Legge 180: relazione del dott. Spatuzzi alla Camera dei Deputati
ROMA, 27 Giugno. Si deve con rispetto e stima plaudire ed esser grati in maniera obbligatoria (o necessaria, come il Trattamento Sanitario?) all’on. Carlo Ciccioli per quest’invito di oggi al convegno tenutosi il 27 giugno alla Camera dei Deputati di Roma poiché mi ha dato l’opportunità di assistere al flusso della storia non dalla riva come figurante/comprimario, ma dall’interno delle acque del fiume navigando quindi come attore protagonista.
Perché quel del 27 giugno è stato un gran giorno per l’Italia civile, democratica e positiva.
Mi son trovato infatti a partecipare all’abbattimento di un muro di Berlino ideologico, alla picconatura di una statua di uno Stalin coi baffi, quegli stessi baffi che da Trieste con apologistica arroganza nascondono ancor oggi il ghigno violento del potere ottimistico, antagonista ed irridente al dolore morale dei pazienti affetti da disagio psichico e, forse ancor di più, dei loro congiunti.
La legge quadro n°180, forse più cornice che quadro, sta per uscire dal dogma delle brume medievali. Grazie alle iniziative dell’onorevole Ciccioli il misticismo mistificatorio di una legge quadro di assistenza può e deve oggi trasformarsi, passando dalla simonia laica oramai priva di senso ad una moderna idea nomotetica di legge in linea con i tempi e questo perché pazienti, familiari ed operatori non hanno più indulgenza né pazienza. E dire che quella che ancora vige sul territorio nazionale voleva essere una legge progressistica, umana e democratica che doveva dare ascolto ad una pluralità di idee. Ed invece i suoi pronubi sostenitori tacciano ancora di eresia coloro che, come me, dopo aver sostenuto ingenuamente l’interesse personale di altri, fuorviato com’ero dalle belle parole della libertà terapeutica, si son col tempo resi conto che il Re era Nudo ed i suoi adulatori erano del tutto inesperti in tema di assistenza psichiatrica pubblica, ma manager perfetti del proprio vizio privato, il potere ed il denaro. Essi minacciano scismi e tacciano di retrivismo quegli umili, ma grandi lavoratori impegnati nella improba lotta al male oscuro, sventolando lo slogan oramai outlet e manipolativo della possibile riapertura dei manicomi oramai chiusi da 34 anni. Chiunque avrebbe fatto un reato/peccato mortale di lesa maestà se delle forze emergenti del consesso civile, democratico e colto, come Ciccioli, si fossero chiesti e ci hanno chiesto: ma così come stiamo andando avanti si va bene? Stiamo assistendo al meglio queste sfortunate persone affette da disturbi ad alta sofferenza espressa? E i loro familiari, sino a questo momento gli unici care givers, si sentono sostenuti da leggi sanitarie che hanno sempre preteso da loro che fossero infermieri, medici, persino farmacologi, assistenti sociali, badanti, controllori, vigilanti del loro dolorosi congiunti? Senza contare l’angoscia derivante dal “dopo di noi”. Ma può essere ancora la minaccia della riapertura dei manicomi un deterrente che impedisce qualsiasi seria dialettica e confronto sui differenti pareri e proposte rispetto alle cose concrete da fare per combattere al meglio quel “lupo cattivo” della malattia mentale? Sin qui i dibattiti in tale direzione son sempre stati indetti solo da “compagni d’una merenda mentale”, una sorta di unanimità bulgara, magari senza neppure più credervi, propugnando in maniera solo sedicente che quella ancora oggi vigente è la migliore delle assistenze psichiatriche possibili, sempre invidiata da tutti i paesi civili, ma mai, dico mai, in quei paesi una legge del genere è stata esportata ed applicata. Ed è inutile che da ogni tribuna si faccia la didascalica distinzione tra T.S.Obbligatorio e T.S.Necessario: solo chi non si è mai confrontato con il dolore della follia può affermare che nel termine “obbligatorio” è contenuta una costante negoziazione tra il curante ed il curato e, quindi, il riconoscimento dell’identità e della dignità di chi oppone un rifiuto a qualcosa che non vuole, dimenticando però che se vi sono gli estremi per un trattamento che travalichi la volontà del paziente può solo significare che quel paziente, a motivo della sua grave sofferenza psichica, non è in grado in quello spazio temporale né di accettare le cure né di rifiutarle coscientemente.
Carlo Ciccioli, anche valoroso collega psichiatra, lavora ancora contro la malattia mentale e anche nel suo impegno di parlamentare, ha raccolto il malessere di ammalati e dei loro care givers e si è dovuto chiedere persino le motivazioni che stanno dietro alla lapalissiana evidenza che più l’ammalato è grave e meno riceve in termini di assistenza da questa società.
Farei un’offesa all’intelligenza di ognuno che legga la proposata Ciccioli, oramai pubblica, se mi provassi a spiegare punto per punto da quale esigenza parta un articolo in essa inserito e a quale esigenza vada a rispondere e quali vuoti essa vuole colmare. Per una legge vale lo stesso assioma applicabile alla poesia: se un poeta deve spiegare le sue poesie vuol dire che è un cattivo poeta. Questa proposta di legge è un libro aperto: chiunque sia implicato nei progetti di cura o di assistenza ne può prendere visione immediatamente, ne comprende la sua necessità, il suo fine e quali interventi essa sottenda.
La legge 180 non è la costituzione italiana: può e deve cambiare
Naturalmente Carlo Ciccioli sa che è solo un primo passo e il resto verrà da sé in virtù d’un dibattito serrato per porre sul tavolo idee diverse e ampi consensi.
Ma questo progetto di riforma è già un buon inizio.
Enzo Spatuzzi
L’ingenua inesperienza di Basaglia e la furbizia maliziosa dei manager
22 luglio 2012 Di 22 Commenti
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