Il caso Darina raccontato da L’Unità

C’entra la politica. Le proposte alternative prevedono la gestione privata

Il 9 gennaio scorso su Libero diretto da Vittorio Feltri, è apparso l’articolo di Cristiana Lodi Psichiatri da legare. La figlia è schizofrenica, rinchiudono la madre. Vi si raccontava la storia di una donna schizofrenica attraverso le parole di sua madre. La figlia è in cura presso il Dipartimento di salute mentale di Trieste, la madre tuttavia afferma che sua figlia non solo non viene curata, ma viene tenuta rinchiusa e lontana da lei contro la sua volontà. Gli psichiatri hanno inoltre disposto tre trattamenti sanitari obbligatori nei suoi confronti perché – a suo dire – si ribellava al modo in cui veniva trattata la figlia.

«SCHEDATA»

L’articolo è scritto con lo stile aggressivo che contraddistingue il giornale, contiene pesanti attacchi agli psichiatri di Trieste e a Franco Basaglia che, si legge, «contestando i luoghi della follia arrivò a contestare la follia stessa. Negandola. E lasciando così i malati abbandonati a loro stessi». È corredato dalla foto della figlia in primo piano con tanto di didascalia che la definisce «schizofrenica» e da un articolo in cui la 180 è detta «legge criminale e criminogena» dello psicologo Luigi De Marchi, firmatario assieme al deputato del Pdl Paolo Guzzanti di una proposta di legge per la modifica della 180. Peppe Dell’Acqua, direttore del DSM di Trieste, risponde tempestivamente con una lettera al quotidiano e con una denuncia. Ma la storia è succosa e altri media ci si buttano. In particolare, nella trasmissione Sabato e Domenica, del 18 gennaio su Rai uno, Franco Di Mare fa parlare la giornalista Lodi che racconta la vicenda così come presentata su Libero. Buttando in pasto ai telespettatori la vita di chi non può difendere la sua privacy. La storia vera è complessa e molto dolorosa. La racconta Peppe Dell’Acqua e la confermano i familiari dei pazienti di Trieste che scrivono una lettera aperta per spiegare perché si fidano degli operatori che hanno in cura i loro figli. È la storia di una figlia schizofrenica e di una madre con un disturbo mentale grave alla mercè di un prete esorcista e di alcuni estremisti di Forza Nuova che le impediscono di accettare la malattia della figlia. Ma non vogliamo entrare in questioni personali, la domanda che ci si pone è: perché?

«FORT APACHE»

«È in atto un attacco a Fort Apache – dice Peppe Dell’Acqua-. Non a caso, il sottosegretario Martini ha detto che la partita della modifica alla legge 180 si chiuderà nel 2009». Come si chiuderà? Nel programma di governo si parlava esplicitamente di «riforma della legge 180 del 1978 in particolare per ciò che concerne il trattamento sanitario obbligatorio dei disturbati psichici». E il sottosegretario Martini ha detto che questo è un punto prioritario del governo. Intanto, sono state presentate alcune proposte di legge: una al senato firmata da Carrara e Ombretta Colli, l’altra alla camera, primo firmatario Ciccioli; la terza, proposta Guzzanti, sempre alla Camera. In comune hanno il fatto che prolungano il periodo di trattamento sanitario obbligatorio e chiedono molti posti letto in più per la salute mentale. «Posti letto che il sistema pubblico non potrà garantire – spiega Dell’Acqua – e che giustificheranno quindi l’ingresso in gioco dei privati».

«La preoccupazione è che parlare della riforma della 180 ci distoglie dall’affrontare il problema più urgente e reale – dice Dell’Acqua – che è quello della dissociazione tra il cambiamento culturale prodotto dalla legge e quello che succede nei fatti. In Friuli Venezia Giulia abbiamo centri di salute mentale aperti 24 ore al giorno e reparti di diagnosi e cura senza contenzione, ma non è così in tutte le regioni. Ci sono leggi regionali monche, pochi fondi, una formazione universitaria che non va bene nella nostra realtà. Questi problemi la sinistra se li deve porre. Non possiamo solo difendere la 180, ma dobbiamo dire cosa fare nelle singole regioni e nelle singole aziende sanitarie».

scienza@unita.it CRISTIANA PULCINELLI 

Fonte: L’Unità

 

  • Mario Comuzzi

    In una delle edicole che chiudono tardi l’ho trovato; mi rivolgo ai responsabili dell’Unità.
    Un vostro dovere civile sarebbe di vergognarvi e chiedere perdono alle vittime di Dell’Acqua e dei suoi squadristi, e ai vostri lettori per le falsificazioni che spacciate per notizie.. Quale attacco alla 180? Voi manipolate ipocritamente i vostri lettori. Qui non c’entra Basaglia, non c’entra nemmeno la psichiatria. Qui si tratta di crimini, che significa vittime e carnefici. .Dell’Acqua è accusato di brutalità su una donna che cercava notizie di sua figlia; di aver fatto sequestrare e sottoporre a sette “trattamenti sanitari obbligatori” questa madre, e di aver ordinato decine di sequestri ai danni della figlia che è tuttora reclusa senza possibilità di incontrare nè la mamma nè alcun altro. A questo Dell’Acqua deve rispondere, non ad altro. Di questo ha scritto Libero e la giornalista Cristiana Lodi, dalla quale potreste imparare cos’è la professionalità.
    La pagina accanto è un’altra vergogna. Nico Pitrelli, dogmatico basagliano, ho avuto la sventura di incontrarlo. A una delle varie ri-presentazioni del suo libro sulla santità di Basaglia, ho osato chiedere la parola. Eravamo in un circolo di rifondazione comunista (Trieste, Longera), dove io mia moglie e mio figlio eravamo più volte andati per il cineforum. A volte eravamo solo noi! Giulio ci aveva suonato più volte come tastierista alle feste. Nico Pitrelli, arrivato il mio turno, mi ha negato la parola. Mi ha impedito di parlare! Col beneplacito del “moderatore” che mi conosceva da anni come frequentatore. L’eroico Pitrelli ha ridato la parola a una sua adulatrice che aveva già parlato, e alla quale ha risposto per 15 minuti. Tutto in perfetto stile basagliano.
    Vi propongo questa frase dal suo libro (pagina 117): “Sono giovani, alcuni lobotomizzati, altri segnati definitivamente da elettroshock, psicofarmaci e torture varie”.
    Tutto sullo stesso piano: lobotomia e la pastiglia di ansiolin.
    Mario Comuzzi

  • Mario Comuzzi

    In una delle edicole che chiudono tardi l’ho trovato; mi rivolgo ai responsabili dell’Unità.
    Un vostro dovere civile sarebbe di vergognarvi e chiedere perdono alle vittime di Dell’Acqua e dei suoi squadristi, e ai vostri lettori per le falsificazioni che spacciate per notizie.. Quale attacco alla 180? Voi manipolate ipocritamente i vostri lettori. Qui non c’entra Basaglia, non c’entra nemmeno la psichiatria. Qui si tratta di crimini, che significa vittime e carnefici. .Dell’Acqua è accusato di brutalità su una donna che cercava notizie di sua figlia; di aver fatto sequestrare e sottoporre a sette “trattamenti sanitari obbligatori” questa madre, e di aver ordinato decine di sequestri ai danni della figlia che è tuttora reclusa senza possibilità di incontrare nè la mamma nè alcun altro. A questo Dell’Acqua deve rispondere, non ad altro. Di questo ha scritto Libero e la giornalista Cristiana Lodi, dalla quale potreste imparare cos’è la professionalità.
    La pagina accanto è un’altra vergogna. Nico Pitrelli, dogmatico basagliano, ho avuto la sventura di incontrarlo. A una delle varie ri-presentazioni del suo libro sulla santità di Basaglia, ho osato chiedere la parola. Eravamo in un circolo di rifondazione comunista (Trieste, Longera), dove io mia moglie e mio figlio eravamo più volte andati per il cineforum. A volte eravamo solo noi! Giulio ci aveva suonato più volte come tastierista alle feste. Nico Pitrelli, arrivato il mio turno, mi ha negato la parola. Mi ha impedito di parlare! Col beneplacito del “moderatore” che mi conosceva da anni come frequentatore. L’eroico Pitrelli ha ridato la parola a una sua adulatrice che aveva già parlato, e alla quale ha risposto per 15 minuti. Tutto in perfetto stile basagliano.
    Vi propongo questa frase dal suo libro (pagina 117): “Sono giovani, alcuni lobotomizzati, altri segnati definitivamente da elettroshock, psicofarmaci e torture varie”.
    Tutto sullo stesso piano: lobotomia e la pastiglia di ansiolin.
    Mario Comuzzi

  • alessandro

    Capisco e comprendo il dolore del signor Comuzzi.Capisco e comprendo la sua giusta battaglia per avere giustizia per un figlio che ha perso la vita a 24 anni a causa di un sistema malato ed ipocrita.
    Sistema che purtoppo ha fondato il suo “essere” sulla sofferanza degli altri.
    Sistema che si difende dietro alla politica , sistema che vede decine di mifgliaia di vittime al suo capezzale senza che nessuno (fino ad oggi) ne abbia mai reso conto ai respondabili.
    E’ sotto gli occhi di tutti come una branca importante della medicina sia in mano oggi come oggi ad una frangia politica e come i suoi errori vengano difesi strenuamente in maniera politica…
    Cosa ha a che fare la politica con la medicina?NULLA!!!
    Sarebbe come dire che visto che gran parte delle operazioni di cataratta in oculitica falliscono è colpa dei fascisti e dei preti perchè hanno manipolato la paziente a denunciare che l’intervento non è riuscito.
    Vi dico queste cose tra il serio ed il faceto perchè obiettivamente ribattere a certi personaggi è francamente diventato una pagliacciata come lo sono le loro affermazioni.
    Alessandro

  • Loredana Loffredo

    Dopo avere letto quest’articolo apparso sull’ Unità proprio a lor signori che passano il tempo a rilasciare interviste, ed ora capisco come a volte possano passare amaramente 18 lunghissimi anni, chiedo:

    ma i tanto temuti e, data la frase tronca parrebbe,  vituperati privati che entrerebbero in gioco, seppur di gioco di certo non si tratta,  in cosa differiscono dai dipendenti pubblici che da trent’anni sono in gioco?

    Forse hanno più di un cervello? Forse più di un cuore? E le mani? Le mani sono uguali?

    Loredana Loffredo Fortebraccio

     

     

  • Seripide

    Ma i giornalisti de l’Unità non sanno neanche scrivere, visto che si sono limitati a fare taglia/incolla della lettera del dottor Dell’Acqua, peraltro già apparsa, alcuni giorni fa, sull’altro giornale di regime, “IL PICCOLO” di Trieste? Credevo che fare giornalismo significasse ricercare la verità in modo da dare ai propri lettori una visione quanto più possibile aderente alla realtà dei fatti; non si sentono dei falliti i giornalisti de “L’UNITA’” ad essere ridotti a ricopiare pari pari le lettere scritte dal dr. Dell’Acqua per poi pubblicarle sul loro giornale?