La procura barese: politici e funzionari pubblici proprietari delle Residenze per anziani

Cliniche private, caccia ai prestanome

Cliniche private, caccia ai prestanome
La procura barese: politici e funzionari pubblici proprietari delle Residenze per anziani
[m.sc.]
• BARI. Gli accertamenti sulle Residenze sanitarie assistite imboccano un nuovo filone. Dopo aver messo sotto la lente le procedure di autorizzazione, la procura di Bari sta verificando una nuova ipotesi: che le cinque Rsa autorizzate nel corso del 2008 possano essere state realizzate con denaro proveniente da bancarotte o altri reati societari.
Il fascicolo è quello che fa capo ai pm Roberto Rossi e Lorenzo Nicastro, che già in estate aveva portato a evidenziare alcuni dubbi sulle procedure autorizzative di 5 residenze per anziani e ad iscrivere nel registro degli indagati alcuni imprenditori e funzionari pubblici con l’ac – cusa di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione, al falso e all’abuso d’ufficio. Già all’epoca era emersa la possibilità che le Rsa fa cessero capo a prestanome, come nel caso dell’autorizzazione rilasciata alla Spgs di Bari per una Rsa di San Giovanni Rotondo il cui amministratore unico è il marito della figlia di una dirigente dell’assessorato alla Salute (sono entrambi indagati). Un’altra Rsa, la Madonna della Pace di Andria, è proprietà al 50% dell’imprenditore Vitantonio Roca (ex segretario dei socialisti autonomisti nella Bat, indagato dalla pm Desirèe Digeronimo) e di un parlamentare del Pdl. Che però all’epoca dell’accreditamento non era senatore e non aveva incarichi politici.
A quanto si è saputo ieri, la procura starebbe ricostruendo la «paternità» delle altre residenze sanitarie finite nel mirino proprio allo scopo di verificare a chi fanno capo ed a confermare la possibilità che qualcuna appartenga ad esponenti politici. I pm starebbero poi approfondendo la possibilità che dietro le autorizzazioni ci siano episodi di corruzione: regali «griffati» che i dipendenti regionali potrebbero aver ricevuto in cambio di agevolazioni nell’iter di accreditamento, il cui termine ultimo è peraltro slittato di 12 mesi (dal 2007 al 2008) attraverso una delibera di giunta regionale. La procura ritiene che quella delibera sia illegittima e che la giunta sia stata indotta a concedere la proroga per le pressioni di qualche funzionario. «Quella stessa proroga – fa però notare l’assessore regionale alla Salute, Tommaso Fiore – è stata concessa da 18 Regioni e Province su 21, sulla base di motiva zioni oggettive

Fonte :http://edicola.lagazzettadelmezzogiorno.it/olive/ode/GDM/