Giovanni (Eva ha fatto sgamare almeno il nome di battesimo se non è uno posticcio) sono anch’io costretto a farti delle scuse (si veda l’articolo “Abuso Psichiatrico” al link http://www.aipsimed.org/?q=node/280 ,N.d.R.), ma non come rappresentante del sistema degli shrink (strizzacervelli), bensì come rappresentante del genere umano che vuole ritenersi civile e che questi episodi li deve con rabbia stigmatizzare acchè non accadano mai più, oltre che per tenere sempre viva la speranza che almeno qualcuno s’indigni ancora nel vedere uomini che operino violenza su un loro simile né più né meno come avveniva all’interno delle mura maestre del manicomio.
Ciò contritamente premesso, dovremo anche legger dietro gli episodi pur gravissimi.
Ciò che aleggia dietro interventi urgenti operando sulle emergenze è, spesso, un non detto che, quale un convitato di pietra, vi presenzia e comunque aleggia: ed è la paura.
Innanzitutto quella relativa al compito.
Riuscirò io che pure faccio turni e guardie dal 1981 e non si vede la fine ad esser utile ed efficace nel portare quanto meno soccorso in una problematica così conflittuale e ad una persona il cui disagio affonda le sue radici in un humus di cui solo San Pio è a conoscenza al di là delle teorizzazioni e delle ideologie più o meno alla moda in voga nei vari periodi che ho attraversato?
Malgrado tutto l’esperienza non mi conforta affatto e l’empirismo in quei pericolosi frangenti è una parola assai vuota di senso e tale che, anche oggi a 52 anni suonati, mi reputo inesperto e vieppiù mi sento preso dai turchi laddove non opero a Stoccolma o in un asettico luogo preposto ed attrezzato per affrontare la crisi. Attenzione sto parlando di me e queste considerazioni potete pure non esportarle od attribuirvele per niente.
Spesso sbuffando (è anche dispnea), vista l’età dei collaboratori infermieri\infermiere, si sale al quinto piano di un palazzo invariabilemte senza ascensore, e quei poveri madonna, come me, come il paziente, come i suoi familiari, come i vigili urbani del pronto intervento e quei tanto vituperati “mastogiorgi” per i quali oggi qualche lancia in favore dovrò pur spezzare, non devono solo appoggiare il fagiolo sotto l’orecchio per un intervento dell’otorinolaringoiatra, ma
1: salvare la vita al paziente;
2: sedargli la dolorosissima angoscia;
3: tentare di capirci qualcosa in una situazione tanto intricata;
4: non andare in galera sotto il giudizio di qualche magistrato d’assalto;
5: primum non nocere;
6: porre le basi per un contatto e rapporto futuro;
6: non cronicizzare;
7: non fare iniziare una carriera da ammalato all’oggetto dell’intervento;
8: pensare ai figli a casa visto che una persona affetta da grave disagio psicologico molto spesso non è in grado di controllare non solo i suoi pensieri, ma anche i suoi agiti
Questi sono i primi numeri di una classifica di operazioni che giocano un ruolo nel corso di un intervento urgente ed in emergenza, ma se ne accettano altri che chiunque viva queste realtà potrà facilmente aggiungere e da se stesso.
Senza contare che in quel frangente, ma anche in quel confuso trambusto, ognuno di noi sa che deve esser delicato e contattare la persona che ci sta davanti con estremo…tatto.
Insomma Giovanni perdonaci ancora e non so se potrai mai farlo appieno, io certamente no. Tuttavia facciamo riflessioni ad alta voce su determinati accadimenti non per giustificarli, ma per “cum e praenderli”, comprenderli, altrimenti se trattatavasi solo di acting out messi in atto paradossalmente in modo violento per portare…soccorso, io, Spatuzzi, non potrò fare altro che dimettermi non solo dalla psichiatria, ma dal genere umano.
Oltre a tutto mi mancano molti elementi, Giovanni, per poter accettare persino che la cosa sia andata proprio in quella maniera disgraziata.
Buona fortuna a te e a tutti.
Enzo Spatuzzi
“LA PAURA FA …180 ” (Dal Blog enzospatuzzi.it)
23 febbraio 2007 Di Lascia un Commento

