L’ottimismo è un atteggiamento innato, utile alla sopravvivenza della specie. Infatti se vedessimo il mondo per quello che è, senza un minimo di speranza, resteremmo costantemente schiacciati dalle preoccupazioni. Il cervello possiede i «circuiti dell’ottimismo» e la depressione sarebbe la conseguenza di un “guasto” a questo circuito. A scriverlo, nel saggio Ottimisti di natura: perché vediamo il bicchiere mezzo pieno, è la neuroscienziata Tali Sharot dell’University College di Londra. «Abbiamo dimostrato che il cervello, pensando al futuro, formula più pensieri positivi che negativi – spiega – Ciò non significa che escludiamo a priori la possibilità di disgrazie, ma che trascorriamo più tempo a immaginarci come le eviteremo con successo. Questo è il risultato dell’interazione tra alcune strutture del cervello legate alle emozioni e ai desideri e parte dei lobi frontali che regolano tali impulsi».
Anche la memoria è falsata da questo meccanismo, che ci spinge a edulcorare il nostro passato. Ciascuno crede che il proprio futuro sia più roseo della media. E, quando immaginiamo eventi futuri positivi, si attivano due aree: l’amigdala (il centro di emozioni) e la corteccia cingolata anteriore rostrale. «Senza questa illusione – conclude la neuroscienziata – saremmo sopraffatti dall’indecisione».
Fonti: La Stampa, TuttoScienze, pag. V.
Il circuito che ci rende ottimisti
20 giugno 2012 Di 5 Commenti
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