossale situazione in cui i gestori dei centri ed i loro subalterni auspicano e si attendono una sorta di epidemia di nevrosi fobiche o depressioni reattive per superare quel point a partenza dal quale c’è la distribuzione degli introiti e dei guadagni derivanti da quel fatturato grondante sangue.
Ma è giusto, umano, corretto e morale augurarsi una congiuntura di soffertissimo dolore morale onde sbancare il casinò del vantaggio privato? E perché poi parlano di banner pubblicitari, di HRM manager, di keywords allusive dell’area, ad esempio, dell’ansia, sperando, implicitamente, che i numeri di clik pubblicitari siano direttamente proporzionali alle richieste di intervento a motivo di lancinanti sofferenze psichiche e psicosomatiche? Ed è sano valutare la modalità di lavoro e, in fin dei conti, la professionalità dei terapeuti sulla scorta dei trattamenti erogati al mese? E’ bene tenere gli occhi aperti anche su questa lapalissiana evidenza.
E il cuore, il sentimento, l’emozione e la compassione? Già … il cuore!
Ma i pazienti sciocchi non sono e il più delle volte saltano le sedute fino a non recarsi mai più da quel professionista dell’aiuto. Per definire questo fenomeno la letteratura scientifica anglosassone utilizza il termine “drop out”. Ma perché nessuno, soprattutto chi ha in carico il paziente, si chiede e fa l’autoanalisi del perché ci sono questi famosi drop out? Queste due paroline sono sintagmi d’un linguaggio settoriale che fa anche “molto fico” per dire che il paziente, una volta conosciuto quel terapeuta, di lui non vuol più saperne e assolutamente non vuol più tornarci spaventato com’è dalla perfezione della “noos” (capacità di ragionamento intenzionale) di quel dottore che, tuttavia, non gli ha mai toccato una sola corda del cuore e che gli ha persino dimostrato, logico-matematicamente, che date le sue scelte cognitive non poteva far altro che ammalarsi. Eppure, diciamola tutta, quello stesso cliente non si è mai accorto che il suo terapeuta sia andato ad esplorare la sua psiche, dal verbo greco “psychein”, soffiare, esalare respiro: ed era proprio quel respiro che il paziente voleva far sentire al suo dottore, mettendone in comune gli aliti, i respiri ed i soffi in una sorta di appassionati baci mozzafiato. Ma quell’esperto terapeuta, ai pazienti che fuggono e che mettono a nudo in lui il senso di fallimento e la lesione della sua fragile sensibilità, difensivamente e senza coscienza alcuna dei suoi agiti, con alterigia non può che dare la spiegazione che è l’utente che non vuole cambiare, mentre lui invece è stato perfetto, forse e con ogni probabilità, accusa l’organizzazione in cui lavora che perfetta lo è stata molto meno. Ma se qualcosa non va in … azienda, bisogna sempre, come riportato nel “Il gattopardo” del marchese Tomasi di Lampedusa, “cambiare tutto affinché nulla cambi”.
In questo caso quale sarebbe stata la cosa più utile ed urgente da fare? Anziché una sana riflessione su se stesso e sul suo operato, magari con altri colleghi e degni supervisori esperti e riconosciuti, quello stesso terapeuta si giustifica e da conto solo al suo business manager. E quel padrone/imprenditore, come se si riferisse ad un ordinativo di forniture, per non avere ulteriori ripercussioni sulle “performances cliniche”, gli trova l’uovo di colombo che bastava riconvocare quel paziente per farlo tornare. Magari con un sms.
No, amici e colleghi, è proprio da noi che quella persona scappa, è proprio da noi che prende le distanze, è proprio a causa nostra che il disagio è aumentato e quell’infelice non trova altra difesa che fuggire in una riedizione dei fallimentari meccanismi antichi con cui provava a far fronte al disagio!
E il cuore, il sentimento, l’emozione e la compassione? Già … il cuore!
Spesso i padroni ricordano sempre ai terapeuti sottoposti quale è il target minimo di trattamenti mensili per aumentare il tasso di crescita dell’azienda ed anticipare il break-even point (relazione che c’è tra i costi di struttura, i costi variabili e i volumi di produzione) onde aumentare la capacità di contatto col …”mercato” magari assumendo un direttore marketing strategico. Quindi diffiderei quando i manager ed i loro project manager ragionano solo in termini di crescita media del fatturato, sventolando sotto gli occhi dei dipendenti (i terapeuti, sic!) il flow delle proiezioni di PCP (tasso di crescita attuale) magari con pubblicità applicata al marketing, sponsorizzazioni, vendita del “servizio” ad altri per portare a cifre stakanovistiche il numero della workstation clinica (aumento del numero di incontri coi pazienti) grazie ad una pianificata ed attenta programmazione e controllo della produzione.
La produzione è prendersi la più alta fetta del mercato della sofferenza psicologica, del dolore morale, della malattia!
E il cuore, il sentimento, l’emozione e la compassione? Già … il cuore!
Ma quali sono le attuali malattie in voga, quali le richieste dal mercato del dolore psichico che più richiedono interventi, insomma quali sono le maggiori richieste da parte del mercato, per le quali si vendono più trattamenti?
Ne cito qualcuna a braccio. Qualche comportamento oppositivo in età evolutiva, lievi difficoltà di apprendimento scolastico, difficoltà in famiglia, col cibo, con il sonno, con la mamma che vien sempre vista come poco oblativa, e dalla genitorialità lesa od inconsapevole e che ci ha sempre preferito nostro fratello minore; qualche mediazione e conciliazione nella coppia, in famiglia e sul lavoro, lievi disturbi del comportamento sessuale, binge eating desorders (ma mai al di sotto di una certa soglia di diminuzione del peso, poiché lì il paziente muore e son dolori medico-legali!). Infine una “passata” psicoterapeutica sui disturbi ansiosi e un poco, ma poco poco per la verità, di interventi incentrati sulle depressioni minori e reattive (solo reattive, per carità!).
E il cuore, il sentimento, l’emozione e la compassione? Già … il cuore!
Ma tu che leggi o tu che scrivi queste pagine imbrattate di sangue e di cuore come vorresti che fossero gestiti i pazienti?
Esattamente come vorrei che fosse trattato mio figlio.

Enzo Spatuzzi

  • http://www.sanzuc.com Alessandro Zucchelli

    Vorrei far notare come l’altra sponda, quella dei servizi pubblici, comporta, oltre alle inevitabili eccezioni presenti in entrambi i campi, le motivazioni al posto fisso e alla carriera. Troppo spesso, la richiesta di un appuntamento presso il servizio pubblico urta contro tempi lunghissimi, per approdare poi, sempre in termini statistici di frequenza, e quindi con le debite eccezioni, a brevi colloqui orientati soprattutto a raccogliere dati per pubblicazioni, invece che al succitato “cuore”. In altri termini, se il servizio pubblico fosse efficace, il servizio privato che volesse competere sarebbe costretto a qualificarsi ulteriormente.

  • mimmmo

    molto spesso il pubblico viene chiuso per favorire il privato……è la psichiatria ne sa qualcosa;

  • Enzo

    “Esattamente come vorrei che fosse trattato mio figlio” mi sembra un ottimo suggerimento per migliorare l’assistenza sanitaria, specie in ambito psichiatrico.

  • Ingrid

    Già……il cuore!!!! Credo che nel campo delle malattie di qualsiasi tipo, qualora non vi è il cuore e diventa tutto meccanico basandosi solo sull’introito di denaro….difficile avere buoni risultati con sé stessi e pure con gli altri. Debbo però dire che spesso viene richiesto a chi opera con dei pazienti il distacco emotivo ed empatico….quindi l’assenza di cuore. Che tristezza!!!!! Dovremmo sempre ricordarci di trattare gli altri come vorremmo essere trattati noi in stato bisogno, solo questo sarebbe sufficiente ad un vivere più dignitosamente per tutti i malati……

  • http://www.facebook.com/profile.php?id=100000235157114 Alex Trapani

    mi scusi dottore solo una curiosità ok posso chiederle solo una cosa i Fiori di back sono buoni contro ansia, tachicardia e fastidi somatici? e non fa niente se prendo en 0,50 1 mattina e 1 la sera come ansiolito, e serupin paroxetina come antidepressivo 1 dopo pranzo, e mezza tapazole per ipertiroidismo, cioè posso lo stesso prendere i fiori di back non ci sono problemi di interazione?