L'emergenza psichiatria in Sardegna vista dai giovani medici
Dire che ci siano dei problemi per la psichiatria a Cagliari, è un vero eufemismo. Diciamo che la situazione è abbastanza critica, ma non è certo una cosa recente e attualmente ha raggiunto un livello davvero drammatico.
Abbiamo avuto l'opportunità di vedere di persona il tanto discusso reparto SPDC di cui era primario il dott.Turri. Ciò che ci ha colpito in tale occasione, è stato notare l'elevato numero di pazienti rispetto all'esiguo numero di infermieri e medici. Si capiva benissimo che si trattava di una situazione di enorme precarietà, con quelle poche risorse professionali non era certo possibile gestire quel reparto. Eppure il dott Turri e il suo staff l'hanno fatto, per tanti anni, con la massima professionalità e di sicuro nel pieno rispetto dei propri pazienti.
La situazione che si è venuta a creare è davvero preoccupante, anche per l'effetto che potrebbe avere sui pazienti stessi e soprattutto sui loro parenti. A nostro avviso, si sta strumentalizzando una triste vicenda, come quella del sig.Casu, per "punire", in questo caso, un medico che non ha mai smesso di esprimere le proprie opinioni e di svolgere il suo lavoro secondo scienza e coscienza.
Non si fa altro che parlare del modello triestino, i dirigenti della sanità sarda hanno deciso che è il modello da imitare per risolvere i problemi della psichiatria dell'isola. Noi crediamo che il modello triestino sia molto buono, che va preso come esempio, ma non possiamo certo dimenticare il contesto nel quale si è sviluppato. Un contesto molto differente rispetto a quello sardo, non si può semplicemente "trapiantarlo " soprattutto se non c'è il substrato adatto.
La legge Basaglia è stata certamente un grande successo, per i malati e per la Psichiatria, questo è indubbio. Ma crediamo che purtroppo alla chiusura dei manicomi, non sia seguita la costruzione di strutture adatte per poter curare i malati più gravi. Ogni giorno si è in emergenza, non ci sono posti letto, le strutture che possono accogliere questi pazienti sono davvero insufficienti. Per non parlare poi dei problemi che si presentano nel quotidiano per il reinserimento sociale dei pazienti, dopo la loro dimissione dai vari centri. Burocrazia su Burocrazia, e alla fine chi ne risente è sempre il paziente.
Si sta facendo un enorme caos, ma si perde di vista la cosa più importante: i pazienti hanno il diritto di essere curati, e questo vale ovviamente anche per i pazienti con disturbi mentali. Ma occorrono i mezzi per poterlo fare: siamo medici non maghi. 27 posti letto in quel reparto sono davvero troppi per cosi poco personale, e allo stesso tempo sono troppo pochi per l'utenza cittadina.
Si parla di contenzione fisica, di TSO, di trattamenti farmacologici come se fossero interventi demoniaci, e che lo psichiatra sia il mostro che li usa verso dei poveri disperati: per noi questo è molto grave.
Troppe inutili discussioni e pochi fatti. Noi crediamo che molti dirigenti dovrebbero prima di tutto informarsi sui reali problemi della sanità, discuterne con chi ogni giorno lavora per e con questi pazienti, e lo fa con tanta passione.
Siamo giovani medici all'inizio della nostra professione, abbiamo tanto entusiasmo e tanti progetti, e ci rattrista vedere così tanta diffidenza verso la Psichiatria.
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E il parere di familiari e
E il parere di familiari e pazienti? Quello non si chiede mai vero?
Lavorare secondo scienza e coscienza... Sì perchè è davvero scientifico legare al letto le persone!
Io sono un'utente, sono stata in più di 13, tra reparti psichiatrici e cliniche convenzionate sparse per l'Italia, so bene cos'è la contenzione fisica e farmacologica e niente di tutto questo è scientifico!
So cosa vuole dire essere ricoverata in un reparto sovraffollato con poco personale... vuol dire che ti legano più spesso e ti danno più farmaci, così ce n'è uno in meno da controllare!
Ho visto, soprsttutto infermieri, lavorare con passione distinguendosi da molti altri, e non erano certo quelli che mi saltavano addosso per legarmi al letto, piuttosto quelli che mi ascoltavano, che mi dedicavano del tempo, delle parole proprio per evitare che venissi legata.
Sono stata anche in un reparto dove la contenzione non esiste e le porte sono aperte... lì non c'era più personale che negli altri reparti, medici ed infermieri erano pochi ma evidentemente usavano in altro modo le loro energie e le loro capacità, (e non era a Trieste, era in Piemonte)
Certo che c'è diffidenza verso la psichiatria quando questa diventa disumana.
Il signor Casu è morto legato al letto, e si è creato "il caso", non è un semplice segnale d'allarme!
Nessuno parla di contenzione, noi veniamo legati al letto continuamente, è una vera e propria tortura, ma chi parla di noi? Fino a che sopravviviamo ai farmaci ed alla contenzione, nessuno.
E allora mi sembra il minimo che dopo la morte del signor Casu si spendano due parole per questa pratica che NON è UN ATTO MEDICO NE SCIENTIFICO!
Alice Banfi.
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