Lo psichiatra Gappa passa la semifinale di “Musicultura”

Al via la quinta settimana di gara radiofonica e la prima semifinale su Radio 1 Rai. A sfidarsi, infatti, i quattro brani più votati nelle prime due settimane di ascolti tra i quali “Mio fratello” di Gappa. 

Per loro una nuova settimana di messa in onda nel palinsesto di Radio 1 e nuovo televoto fino al 14 maggio .

A “Stereonotte” l’ascolto integrale dei brani e le interviste agli artisti in gara, mentre da lunedì 10 maggio e fino a venerdì 14 maggio, la programmazione continua con Start e Baobab.

Si può votare fino alle ore 18.00 di venerdì 14 maggio, chiamando 24 ore su 24, da rete fissa o cellulare il numero 899.03.03.37 .

I due più votati dal pubblico andranno direttamente alla finalissima del 22 maggio, una gara secca che decreterà i due degli 8 vincitori della XXI edizione di Musicultura, che accederanno di diritto alle serate finali del festival, fissate nei giorni 18, 19 e 20 Giugno all’Arena Sferisterio di Macerata. 

Continua anche lo special dedicato a Musicultura su Rai Italia Radio. Al microfono di Rossella Diaco in Taccuino italiano e di Notturno italiano del mercoledì tutti i 16 finalisti di Musicultura 2010 fino al 20 maggio.

 

Testo del brano:

Mio fratello è cresciuto in un nido

sul ramo più secco della quercia nel parco

Mio fratello è nascosto nei fossi

tra le radici come un leopardo

Mio fratello trascina i passi, cammina lento su quel corridoio

vedo il suo sguardo dietro le sbarre e un po’ ci muoio

Mio fratello ha incendiato un ufficio

cavalcando la coda di un drago

mio fratello ha sparato ad un ombra

col suo fucile di legno e di spago

Mio fratello ha perso il lavoro e ha tradito le aspettative

bambino vivace punito da maestre cattive

Mio fratello racconta favole senza morale

Dichiara di avere vinto la prima guerra mondiale

Io non sono senza peccato

Ma vorrei che si usasse più tatto

Quando sento qualcuno che dice

tuo fratello è un po’ matto

 

Mio fratello cammina sul tetto

legge il Vangelo secondo Fabrizio

Mio fratello combatte ogni giorno

contro un pregiudizio

Mio fratello scrive di notte, ma nessuno lo chiama poeta

Certi giorni mi sembra un villano, certi giorni un asceta

 

Mio fratello a quarant’anni ha già la pensione

È così ingenuo che aspetta ancora la rivoluzione

Io lo ascolto e mi faccio spiegare

Quando parla del grande complotto

E me ne frego di chi mi dice

che mio fratello è matto

 

Mio fratello fuma un pacchetto ogni 3 ore

Ha il coraggio di credere ancora in un mondo migliore

Certe volte fa confusione

Tra presente, futuro e passato

Mio fratello è andato fuori una sera

e non è più tornato

 

Il giudizio di Musicultura:

Un’intimistica proposta di canzone d’autore doc con melodia al servizio di un testo struggente ed emozionante.

Gaspare Palmieri Gappa

Gaspare Palmieri, nasce nel 1974 a Modena, dove tuttora risiede e lavora come medico psichiatra. Ha scritto le prime canzoni a 15 anni. Dal 1994 al 1997 frequenta il Laboratorio Canzone del CPM di Milano dopo essere stato selezionato come autore di testi in un concorso nazionale. Nel 2008 ha autoprodotto il suo primo CD “Cervello in fuga”, presso il Tam Tam studio di Cesena. Alcuni brani del CD sono stati trasmessi da programmi radiofonici nazionali (La Zanzara di Radio 24, Decanter di Radio 2, Demo di Radio 1). Con l’amico cantautore Cristian Grassilli sta lavorando a un disco-libro dal titolo “La psicantria”, primo manuale di psicopatologia cantata, che conterrà canzoni sul disagio psichico. E’tra i promotori, insieme al Comune di Modena dell’iniziativa “Oltre il muro: una canzone a 30 anni dalla legge Basaglia”, concorso in cui band modenesi e “psychiatric bands” (gruppi musicali di pazienti e operatori, nati nell’ambito della riabilitazione psichiatrica) hanno prodotto brani sull’argomento, esibendosi sullo stesso palco, contro lo stigma delle malattie psichiatriche.

Gaspare Palmieri al Musicultura Festival XXI Edizione

Intervista

Nel presentarsi alle Audizioni live, i partecipanti al concorso si “auto-intervistano”, per raccontare se stessi e svelare il fertile terreno di creatività ed umanità, che si nasconde oltre le loro canzoni. 

Che ruolo ha nella tua vita lo scrivere canzoni?

Ho cominciato a scrivere canzoni a quindici anni, spinto dalla voglia di esprimermi e come esigenza liberatoria. Ho scritto molto fino a vent’anni, quando l’impegno dell’università, lo studio della medicina, la fame di vita e di esperienze hanno temporaneamente estinto la mia vena creativa. Quando ho finalmente finito tutto il mio percorso (dottorato compreso) e sono diventato un ingranaggio del sistema lavorativo-produttivo, l’ascesso di scorie raccoltosi nel mio cervello è esploso in modo piuttosto acuto e le canzoni sono fuoriuscite come una cascata. All’inizio mi sono un po’ preoccupato, ma il mio analista (che da giovane aveva pubblicato cinque libri di poesie) mi ha rassicurato e finalmente mi sono sentito a mio agio con il mio essere cantautore. Non smetterò mai di ringraziare la Musica per le infinite occasioni che mi regala per sentirmi vivo e di comunicare emotivamente con gli altri.

Cosa vorresti trasmettere agli altri attraverso i tuoi brani?

Le mie canzoni sono piene della mia ironia, del mio sarcasmo e perché no della mia parte più folle. Cerco di trasmettere un messaggio autoironico, sul non prendersi troppo sul serio. Mi piace giocare con la musica, che può essere un bellissimo gioco per adulti. Mi piace provocare, condividere con gli altri le mie osservazioni sul mondo che cambia, smascherare le ipocrisie, usare i paradossi, pungere i cuori addormentati, accendere cerini nelle menti annebbiate. Amo soprattutto quando la musica racconta le storie degli ultimi, degli esclusi, dei reietti, non per pietismo, ma perché queste storie sono sempre le più interessanti.

Mi ha colpito molto il testo di Mio fratello. Come è nato?

Ho scritto Mio fratello quest’estate pensando alla vita dei miei pazienti e al mio primo amico d’infanzia Riccardo, che a ventidue anni si è ammalato di una grave forma di depressione. Riccardo si è suicidato lo scorso 23 Ottobre, a trentacinque anni. Riccardo scriveva poesie e racconti. Ho finito di registrare la canzone una settimana prima e non ho avuto tempo di fargliela ascoltare. Nell’ultimo periodo stava molto male e non mi sono sentito di spedirgli il provino. Questa canzone è per tutti i Riccardi e per i loro famigliari.