Dibattito Basaglia. No lezioni da chi porta dell'acqua al proprio mulino
Ci puzza e non poco l’atteggiamento irritato e, per noi, irritante, di chi alla minima valutazione giudicante di un operato (attenzione, non di ideologie!) replica indignato e con violenza come se gli avessero porto un attacco commettendo il reato di “lesa maestà”, un vero e proprio peccato mortale (siamo a Pasqua!).
Non dovremmo prendere mai in considerazione le parole di chi da sempre ha comandato, blindato com’era nelle stanze dei bottoni del potere socio-psichiatrico, ma questa volta lo facciamo.
Abbiamo sempre dato tutta l’attenzione possibile a coloro che di certe prassi portate avanti pervicacemente e acriticamente ne pagavano invece il conto e ne facevano le spese.
Alcuni di questi siamo noi.
E quindi soprattutto a noi stessi chiediamo, ogni giorno, tutti i giorni, specie quando veniamo da 24 (ventiquattro) ore di turno come unici medici per 140.000 abitanti (centoquarantamila) se siamo riusciti a rispondere alle aspettative dei malati e dei loro familiari, ma anche delle altre istituzioni implicate nel processo assistenziale; se siamo stati utili almeno un poco, se siamo stati in grado di alleviare di un minimo le sofferenze di costoro per la cui assistenza siamo pagati (poco) rispetto a ciò che dobbiamo mettere in piedi: rapporto, relazione, feeling, empatia, simpatia, professionalità, cura, protezione, rassicurazione, fame, sete, denaro, lavoro…come dire un progetto terapeutico-riabilitativo cucito addosso al paziente ponendo in essere in tal modo le cosiddette buone pratiche senza nel contempo essere inquisito o sospeso mettendo così nei guai le nostre famiglie.
Non dovremmo rispondere per nulla a chi ha il cuore gonfio d’orgoglio eroico ed il portafogli di soldi, ma incoerentemente lo sto facendo.
Incongruamente non ci rapportiamo ai politici che se ne fregano e se ne fregano pure perché anch’essi son presi dal pregiudizio (tanto si curano all’estero), non hanno vantaggi e soddisfazioni in termini di ritorno d’immagine (e di voti) da chi ha finito per creare manicomi a cielo aperto come le fogne e discariche campane.
Non dovremmo prendere in considerazione le parole di chi non mostra d’avere l’unica qualità distintiva che connota d’emblèe chi fa questa professione d’aiuto più spesso per pazienti gravi e gravosi, vale a dire la tolleranza della frustrazione; e così si rizela con aggressività tacciando sic et simpliciter di manovra elettorale un pensiero altro, una considerazione lapalissiana di mancata assistenza ed un grido d’aiuto e d’allarme che da ogni parte d’Italia si leva inascoltato e si leva anche e soprattutto dalla culla della legge 180…Trieste, Gorizia, Arezzo…
Ma le leggono le richieste d’aiuto provenienti anche dalle loro zone d’influenza? Dove sono gli alti funzionari residuati bellici d’un’epoca clinicamente morta quando le persone appartenenti al loro bacino d’utenza ci chiedono se siamo a conoscenza se nel loro territorio esiste qualche specialista psichiatra privato disposto ad andare al domicilio del familiare che da mesi non vuole vedere nessuno preso com’è da angoscia disperante?
Più spesso siamo impauriti dall’ascolto di chi a noi si rivolge (Utenti? Pazienti? Disagiati? Diversamente abili?) e dai familiari a cui è stata delegata tutta quanta l’assistenza del congiunto ammalato con il nostro stanco, ma proprio stanco stanco ausilio e che ci ritengono tecnici, quando invece per legge sono stati nominati essi tecnici sul campo trent’anni fa e neppure più una passeggiata si possono fare.
Vorremmo farei medici e non i managers, visto che la seconda parola tautologicamente è antagonista della professione d’aiuto richiesta. E per il manager del disagio psichico “il rancio è sempre ottimo ed abbondante” come quello sul treno per Pechino. Per il manager anche l’assistenza risponde alle leggi del mercato e non è più in relazione ai livelli di bisogno, di assistenza, di gravità.
E’ questo per Dell’Acqua il rispetto della persona umana?
Ma Dell’Acqua ha ragione: rispetto allo statalismo centralistico della capitale triestina noi siamo provinciali. Di tanto in tanto nei nostri begli hotels cinque stelle lusso pagati (e “scaricati” i costi) dalle multinazionali del farmaco da Trieste, ci inviano ancora un portantino, un barelliere o un OSA od OTA per insegnarci a perpetuare l’evangelizzazione del 180° VERBO . E qualche Direttore di Servizio indicando quel pover’uomo all’inclito, folto e colto pubblico in sala esclama ancora:
“Guardate…lui ha fatto la rivoluzione”.
Esattamente come accadeva per tutta la metà del secolo scorso in cui i politici volponi indicando un centenario garibaldino torpido avvolto nel poncio rosso come il suo generale arringavano le folle dei circoli “Unione” urlando:
“Ringraziamolo lui ha fatto l’Unità d’Italia!”
E Dell’Acqua ha avuto modo di conoscere noi sudici quand’era alla Caserta\2.
E noi lui.
Qualcuno ha tradito.
Firmato dai Dirigenti (sic!) Medici di primo e infimo livello
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Pienamente daccordo, tranne
Pienamente daccordo, tranne che Dell'Acqua, alla CE/2, non c'è mai stato.
In compenso di "ideologi" e "martiri del manicomio" alla CE/2 ne sono arrivati tanti, sicuramente più furbi e politicizzati di Peppe, tant'è che a metà dell'opera, messe al sicuro le proprie convenienze, hanno ripreso l'aereo con le valige un po' più pesanti e sono tornati a far danni in territori più facili.
Il risultato oggi è quello di un DSM allo sbando, senza più ne' medici ne'infermieri, ricco di precari in attesa di una sanatoria, retto da un perfetto ponzio pilato, il cui unico scopo sembrerebbe "stare tranquilla".
Hai ragione Roberto era
Hai ragione Roberto era Rotelli e non Dell'Acqua alla Ce\2.
Ma nel corso di una reperibilità pasquale di 24 ore anche i nomi vengono confusi, ma il pensiero di fondo non è distante nella mia visionarietà...come la tua visione "realistica è proprio una fotografia dell'esistente in quel territorio.
Mi scuso con te, con Dell'Acqua e con gli ammalati.
Alla prossima
Psichiatria: fine del
Psichiatria: fine del dibattito
e inizio della repressione
Le scoperte Dell’Acqua calda
di Antonio Tronci * (borderline@tiscali.it)
I dati del dott. Dell’Acqua, che vorrebbero presentare Trieste ed il Friuli come il paradiso dei pazienti psichiatrici, confrontati con quelli della Sardegna, descritta come “realtà ruvida e contraddittoria”, fanno riferimento al periodo tra il 2001 ed il 2006. Peccato che dal 2001 al 2004 in Sardegna non c’erano (bei tempi!) la dott.ssa Del Giudice ne alcun modello triestino di sorta, quindi, semmai quei numeri fossero attendibili, sembrerebbero avvallare l’eventuale successo di un possibile modello sardo. A Trieste, inoltre, si fanno poche “contenzioni in reparto”, perché, col pretesto dello “stato di necessità” il paziente viene prima contenuto al Pronto Soccorso con le manette e poi contenuto farmacologicamente prima di entrare all’SPDC. Peraltro molte gravi urgenze di pazienti friulani, non potendo essere gestite con le democratiche “porte aperte” dei locali SPDC, finiscono sul groppone degli SPDC delle regioni limitrofe che si devono sobbarcare il sovraccarico. Il teorico Dell’Acqua persiste intanto nel demonizzare la “clinica” contrapponendola al “territorio” ed attribuendo alla prima, che comprende anamnesi, esame obbiettivo, diagnosi e terapia (psicologica e/o farmacologia), una “forza sottrattiva” che andrebbe “arginata” a favore di una condivisione di esperienze relazionali con il paziente. Quando le parole poi si sgonfiano si può solo prender atto della sostanza dei fatti. Chi pagherà infatti per il giovane Simone, fiore all’occhiello delle miracolose ed “umane” cure effettuate in questa gloriosa “Fabbrica del Cambiamento”, la quale, invece di occuparsi affinché il paziente assumesse giornalmente le “diaboliche” terapie farmacologiche raccomandate dall’SPDC, terapie che il nostro Peppe definisce “psichiatrie che sottraggono e annientano”, proponeva contro il parere dei medici del SPDC, uno strepitoso intervento alternativo “decontestualizzante”: portare a ciù ciù il paziente per 10 giorni presso un Bed & Breakfast sul lago di Nemi, da dove, stufatosi anticipatamente della noiosa gita, rientrava a Cagliari per recarsi a demolire l’intero reparto psichiatrico con una spranga, terrorizzare tutti i pazienti ricoverati che si asserragliavano atterriti nelle proprie camere, mandare in infortunio sette operatori e demolire tre auto? Chi pagherà per Simone che, per esser stato privato delle cure adeguate, si trova ora rinchiuso a Buoncammino in una “cella liscia” (ovvero senza spigoli o asperità con le quali potrebbe cercare di procurarsi lesioni) dalla quale sarà poi verosimilmente trasferito all’Osp. Psichiatrico Giudiziario? Chi pagherà per tutto ciò dott.ssa Del Giudice? Come mai, per questo caso, non si è ancora istituita una commissione d’inchiesta interna? O magari una esterna? La furia dei nostri colonizzatori, conseguente all’ennesimo smacco subito, sommato a quello vergognoso della sospensione del Primario, ha smascherato il loro vero volto giustizialista rigorosamente unidirezionale. I pionieri della blablablà-terapia, sotto la direzione della Del Giudice, continuando a negare le illegalità strutturali dei locali e il personale carente, da anni segnalati dal dott. Turri, incassano, nello spazio di una settimana in reparto, una impiccagione mancata di un soffio per puro caso (esperienza questa che si sono guardati bene dal condividere), + due fughe di pazienti. Un successone! La Fabbrica del Cambiamento sembra peraltro occuparsi di fabbricare anche il cambiamento dei dati statistici: al contrario infatti dei dati fabbricati dal dott. Dell’Acqua, la fonte ISTAT, verificabile da qualsiasi lettore sul sito http://giustiziaincifre.istat.it, riporta, come dati ufficiali più recenti, quelli risalenti all’anno 2004 che vedono una percentuale nazionale di 5,6 Suicidi (S)/100.000 ab. e di 6 Tentativi di Suicidio (TS)/100.000 ab.; una perc. sarda di 8,9 S/100.000 ab. a fronte di una friulana di 9,8; una perc. sarda di 7,5 TS/100.000 ab. a fronte di una friulana di 13,3; una perc. Cagliaritana di 9,3 S/100.000 ab. a fronte di una Triestina di 12,2; una perc. Cagliaritana di 5,6 TS/100.000 ab. a fronte di una Triestina di 27,7. Mah, dott. Dell’Acqua! Dott.ssa Del Giudice! L’ISTAT afferma che siete i più “mali pigaus” della Nazione! Una sorta di armata Brancaleone! Ma come? E gli straordinari “percorsi di guarigione”? I paradisiaci “luoghi di cura”? O forse ora ci risponderete che anche l’ISTAT è collusa con quei nazisti e aguzzini degli psichiatri di Cagliari? Se questi sono i risultati di 30 anni di lavoro “basagliano”, forse sarebbe il caso di mettere la “Fabbrica del Cambiamento” in cassa-integrazione! Tutto ciò con la disinteressata devozione dell’esperta in Psichiatria Gisella Trincas (€116.000 tra il 2005 e il 2006 per la sua ASARP: delib. n. 45/12 del 27.9.2005+delib. n. 37/11 del 13.9.2006). Procurade ’e moderare, Barones, sa tirannia, triestini, teorici, amministratori importati e locali collaborazionisti, questa sarda “realtà ruvida”, soprattutto se ripetutamente “s-fregata”, potrebbe alla lunga provocare spiacevoli bruciori.
*Psichiatra SPDC Cagliari
Psicoterapeuta
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