Vittorino Andreoli: "Giusto condannare gli psichiatri, la pericolosità va fermata"

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Andreoli

 

Con le recenti sentenze che condannano gli psichiatri per i reati dei loro pazienti i giudici hanno fissato un principio condivisibile?
«Io cerco di capire, non di condannare. Direi che in questo caso riemerge il concetto della pericolosità, abbandonato con la legge Basaglia. Prima il folle era uno pericoloso, poi con la 180 si ritenne che di fatto non era più pericoloso. Ora questa sentenza dice che la pericolosità va prevista».
Possono gli psichiatri essere responsabili di un'azione di un suo paziente?
«La psichiatria può mancare ai propri compiti istituzionali e quindi anche curativi. In quel caso deve pagare».
Hanno ragione i giudici? Si può prevedere?
«Esistono delle patologie, in particolare quella delirante, e fra queste la schizofrenia paranoidea, in cui la pericolosità fa parte del quadro. Bisogna che lo psichiatra prenda consapevolezza che fra i sintomi di alcune patologie esiste la pericolosità e che va curata».

C'è il rischio che questa sentenza spaventi gli psichiatri e diventi un incentivo per l'uso dei farmaci?
«Un paziente in stato delirante bisogna per forza controllarlo con i farmaci».
Uno degli psichiatri condannati ha detto che la decisione dei giudici è contro lo spirito della legge 180.
«Sono passati 30 anni. Finiamola di parlare sempre in termini di pro o contro la 180. Cogliamo una buona volta l'occasione per parlare di psichiatria scientifica o non scientifica».

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questi sono eventi molto

questi sono eventi molto rari, e per ciò assai difficili da prevedere. Un approccio scientifico a questo problema (usare dati "actuarial", cioe' fattori di rischio epidemiologici identificati da precedenti eventi) mostra come sia pressoché impossibile identificare i pazienti a rischio.

Ci sono decine di migliaia di pazienti con schizofrenia, e solo una minuscola percentuale commette atti di violenza.

non esiste una singola evidenza "scientifica" di buona qualità (e cioe' un Randomized Controlled Trial) che mostri il "risk assessment" (a cui il Prof Andreoli sembra riferirsi pur senza nominarlo) distingua tra pazienti "a rischio" e "non a rischio".

Riguardo al trattamento, vi sono molti pazienti resistenti al trattamento con farmaci antipsicotici, per cui l'avere trattato il paziente non avrebbe necessariamente ridotto il rischio (in TSO? per un mese? due? e poi?)

un approccio stigmatizzante come quello del Prof Andreoli non rende di certo più probabile che i pazienti affetti da schizofrenia si facciano seguire dai servizi. Se fossi affetto da schizofrenia l'ultima persona che vorrei vedere sarebbe il Prof Andreoli.

Piuttosto che dare la colpa agli psichiatri pubblici, che lavorano spesso con risorse minime (vedi Napoli e Campania), il Prof Andreoli potrebbe magari usare la sua presenza mediatica per spingere per più investimenti nei servizi territoriali, e per ridurre lo stigma associato alla schizofrenia. Questo si che aiuterebbe a ridurre il rischio, se ci fossero abbastanza risorse per offrire un servizio decente, che i pazienti accetterebbero magari più di buon grado!

Infine, parlare di psichiatria "scientifica" e' anacronistico. I sistemi di paesi più avanzati si stanno infatti spostando da un approccio cosi semplicistico, in cui gli esperti sono solo i professori di psichiatria (vedi il "service user movement" o "consumer movement" begli USA e nel Regno Unito)

Appare evidente che il prof.

Appare evidente che il prof. Andreoli non ha alcuna pratica nel trattare i pazienti psichiatrici sul territorio. Né ha alcuna idea dello stato di impotenza della psichiatria territoriale, sopratutto nelle regioni del Sud, che amministrano la salute mentale in maniera assolutamente contraria allo spirito della 180 e dei Lea, Livelli essenziali di assistenza, completamente disattesi per motivi di ignoranza e di clientela.

PROF ANDREOLI LA INVITO TRA I

PROF ANDREOLI LA INVITO TRA I SUOI STUDI,I SUOI IMPEGNI TELEVISIVI,MEDIATICI A TROVARE UN PO DI TEMPO PER VEDERE NOI IN QUALE CONDIZIONI LAVORIAMO FORSE POTRA CAPIRE A CHE LIVELLO STA IN CAMPANIA IL MONDO DELLA PSCHIATRIA SONO PIENAMENTE D'ACORDO PER QUANTO DICE IL DOTT BLASI E COLGO L'OCCASSIONE PER RINGRAZIARLA PER IL SUO INTERVENTO SULLA NA 5

Le verità scientifiche

Le verità scientifiche (psichiatriche) spesso sono il prodotto di un sapere che di fatto non fa altro che legittimare un 'esigenza di esclusione e normalizzazione sociale assolutamente estranee alla "salute" del malato

ritratto di Mirko G. Salotti

Un pensiero, anche come ex

Un pensiero, anche come ex paziente..
Per quel poco che sò di storico e di personale si pende verso uno scientismo dove c'è necessità di garanzie e criteri punto di riferimento per l'agire.
Scientismo può divenire "miope", "rigido", talora "cinico".
Però anche seguire certi ideali in modo rigido fa dimenticare la "razionalità" e l'"evidenza" della realtà.
A mio parere la Psichiatria non è scienza di esclusione di individui; anzi un concetto di contro-stigma nella sua versione più "tecnica" diventa far accedere a pari trattamenti e cure il malato di medicina generale così come quello che in più ha psicopatologie.
Il problema di fondo in Psichiatria è di nuovo se vogliamo considerare e dare un giusto peso alle sofferenze mentali o meno.
Se si dà un peso importante alle psicopatologie si creano servizi veri ed adeguati!
Non sono solo dei parametri scientifici che fanno prevedere se la persona compirà un atto insano o meno: è la presenza di personale reale accanto al paziente che permette che quest'ultimo non sia contenuto oltre periodi di stretta necessità, che sia osservato in periodi importanti della sua quotidianità, ecc.
Per queste ragioni per me non ha senso spendere le proprie energie in una conflittualità (dove i pazienti diventano talora "militanti"..) tra posizioni diverse, ma spendere per un confronto che soddisfi criteri base accettabili da tutti.
L'esclusione non si misura con il metro di quanto un posto letto sia distante dal bar centrale di una città; l'esclusione parte da dentro di noi e da come noi possiamo far violenza a carattere ideologico sui sofferenti: c'è bisogno di servizi: è una buona occasione per il dialogo; non sarebbe positivo che per garantire "protagonismo" o "inclusione" si dimenticasse anche il più semplice ma basilare "bisogno di dormire" o di "mangiare" (ricordo nel 2007 una persona sofferente mi ringrazio spiritosamente in questo modo quando per penuria di operatori le offrii la cena: se non mangiavo avrei fatto fuori qualcuno..questa sera hai impedito un crimine..).
Non vorrei che nessuno dicesse però: Mirko ha lavorato bene.., perché nessuno mi ha assunto, nessuno pagato.. Al mio posto ci voleva un servizio che non c'era!

Mirko Salotti - progetto RISM
salottimirko@yahoo.it
progetto.rism@yahoo.it

Le verità ideologiche (anche

Le verità ideologiche (anche basagliane) spesso sono il frutto di un sapere che di fatto non fa altro che legittimare un'esigenza di inclusione ed assoggettamento sociale assolutamente estranee alla salute del malato

P. S. (lo stesso anonimo della risposta sulle verità scientifiche)

ritratto di Mirko G. Salotti

Condivido con Lei questa

Condivido con Lei questa affermazione. Non avrei saputo esporla in modo così conciso ma per me esauriente. Ma proprio queste "evidenze" sembra che non si riescano a far comprendere..

ritratto di Marcus

L’intervista al Prof.

L’intervista al Prof. Andreoli è un altro segnale qualificato che ci evidenzia oramai che la Magistratura, quando si occupa di fatti criminosi compiuti da pazienti che soffrono di malattie psichiche ritiene che esista una responsabilità del medico psichiatra che scaturisce dalla << posizione di garanzia >> che la legge gli attribuisce. Sentenze di CASSAZIONE che sanciscono questa responsabilità ci sono, un ulteriore esempio per tutti è quella del Dott. Euro POZZI condannato in cassazione proprio per effetto di questo meccanismo di garanzia che il Magistrato attribuisce al medico e, di volta in volta in funzione delle condotte personali, anche al personale paramedico coinvolto nei fatti. Ora non possiamo liquidare questo “nuovo” orientamento della Magistratura come un attacco alla L.180 perché ridurlo ad una guerra pro e contro L.180 significa perdere di vista il vero problema che è e rimane come volete aiutare queste persone facendo i medici e non i santoni. Quando un medico psichiatra è contrario, a prescindere, all’uso degli psicofarmaci e non li prescrive ai suoi pazienti,perché ritiene che la malattia mentale non esista allora questo medico è da considerare a pieno titolo inserito in quello che il Prof. Andreoli definisce la psichiatria non scientifica e, su questo, personalmente, concordo con il Prof. Andreoli. A questo punto non serve a niente chiedere un approccio scientifico a questo problema ovvero (usare dati "actuarial", cioe' fattori di rischio epidemiologici identificati da precedenti eventi per stabilire la pericolosità o meno auto ed etero diretta di un paziente, per me è certo che quel paziente, schizofrenico paranoide, privato della terapia necessaria è pericoloso per se per altre persone. Per quanto riguarda i pazienti “resistenti” al trattamento (terapia) con farmaci antipsicotici, per cui l'avere trattato il paziente non riduce il rischio, bisogna completare tale ragionamento dicendo che trattare un paziente non può limitarsi alla sola SOMMINISTRAZIONE del farmaco, ma più ampiamente significa anche OSSERVARE e MISURARE i risultati del trattamento e stabilire responsabilmente che il paziente sia resistente o meno e poi, eventualmente, una volta stabilito che il paziente è resistente anche alla CLOZAPINA allora è doveroso RAGIONARE su come GESTIRE un paziente che è resistente a tutto e che deve essere dimesso e può ritornare in famiglia, ma qui si aprono altri scenari: che faccio me ne frego, faccio finta che non sia più un mio problema? Oppure chiamo i famigliari ed espongo il caso, i pericoli, i problemi, e gli spiego che il loro famigliare è resistente ,concordo con loro una strategia? Oppure mi rivolgo al Magistrato? Belle domande, tutte lecite considerando quello che permette l’attuale L.180! C’è da pensare che rassegnare le proprie dimissioni e cambiare mestiere è un opzione per non vedersi cucita addosso responsabilità che oggi ogni psichiatra incomincia a rischiare. Adesso parliamo dei pazienti schizofrenici che non vogliono farsi seguire dai servizi, in questo caso il paziente non ha coscienza della propria malattia e nel post qui sopra si afferma che << un approccio stigmatizzante come quello del Prof Andreoli non rende di certo più probabile che i pazienti affetti da schizofrenia si facciano seguire dai servizi. Se fossi affetto da schizofrenia l'ultima persona che vorrei vedere sarebbe il Prof Andreoli >>. Più che un ragionamento mi sembra demagogia perché ad uno schizofrenico poco importa dell’opinione di Andreoli, anzi credo che non gli importi proprio dell’opinione di nessuno, in verità l’unica cosa che tiene lontano gli schizofrenici dai servizi è proprio la L.180 che non permette una presa in carico del paziente se non con il solito ed inefficiente TSO . Oggi se io mi ammalassi di schizofrenia vorrei essere ricoverato, urgentemente, entro la 1° o massimo 2° crisi in un clinica psichiatrica specialistica, MAI e poi MAI in un SPDC ! e questo anche contro la mia patologica volontà , per essere sottoposto alle terapie necessarie, questa sarebbe l’unica possibilità che avrei per sperare di poterne uscire con il minimo dei danni per me e per la mia famiglia. Ma dimenticavo, che in Italia non ci sono più le cliniche psichiatriche. Beh farò come la ricca borghesia intellettuale di sinistra: caviale e champagne, andrò a ricoverarmi nella selvaggia ed arretrata Mendrisio (CH).
Detto questo devo anche concordare con l ’ intervento che tira le orecchie al Prof. Andreoli perché in effetti, per il peso mediatico che ha, fa ben poco per parlare all’opinione pubblica ed ai medici per promuovere una vera riforma della L.180 battendosi, in modo autorevole, per chiedere maggiori risorse per affrontare in modo scientifico e clinico le malattie mentali e magari spingendo il legislatore a rivedere l’intero assetto normativo, per finalmente, introdurre le strutture intermedia specialistiche dove curare efficacemente questi pazienti. Ultimo pensiero e poi concludo, riguarda la cronicità e la taratura della personalizzata della terapia farmacologica. La L.180 impedisce nei fatti il conseguimento del primo gradino terapeutico che è l’accettazione della terapia e la sua taratura personalizzata per la riduzione degli effetti collaterali. Molto spesso si arriva ad una terapia a valle di un calvario, supplizio per il paziente e per la sua famiglia fatto di TSO continui intercalati, spesso, da atti di violenza sfrenata. Solo alla fine di tutto ciò si può avere la “soddisfazione” nel sapere che un paziente accetta la terapia perché oramai il danno e fatto e nei migliori dei casi resterà per sempre un cronico a carico dei famigliari ed in parte, molto in parte al SSN. Non sarebbe più utile ridurre i tempi di un intervento efficace? Cosa impedisce di intervenire prima?
+ RISORSE:medici e personale infermieristico specializzato e finanziamenti.
+ STRUTTURE specialistiche (cliniche)
+ RICERCA nel campo della salute mentale

- FINE dell'interferenza politica ideologica nel campo della salute mentale.

Grazie
Marcus

Caro Marcus grazie per la tua

Caro Marcus

grazie per la tua risposta. Non parlo del caso specifico, non sapevo che la psichiatra in questione “non credesse” ai farmaci, come sembri suggerire. Certo che clozapina e' il trattamento di scelta per i pazienti resistenti, lo so anche io. Io pero' volevo suggerire un punto più generale.

Riguardo alla "responsabilità del medico psichiatra che scaturisce dalla << posizione di garanzia >> che la legge gli attribuisce", capisco che questa responsabilità sia imposta dalla magistratura. Capisco anche che se uno psichiatra fa questo lavoro nel nostro paese questa sia la dura verità (che e' responsabile per il comportamento violento dei suoi pazienti, che sia in posizione di influenzarlo oppure no).

Posso pero' dire che a me pare ingiusto e stupido? Se sono considerato "colpevole" allora devo almeno essere stato in posizione di avere deciso male, di avere sbagliato.

Nessuno psichiatra, con clozapina, depot, ricoveri o quant'altro (in SPDC, cliniche svizzere, ecc ecc), può GARANTIRE che il proprio paziente non commetta atti di violenza.

Paradossalmente, il numero di omicidi in Italia da parte di pazienti psichiatrici e' sostanzialmente invariato da quando sono stati chiusi i manicomi.

Questi atti ci sono in tutto il mondo, in sistemi sanitari molto diversi, sono molto rari e non sono prevedibili in alcun modo. In Inghilterra hanno speso una fortuna a istituire Team specifici per le persone “a rischio” che non prendono i farmaci e sono dentro e fuori dall'ospedale (Assertive Outreach), e il numero di omicidi compiuti da pazienti e' fisso a circa 60 all'anno nonostante tutto (1:1.000.000 di persone circa sulla popolazione generale, e una minuscola frazione delle centinaia di migliaia di persone che sono seguite dai servizi).

Il fatto che il Prof Andreoli suggerisca altrimenti (che noi possiamo “impedire” tali eventi grazie alla sua non meglio precisata psichiatria "scientifica") mi fa solo sorridere. O quantomeno mi farebbe sorridere se non fosse tragico.

La realtà e' che tali eventi rari non sono prevedibili. D'altra parte ci sono molti eventi simili: i morti per incidenti stradali possono essere ridotti (con airbag, pattuglie della polstrada, autovelox, ABS, controlli dell'alcolemia, ecc ecc) ma non eliminati.

Mi sembra che la Magistratura questo punto se lo sia perso per strada.

Purtroppo la pubblica opinione e' guidata dall'attenzione ossessiva dei media su questi gesti tragici, che riflette uno stigma legato alla malattia mentale presente da lungo tempo (il "matto" e' "pericoloso" per definizione). E' interessante a questo proposito il saggio di Focault "Madness and Civilization: A History of Insanity in the Age of Reason"

Certo che servizi territoriali e ospedalieri ben organizzati e con staff sufficiente magari possono anche “ridurre” il rischio, o almeno evitare i casi più eclatanti. Se pero come psichiatra ho 200 pazienti da solo (o 300) dimmi tu come può seguirli da vicino. Dimmi tu che razza di “rapporto terapeutico” posso avere con loro.

Sono sorpreso invece dal Tuo atteggiamento riguardo agli "schizofrenici": come se una persona quando viene diagnosticata di schizofrenia diventasse di colpo deficiente.

Anche Tu ammetti che il servizio degli SPDC e' scarso. Allora a me pare che un paziente che si sottrae da tale sistema prenda (per assurdo, se vuoi) una decisione piuttosto ragionevole.

(meglio farmi vedere da il mio psichiatra, che per me ha solo 10 minuti, non si preoccupa di nulla se non dei miei "sintomi", mi riempie di 3 o 4 farmaci antipsicotici insieme che sbavo e dormo sempre, e se sto male mi rinchiude in un fetido SPDC? O meglio “arrangiarmi da solo”, e girargli al largo?)

Di certo questo non aiuta i pazienti affetti da schizofrenia a farsi seguire. Di certo in un servizio scadente la "presa in carico" e' difficile.

Anche se ci sono servizi “decenti” rimane il grande dilemma etico di come “trattare” quei pazienti che non “si sentono di stare male”, e che lo psichiatra o l'infermiere non lo vogliono vedere neanche dipinto.

Sono daccordo con te che il TSO sia uno strumento inefficace (una settimana alla volta, mentre in altri paesi può durare fino a un anno o più). Sono anche daccordo che serva un intervento precoce (come per la "early psychosis").

Tuttavia Prof Andreoli questo dilemma etico mi pare non lo apprezzi davvero, preferendo una spiegazione facile e populistica.

Se non ci sono un minimo di risorse, la “colpa” del “fallimento” del servizio e' semmai del Governo/Giunta regionale/Assessore/Direttore Generale ASL che non danno le risorse, non dello psichiatra che ha un carico di lavoro impossibile.

Certo che io sono uno psichiatra del tutto incompetente, oppure esco regolarmente di lavoro alle 13 anche se sono pagato fino alle 17 e il lavoro va a ramengo, allora la colpa e' anche mia. Allora il discorso e' diverso.

Riguardo al punto sulle "cliniche specialistiche", non sono daccordo. Io penso che la *maggior parte* del trattamento per *la maggior parte* dei pazienti possa essere fatta sul territorio. Un ricovero e' spesso un periodo di vita relativamente breve nella vita di un paziente. Se il servizio davvero cerca di *lavorare insieme* al paziente, di aiutarlo nel suo reinserimento sociale, nel suo tragitto psicologico (certo, usando anche farmaci dove appropriato e seguendo le evidenze della letteratura) allora penso che la psichiatria abbia lavorato al meglio.

Ci sono servizi in Italia dove questo e' ancora possibile (primo fra tutti Trieste, che e' ancora oggetto di visite da tutto il mondo).

Se nemmeno ciò funziona, allora un ricovero prolungato può essere la sola soluzione. I letti ospedalieri costano un patrimonio pero, e avere un sistema basato sull'ospedale solamente e' a mio modesto parere antiquato.

"A questo punto non serve a

"A questo punto non serve a niente chiedere un approccio scientifico a questo problema ovvero (usare dati "actuarial", cioe' fattori di rischio epidemiologici identificati da precedenti eventi per stabilire la pericolosità o meno auto ed etero diretta di un paziente, per me è certo che quel paziente, schizofrenico paranoide, privato della terapia necessaria è pericoloso per se per altre persone."
Ecco un'esempio di certezze senza alcun fondamento, semplicemente frutto di pregiudizio e condizionamento culturale.
Ecco ciò che la 180 ha cercato di superare come pregiudizio di base. ecco da dove si doveva partire, superare, ma non rinnegare: il malato mentale automaticamente NON E' PERICOLOSO A SE' ED AGLI ALTRI, lo puo' essere come tanti altri cittadini cosiddetti normali che bevono e investono le persone, altre che uccidono improvvisamente moglie e figli, che uccidono i genitori, che sparano ai propri superiori. Certo alcuni(malati mentali) lo sono o magari lo diventano ancora di più,nonostante i farmaci, per motivi disparati. Piuttosto si tratta di riconoscere quei pochi segnali che possono far pensare che questa pericolosità sta montando, ma non è sempre facile..

e' un fatto che almeno un

e' un fatto che almeno un sottogruppo di individui affetti da schizofrenia siano ad aumentato rischio di violenza. il problema e' che non si può sapere in anticipo chi lo sarà

http://bjp.rcpsych.org/cgi/content/full/180/6/490

ritratto di AipsiMed

Grazie per l'interessante

Grazie per l'interessante segnalazione. Nicola

ritratto di Marcus

Grazie anche da parte

Grazie anche da parte mia.
Marcus

ritratto di Marcus

Caro Anonimo, certamente

Caro Anonimo, certamente  puoi dire che tutto pare ingiusto e stupido se sei considerato colpevole per i reati che commette un tuo (mi permetto di darti del tu) paziente. Ma è proprio così oggi lavori male perché non hai risorse, sei come un soldato di guardia senza fucile  non fai paura a nessuno e, se succede qualcosa rispondi solamente tu. Perché tutto questo?
 
Personalmente ho una mia opinione, provo ad esportela.
 
Quando nacque la L180 il partito comunista (sponsor politico della L180) godeva di un vasto consenso nella Magistratura, il partito comunista investii ingenti risorse  (militanti) da inserire nella Magistratura per perseguire/favorire un “cambiamento” delle istituzioni italiane. Nel 1973 i medici  di psichiatria democratica potevano contare su un’assonanza (flato sociale) nella lettura del conflitto di classe sociale e del disagio, anche mentale, sostenuto in modo indiretto da magistratura democratica. Basaglia nella sua opera “violenza delle istituzioni” diceva che la famiglia, la scuola, il lavoro  sono il crogiolo della malattia mentale “ questa visione era musica nella orecchie di un certo mondo politico che criticava la società di allora.
 
Quindi quando fù approvata L.180 nessun medico di psichiatria democratica si sentii potenzialmente esposto a responsabilità perché sapeva di poter contare su un paracadute assicurato dalla magistratura… democratica. Gli anni a cui mi riferisco sono quelli che vanno dal 1958 -1978, erano i tempi in cui l’intellighenzia di sinistra, organica al PCI, mandava i suoi rampolli a studiare a Mosca per formare la nuova classe politica del paese nel caso in cui fosse arrivato il tanto auspicato cambiamento.
 
Ma il tempo passa e tutto è cambia! Il muro di Berlino è crollato e molti dei giovani che studiarono a Mosca oggi fanno i giornalisti opinionisti per il centro destra!  Oltre a questo, l’italiano medio è cresciuto, ha studiato e si è emancipato, le garanzie costituzionali sono aumentate, da generici richiami agli articoli della costituzione si è arrivati oggi alla condivisione digitale del sapere ed alla mobilità globale, alla possibilità di rivolgersi ad un legale in modo circostanziato e preciso per poter proteggere i propri diritti. Insomma da un sistema chiuso si è passati ad un altro sistema di tipo aperto, certo non è il paradiso, anche qui   ci sono altri devastanti problemi e li stiamo vivendo proprio in questo momento. Negli anni 70 uno psichiatra di un DSM si rapportava con famigliari di pazienti del tutto influenzabili, culturalmente impreparati, insomma un buon boccone, se vuoi un piccolo fastidio da superare con l’allenamento a dare le NON-risposte (come le definiva Basaglia)!
 
Tutto questo per dirti che stai lavorando con regole vecchie in un mondo che non esiste più, il sistema che aveva generato quelle regole è morto e la magistratura di oggi è fatta anche da giovani che hanno altri riferimenti culturali, magari non arriveranno a votare centro destra, ma non hanno più nella testa un progetto di rivoluzione sociale, non fanno più parte di un “grande progetto” e quindi utilizzano il potere che la legge gli conferisce sulla discrezionalità per interpretare in chiave più restringente, per il medico, la responsabilità derivante dalla posizione di garanzia perché adesso non devo più sostenere un “grande progetto”, adesso pensano anche a ciò che giusto e sbagliato, legale e non legale!
 
Solamente quindici anni orsono non avresti avuto alcun problema, neanche se lo sarebbero posto un tale problema un qualsiasi Magistrato! Facciamo insieme un altro sforzo e  prendiamo in esame la legge sulla sicurezza, quella che tutti noi conosciamo sotto il “nome” di ex 626. Prendo questo esempio perché ritengo che sia calzante, vediamo che la legge indica precise responsabilità e pene per il Datore di lavoro ed i responsabili della sicurezza, ma contemporaneamente fornisce anche un percorso preciso fatto di adempimenti e comportamenti che mette al riparo l’Azienda da pene severe nel caso che comunque si verifichino delle disgrazie, perché come giustamente dici tu e cito << Nessuno psichiatra, con clozapina, depot, ricoveri o quant'altro (in SPDC, cliniche svizzere, ecc ecc), può GARANTIRE che il proprio paziente non commetta atti di violenza.>> E’ questo il punto,  quando capitano degli incidenti, il Magistrato valuta la dinamica ma, soprattutto, cerca di comprendere se l’azienda ha rispettato o meno le misure di sicurezza stabilite ed in presenza di tutti gli adempimenti, l’Azienda, di norma, non viene punita. Ora, tu lavori ogni giorno senza regole, la L.180 interpretata da un magistrato “moderno” in chiave di garanzia ti pone in una posizione di assoluta debolezza perché non puoi provare di aver attivato tutti i mezzi prescritti dalla legge in quanto la L.180 non ne indica alcuni e quindi via alle Perizie di parte: quella dei tuoi periti, dell’accusa, ed infine quelli nominati dal Giudice. Beh alla fine ti condannano i tuoi stessi colleghi che scavando nel tuo lavoro scoprono che quel giorno e, solo quel giorno, hai toppato e quindi una carriera splendida fatta anche di sacrifici finisce nel cesso. Perché quel giorno è andata così, perché in una situazione non regolamentata la certezza di non correre rischi può scaturire solamente da una condotta tipo psichiatra burocrate che nei fatti non fa niente,  altrimenti se solo ti permetti di fare qualcosa, ogni giorno rischi, perché non c’è una regola chiara che dice che se fai <A,B,C>> allora sei protetto ed hai fatto il tuo dovere!
 
E’ mia personale opinione che il mestiere di psichiatra, solo in Italia,  sarà sempre più un mestiere a rischio per la crescente responsabilità verso terzi che la magistratura post muro di Berlino gli attribuirà e di conseguenza,  sempre meno assicurazioni saranno disposte a garantire risarcimenti danni per una categoria di lavoratori che lavora senza regole a loro difesa. I primi a scendere in piazza, per vedere modificata la L.180 dovrebbero essere gli psichiatri “moderni” illuminati non ideologizzati, insomma i giovani psichiatri inseriti nell’ economia digitale che quando vedono un uomo malato lo vogliono aiutare e non lo guardano come il risultato di un processo di degenerazione sociale da compatire e curare con la sociologia.
 
Colgo l’occasione per augurati un Buon Natale e Felice anno nuovo a te ed a tutti i lettori di AipsiMed.
 
Marcus

L'omissione di atti di

L'omissione di atti di ufficio, l'omicidio colposo sono reati già previsti dal codice penale attuale. Basaglia ha scritto "Le istituzione della violenza", caso mai, ed in quel libro ha anche sottolineato come la critica, l'analisi, e lo smascheramento delle violenze istituzionali va fatta giorno per giorno, anno per anno. Oggi le cose sono diverse (la società è diversa) e l'analisi da fare è diversa, ma il rischio che certi poteri ( molto vicini nella loro essenza a quelli di ieri) si riproducano con modalità diverse, è alta, come appunto Basaglia metteva in guardia nel libro da te citato.
Buon Natale

ritratto di Marcus

Anonimo, grazie per la

Anonimo, grazie per la precisazione sul titolo del libro di Basaglia. Ma andiamo avanti, oggi sono in ferie e riesco a dedicare un po’ di tempo su questi argomenti che ritengo utili a promuovere una conoscenza di questo fenomeno che è molto complesso.
Convengo ancora una volta con te che i reati di omissione d’atti d’ufficio e omicidio colposo sono reati previsti da sempre nel nostro ordinamento. Ora, detto questo, devo anche andare oltre, voglio che sia ben chiaro che quando apprendo la notizia di una condanna verso un medico psichiatra la cosa non mi diverte assolutamente perché non stiamo parlando di una persona che ha delle condotte criminali o persegue illeciti arricchimenti. Nella stragrande maggioranza dei casi si tratta di professionisti che sbagliano e, come tutti i professionisti, pagano. (punto)
Purtroppo devo registrare nella mia oramai ventennale esperienza di famigliare e di volontario nel marasma della salute mentale un comportamento direi schizofrenico di alcuni medici psichiatrici. Faccio un esempio concreto: la L.180 restituisce il pallino della cura al paziente e conferisce al medico un unico strumento che supera la volontarietà del paziente che  è il TSO. Ma molto spesso, ho assistito, anzi continuo ad assistere a situazioni in cui il paziente oscilla tra l’SPDC e la famiglia ed a me questo sembra una contradizione. Un continuo, entra ed esci che di terapeutico non ha niente. In questo continuo va e vieni dall’SPDC può capitare che un poliziotto si prenda una coltellata e muorec(Genova 2008) o un fratello e madre vengano uccisi (Ferrara 2008) oppure il paziente stesso decida di farla finita (Milano 2008) in tutti questi casi la domanda che tutti si pongono, dico proprio tutti è: ma si poteva evitare? La risposta a questa domanda non è scontata, dipende da chi si fa questa domanda o più precisamente dalla “lettura” che se ne da. Supponiamo, è solo una supposizione, che il punto di vista sia quello di un ortodosso basagliano, beh immagino che  direbbe che queste tragedie non possono essere previste perché un paziente non è più pericoloso di quanto lo possa essere un qualsiasi altro cittadino sano di mente. Per cui tutto regolare, nessuna responsabilità per il sistema, il sistema ha funzionato bene, fine. Rimane da capire chi allora ha commesso il reato, in quanto la legge non attribuisce responsabilità a chi è affetto da malattie mentali, il sistema ha retto, e i morti? I morti vanno e vengono? Boh, bel dilemma!  Analiziamo un altro punto di vista, infatti tutto cambia quando si apre un  inchiesta, in quel caso,  si scopre che la persona, su perizia effettuata sulle cartelle del DSM , era effettivamente affetto da malattia mentale (che per i basagliani ricordo non esiste!) e qui il Magistrato pre-muro di Berlino, impegnato, conclude con- nessuna responsabilità-, fine dell’inchiesta, archiviazione, tutti contenti. Anche qui il sistema ha tenuto, tutto bene!  Se però il caso viene affidato ad un Magistrato post-muro di Berlino la chiusura dell’inchiesta può non essere così scontata e può capitare che si apra un procedimento  affidandosi a perizie. Le perizie posso vincolare fortemente il giudizio del Magistrato e se i tuoi colleghi non sono Basagliani ortodossi, finisce che scoprono che si poteva evitare e qui scatta il meccanismo di garanzia e poi  la condanna. Morale: oggi puoi correre dei rischi perché  lavori letteralmente con il fuoco e non hai con te neanche l’estintore, niente proprio niente. Oggi quando vedi un paziente nel tuo studio e gli dici: prego può andare ci vediamo a luglio 2009 e siete entrambi a dicembre 2008, sei sereno, tranquillo, come L’inter in campionato, scendi in campo e vinci!  Perché sai che il tuo paziente ha le stesse probabilità di commettere reati che ha un qualsiasi altro cittadino e tu ne sei certo perché ti sei formato sui sacri libri del Prof. Franco, ne hai una certezza incrollabile e il fatto che i famigliari siano disperati ed i suoi vicini siano terrorizzati è per te la conferma dello stigma che circonda i tuoi pazienti, perché non ci sono conferme scientifiche che dicono che i tuoi pazienti siano pericolosi o che diano un qualsivoglia problema. Io invece, se fossi in te, mi cagherei nelle mutande per la responsabilità.
Da un certo punto di vista, oramai alcuni medici dei DSM assomigliate sempre più a dei martiri predestinati, involontari, incoscienti. Accettano il martirio della condanna come un attacco alla L.180 ed al lavoro fin qui realizzato per chiudere i manicomi e dare la giusta libertà ai vostri pazienti. Avete davvero i coglioni!
Oggi il vostro vero nemico si chiama sistema sociale evoluto, emancipazione della magistratura, evoluzione della classe medica che rivede in chiave clinica la malattia mentale e realizza perizie (quella del Giudice ovvero quella che conta d’avvero) che dicono che potevi o dovevi fare di più. Davvero sconvolgente!
Aggiungi che lavori (se sei pubblico)  per un datore di lavoro (lo Stato) che non ti da risorse, che ti ammazza con turni e guardie, che ti butta sul tavolo del tuo studio decine e decine di pazienti e poi (sempre lo Stato) incomincia anche a punirti ed hai decine e decine di pazienti in giro per la tua città che ogni giorno possono pensare che il loro vicino di casa è il capo degli alieni ed è giunto il momento di farlo fuori! Ripeto io mi cagherei addosso a fare il tuo lavoro.
Pensa che ogni volta che dici ad un tuo paziente: prego può andare è libero di tornare dalla sua famiglia, sai che succede? Te lo dico io: i fratelli, madri, padri, dello stesso, un minuto dopo, mi chiamano e piangendo mi dicono: sono disperato il Dottore del DSM ci dice che l’ SPDC lo dimette  e ritorna a casa. Cosa facciamo? Nessuno ci ascolta,siamo disperati, ci aiuti, la nostra vita è un inferno, non possiamo parlare, ci minaccia, dobbiamo sempre fargli trovare le sigarette altrimenti si arrabbia, l’ultima volta ha distrutto la  televisione, lo ha buttata giù dalla finestra, fortuna che non passava qualcuno. Almeno voi che fate volontariato nelle associazioni, abbiamo paura, mio padre e mia madre sono disperati. Oramai siamo al 4° TSO non possiamo andare avanti in questo modo!
Mi spieghi, chi cazzo me lo fa fare di stare qui a rompermi i coglioni con i tuoi pazienti ! Ma tieniteli! Quando sono in quelle condizioni mi fai la cortesia di tenerteli, certo se sei già  al 4° TSO, hai ragione anche tu, dove minchia lo mandi, poi escono, le cliniche psichiatriche le hanno chiuse! E quindi via in mezzo alla strada!
Io sono l’anomalia! Io non dovrei esistere, sono l’errore di sistema, sono la segnalazione di windows che ti dice << l’applicazione è stata terminata>>, Sono il cestino di windows, sempre pronto ad accogliere una nuova vita da cestinare!
Perché non esiste un’associazione di volontariato che si chiama vittime della ginecologia o i famigliari delle vittime dell’ ortopedia,  il treno dei dermatologi, il Gran solair della psicanalisi. Perché?
Invece io esisto! Rassegnati, devi abituarti all’idea, ogni sistema ha i suoi anticorpi a difesa dell’organismo, se vuoi è la fisica che assicura la mia esistenza, per l’esattezza è  il 1°  principio della termo dinamica: legge di conservazione dell’energia. Non possiamo farci niente io e te siamo destinati a vivere in simbiosi, tu crei io gestisco ciò che tu crei. Tu dimetti i pazienti, io faccio di tutto per portarli in comunità. Tu non ascolti i famigliari dei pazienti, io mi faccio le flebo di incontri con loro. Tu vieni pagato, io lavoro gratis. Tu non sei presente quando serve aiuto, io sono presente quando serve. Tu non parli con i famigliari, io parlo tutti i santi giorni con loro. Tu non vuoi le cliniche psichiatriche, io voglio le cliniche psichiatriche. Tu incominci a rischiare la galera, io no! Non rischio niente, se non ogni tanto, qualche coltellata da i tuoi affidabilissimi pazienti. Io sono la tua antimateria! Sono il tuo complemento a uno, sono quello che non ascolti quando qualcosa non va.  Sono tutto ciò che ti piacerebbe essere ma non hai mai avuto il coraggio (le palle) per  esserlo. Sono il calcio nel culo al tuo capo che non hai mai osato tirare.
 Caro anonimo, viviamo insieme da anni, siamo come sposati, legati da un comune destino e pensa un po’, non so neanche il tuo nome, dove vivi. Almeno per Natale, dopo tutto quello che faccio per te, un pensierino!  ….Niente!
Mi raccomando, almeno per Natale, prolunga il TSO a Marcello, fammi finire il cenone di Natale, lo sai che poi sua sorella mi martella tutto il giorno al cellulare, perchè a differenza tua, io purtroppo il mio cellulare lo metto a disposizione per le emergenze.
Ancora buon Natale!
Marcus
Ps. Marcello: non devi preoccuparti, la mia è una provocazione intellettuale, chiamami quando vuoi, lo sai che ti voglio bene, confermo che saremo tutti insieme per il Cenone.

Basaglia non ha mai detto che

Basaglia non ha mai detto che la malattia mentale non esiste. Ha affermato che non era possibile connotarla nelle condizioni in cui il malato veniva ad essere costretto da quelle istituzioni della violenza come il manicomio. Nel senso che quando il malato mentale veniva internato succedeva che l'istituzionalizzazione e le pratiche di contenzione ad essa collegate producevano un disagio ed una sofferenza aggiuntiva (artificiale) che di fatto rendevano irriconoscibile sia il malato che la malattia. Non ha affermato che il malato mentale non è pericoloso, bensì che la pericolosità va ricercata caso per caso, ed anche quando presente non è detto che sia da mettere in correlazione alla sua malattia.
Detto questo, la 180 doveva essere una legge transitoria (da migliorare) ed invece è stata difesa a tutti i costi, e la mia impressione è, che molti di coloro che lo hanno fatto e lo stanno ancora facendo, oramai sono caduti in una trappola ideologica ed anche talvolta politica. Ed ancora una volta il loro lavoro rischia di diventare funzionale alla riproduzione dei loro sistemi, della loro istituzione e magari anche dei loro ruoli , ma molto lontano dalla salute di coloro che sono chiamati a "curare".
Per quanto riguarda le responsabilità credo anch'io che si dovrebbe trovare delle soluzioni nuove, magari rendendole più collettive, non certo rinchiudendo di nuovo tutti i "pazzi" nelle strutture protette.

Ho ascoltato la trasmissione

Ho ascoltato la trasmissione svoltasi in data 21/12/2008 e miinteressava sapere nello specifico della sindrome di ansia e attacchi di panico e se è il caso di intervenire con una terapia farmacologica.
grazie

ritratto di Marcus

Caro Anonimo, ti scrivo, così

Caro Anonimo, ti scrivo, così mi distraggo un po'
Quando affermi che << che quando Il malato mentale veniva internato succedeva che l'istituzionalizzazione e le pratiche di contenzione ad essa collegate producevano un disagio ed una sofferenza aggiuntiva (artificiale) che di fatto rendevano irriconoscibile sia il malato che la malattia>>. Perdona ma sarà stato vero non lo discuto agli inizi del 1978, ma se permetti è come dire che le condizione di lavoro degli operai nelle fabbriche all’inizio del 1900 erano disumane e quindi era giusto chiuderle? In realtà non è stato così, le fabbriche si sono evolute fino a moderni ambienti ergonomici, puliti e tutti noi lavoriamo in fabbrica. Mi spieghi quale miglioramento c’è? Che differenza fa se oggi gli stessi malati sono “liberi” e soffrono di una sofferenza aggiuntiva (artificiale) prodotta dall’abbandono e dalle non cure, dai ripetuti TSO, da quelle schifezze che sono gli SPDC? Ma andiamo, diciamo come stanno le cose.  Ma finiamola di dire che ieri c'era il partito nazista e per tanto non si possono più fondare i partiti. Non si fonda il partito nazista e basta, non si fanno più i manicomi luridi e putridi e basta, ma moderne cliniche psichiatriche si che si devono fare e oramai non serve più internare a vita nessuno. L'esperienza dei CSM/DSM non è da buttare è da completare con le cliniche specialistiche e da una valida rete di comunità terapeutiche per tutti coloro che non hanno una famiglia o non sono autosufficienti.
Asta la vista
Marcus
 

Forse il paragone più

Forse il paragone più appropriato sarebbe con alcuni campi di concentramento nazista dove la scritta:Arbeit macht frei" rendeva bene l'idea di un'ergoterapia istituzionalizzata e dove il ricovero coatto, la spogliazione di ogni diritto, e l'assenza di qualsiasi emancipazione e di ogni riabilitazione erano la regola. Certo quelle istituzioni della violenza andavano chiuse, come i manicomi.
L'abbandono crea sofferenza e disagio che sicuramente si aggiunge alla malattia. Sono perfettamente d'accordo che la 180 vada superata, anche con la qualità degli interventi terapeutici. ma attenzione che le gabbie anche se d'oro, restano gabbie!
Buon Anno

ritratto di Marcus

Caro Anonimo Continui a fare

Caro Anonimo
Continui a fare demagogia, politica sociale: ma piantala! A Roma, 2000 anni orsono, c'era gente che si divertiva a vedere uomini morire per gioco. E allora? Oggi è storia!(punto)
Sono tutti passaggi sociali e storici da cui imparare e, imparare, significa capire i meccanismi che hanno portato alla realizzazione di certi orrori.
Concordo con te che le gabbie non servono e rimangono sempre delle gabbie, ma se ti limiti a dire ciò fai ancora solamente della demagogia, se permetti devi andare oltre.
Perchè chiedere l’istituzione di  cliniche psichiatriche specialistiche significa volere assicurare uno strumento operativo, efficiente ad ogni uomo malato che ne abbia bisogno, una struttura sanitaria vera per affrontare le malattie mentali, tutto qui!
Stabilire quanti mesi, settimane, giorni un uomo debba permanere o anche non entrare affatto in una di queste cliniche, indovina ? Spetta a te!! che fai lo psichiatra! La più alta garanzie che ho che le future cliniche psichiatriche specialistiche funzioneranno bene è farci lavorare psichiatri proprio come te, con le tue idee, la tua professionalità, sarai la mia barriere anti prevaricazione, il motore culturale e di tutela dei diritti dei TUOI pazienti!!
 
Vuoi veramente evitare che la tua nuova futura clinica psichiatrica, in cui lavorerai serenamente e proficuamente, possa diventare un cesso? Semplice, dipenderà dal tuo lavoro, da quanto romperai i coglioni a tutti per tendere, in modo continuo e tenace all'eccellenza terapeutica, clinica e gestionale per i tuoi pazienti.
Dai brindiamo alle future cliniche psichiatriche, ti vedo già come primario!
Buon anno, buono 41° anno della L.180
Marcus

caro Marcus, sei più reale

caro Marcus, sei più reale del Re, pensi che le cliniche risolvano il problema? Ti sei mai posto il problema di quanto e come certe pratiche possono esercitare dominio, assoggettamento e sfruttamento, con strumenti diversi, con modalità diverse ed in tempi diversi? Ti sei mai posto il problema di quanto pericoloso possa essere prevedere trattamenti sanitari obbligatori senza garanzie? Magari per devianze sempre più allargate: disturbi di personalità, dipendenze varie, disurbi borderline.. ecc
Ti sei mai posto il problema di chi trae vantaggio di tutto questo. Il paziente ? Le istituzioni sociali che rappresentano e tutelano un particolare sistema sociale (politico, religioso economico)? I famigliari?
E poi, i farmaci, quanto e quando avvelenano l'anima invece che curare la persona? Già, forse per te l'anima è solo un vago ricordo di quando eri piccolo..

Siamo un gruppo di operatori

Siamo un gruppo di operatori del S.P.D.C. e siccome abbiamo sempre delle discussioni inerenti al rapporto numerico pazienti/infermieri, ci piacerebbe sapere la situazione nelle vostre realtà operative.
Nel ringraziarvi anticipatamente cogliamo l’occasione anche per inviarvi i nostri più sinceri auguri di un Buon 2009.

ritratto di Marcus

Caro anonimo, io sono

Caro anonimo, io sono garantista e realista come ogni cittadino non politicizzato. La verità è che oggi siamo all'interno di un sistema che non garantisce nessuno e casi come quello di Trieste in cui una madre sana di mente subisce 3 TSO ne è la conferma galileiana.
Oggi se uno psichiatra volesse farmi un TSO, quasi sicuramente ci riuscirebbe, perchè il TSO deve essere contro firmato solamente dal Sindaco, il quale non essendo un tecnico quasi mai va a sindacare il lavoro del medico, ripeto vatti al leggere il caso della Sig.ra Darina di Trieste è un vero caso da manuale. Per cui se proprio lo vogliamo dire oggi vivi, anzi viviamo nel caos più totale e nella scarsa garanzia per tutti.
Invece dovremmo modificare l'istituto del TSO introducendo figure di garanzia per il paziente che abbiamo titolo per sindacare, per esempio perchè sono a loro volta medici o avvocati specializzati con il supporto di medici e psicologi. Insomma le ricette possono essere tante, basta ragionarci sopra ed i meccanismi di garanzia si trovano, non c'è bisogno d'essere un Basagliano per  essere considerato il paladino della libertà personali. Il modo migliore per cercare meccanismi di garanzia valida è quello del confornto e perchè no valutare anche esperienze realizzate in altri paesi come l'arretrata Svizzera ed il primitivo UK.
Caro anonimo mi inviti a nozze a parlare di psicofarmaci. Perchè sono d'accordo con te che gli spicofarmaci sono pericolosi, ma lo sono ancora di più se non vengono DATI o peggio  non DOSATI millimetricamente sulla fisiologia della persona, ma per fare questo devi rimanere in una struttura per il tempo tecnico necessario per dosarli e per rimanere in una struttura, indovina? devi restarci con un TSO! (nel 80% dei casi) altrimenti niente. E qui casca l'asino perchè 7 gg di TSO non sono sufficienti per  tarare la terapia e quindi questi pazienti vengono dimessi con terapie appena abbozzate o peggio mirate alla sedazione per cancellare l'acuzia e basta. Risultato: i pazienti (giustamente) rifiutano di utilizzare terapie non tarate perchè hanno effetti collaterali pesantissimi e quindi dismettono il trattamento, si scompensano nuovamente e nuovamente vanno verso crisi, quindi altro TSO e così via. FOLLIA! è una FOLLIA!
Invece sarebbe opportuno prolungare il TSO in una struttura speciliazzata per tarare la terapia portandola ad un livello tale da creare i benefici con limitati effetti collaterali. coadiuvare il tutto con un intervento psicologico, un'analisi seria con un progetto credibile e sostenibile, ma per fare questo serve tempo e servono strutture che non ci sono più.
Purtroppo, noi abbiamo le pezze al culo! Siamo all'anno zero e le famiglie non sono aiutate! bene ! Grazie!
La mia anima mi ha detto di dirti che ha appena incontrato la tua al bar che con mano tremolante si stava scolando il solito bianchino delle 8:30. Mi dice di curarla di più, perchè la tua, tende ad alzare il gomito!
Non permetterti più di rivolgerti in questo modo, almeno abbi la decenza di mettere il tuo nome sotto quello che scrivi come faccio io tutte le volte che devo rompermi la OO per risponderti!
Piantala di fare demagogia, quel periodo è finito, adesso ti tocca lavorare!
Anonimo!
Marcus 
 
 

Caro Anonimo ed altri che la

Caro Anonimo ed altri che la pensano come te,
MA PERCHE' mai non viene accettato che il nostro organo più complesso, il cervello , possa ammalarsi come gli altri organi?PERCHE' mai non si accetta che ci possano essere buoni e pessimi medici , ma che la psichiatria e lo studio del cervello fanno passi avanti e l'unica COSA che ha senso è IL FARE in linea con i nuovi studi su questo organo?
Il resto è demagogia,cattiva medicina ,pessima (o inesistente )riabilitazione.
Nora

Mi spiace ma sei andato fuori

Mi spiace ma sei andato fuori tema. Peccato.
P.S. Non ascoltare troppo le voci, possono essere pericolose
ciao

ritratto di Giovanni Salvi

Gentile Nora Kaufman, non

Gentile Nora Kaufman,

non sono daccordo con Lei che si possa spiegare la malattia mentale solo con il "cervello che si ammala".

Per esempio, se si misura la prevalenza di malattie mentali in una popolazione in guerra si trova che molte piu' persone soffrono di disturbi mentali. Lo stesso si puo' dire di una grave recessione economica (al proposito si veda l'ottimo trattato "Recovery from Schizophrenia" di Richard Warner).

Ancora, uno dei fattori di rischio principali per la schizofrenia e' "vivere in una grande citta'": piu' grande la citta', piu' grande il rischio. Nessuno sa' da cosa cio' dipenda.

La malattia mentale ha le sue radici in fattori biologici ("cervello che si ammala"), psicologici, e sociali.

Questa complessita' deve essere tenuta in considerazione quando si programmano interventi terapeutici, sia nel singolo malato che a livello di popolazione.

Gentili saluti,
Giovanni Salvi

ritratto di AipsiMed

Concordo su molti punti con

Concordo su molti punti con entrambi perchè sembrate esprimere un concetto simile: la multifattorialità nell'eziologia delle malattie mentali. Un cosa però non mi è chiara. Giovanni afferma che "uno dei fattori di rischio principali per la schizofrenia e' "vivere in una grande citta'": piu' grande la citta', piu' grande il rischio". A cosa ti riferisci? All'incidenza, alla prevalenza, al decorso, alla prognosi, all'eziologia? E,inoltre, potresti cortesemente citare la fonte?Grazie, Nicola

ritratto di Giovanni Salvi

Gentile Nicola, l'aspetto

Gentile Nicola,

l'aspetto principale che e' stato studiato e' l'incidenza.
Qui ci sono un paio di link a studi pubblicati sui questo dato, che e' ormai incontrovertibile essendo stato verificato da gruppi diversi in paesi diversi.

http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/11695950

http://schizophreniabulletin.oxfordjournals.org/cgi/content/abstract/31/...

personalmente non sono a conoscenza di studi su decorso e prognosi, anche se sarebbe di certo interessante saperne di piu'.

Giovanni Salvi

ritratto di AipsiMed

Grazie infinite Giovanni. Io

Grazie infinite Giovanni. Io ho appena riportato i dati di letteratura di mia conoscenza nel precedente commento. Magari potremmo scrivere insieme un articolo sul tema "Malattie Mentali e urbanizzazione" che è di sicuro interesse per noi e per i lettori. Come dicevi tu è comunque indubbio il ruolo negativo della carenza di supporto familiare verosimilmente più frequente in città.
Grazie ancora, Nicola

ritratto di AipsiMed

Caro Giovanni, innanzitutto

Caro Giovanni, innanzitutto grazie per il tuo contributo. Desidero tuttavia chiarire il rapporto tra "Fattori di rischio per la schizofrenia e il vivere in città". Pertanto riporto i dati di letteratura.
Alcuni Autori hanno descritto che l’incidenza della schizofrenia aumenta in misura proporzionale all’estensione della città nelle città con una popolazione superiore ai 100.000 abitanti, mentre questa correlazione non sarebbe rilevabile nelle aree rurali né nelle città piccole.
I risultati degli studi sono comunque nel complesso contraddittori.
Dohrenwend e Dohrenwend (1974) avevano concluso che la prevalenza era pressoché simile sia nelle aree urbane che rurali; mentre uno studio condotto nello stesso tempo in Maryland da Eaton aveva rilevato un tasso
di 0,60‰ nelle aree urbane rispetto ad un tasso di 0,23‰. Una possibile spiegazione viene ricondotta al tipo di vita. La città costituirebbe uno spazio di continue modificazioni dei rapporti richiedendo un costante adattamento mentre la vita nelle zone rurali sarebbe più stabile e facilitante l’integrazione.
Sono questi i medesimi elementi che rendono conto del differente decorso della malattia schizofrenica nei paesi industrializzati
rispetto a quelli meno industrializzati, nei quali i pazienti schizofrenici hanno un decorso meno severo e drammatico e meno tendente alla cronicizzazione.
Nelle aree industrializzate la struttura della famiglia potrebbe indurre stress sociali sul parente malato che generalmente non riesce a lavorare e a raggiungere gli standard sociali. Viceversa nei paesi in via di sviluppo la famiglia potrebbe svolgere una funzione protettiva poiché sostenuta
da altri parenti nella gestione del parente malato.

ritratto di Giovanni Salvi

Gentile anonimo, Non pretendo

Gentile anonimo,

Non pretendo di certo di avere l'ultima parola su un argomento tanto complesso e difficile da studiare.

E' vero che questo dato (relazione schizofrenia/urbanizzazione) non e' stato trovato in TUTTI i paesi dove e' stato studiato. E' ipotizzato che cio' possa dipendere da diversi flussi migratori, oppure dalla diversa organizzazione dei servizi.

Questo articolo su Lancet tratta della questione.
Jaap Peena, and Jack Dekkera: Is urbanicity an environmental risk-factor for psychiatric disorders? Lancet Volume 363, Issue 9426, 19 June 2004, Pages 2012-2013

L'aspetto del diverso decorso della psicosi nei paesi del "terzo mondo" e' un altro interessante punto da tenere in considerazione.

Nel complesso, gli aspetti biologici, psicologici, e sociali vanno tutti considerati. Magari si potrebbe aprire un forum su queste questioni

Gentili saluti,
Giovanni

ritratto di AipsiMed

Grazie Giovanni Salvi,

Grazie Giovanni Salvi, condivido tutto ciò che dici e apriremo presto un forum sull'argomento che hai suggerito. Nicola

ASSOLUTAMENTE D'accordo con

ASSOLUTAMENTE D'accordo con lei! In generale in Italia PURTROPPO la multifattorialità dei disturbi mentali viene poco considerata e passano in prima linea fattori sociali e ambientali.A me basta sottolineare che esiste il versante biologico che va tenuto in considerazione.(Io parlo soprattutto di disturbi bipolari). Non tenerne conto non permette di mettere a punto un approccio corretto.
Nora

ritratto di Marcus

Anonimo, Sei veramente

Anonimo,
Sei veramente all'annozero! Piantala di insultare e datti tu una regolata.
Mentre mi inserisco nel solco aperto da Nora per quanto rigurada il versante biologico perchè per tanto tempo alcune sub culture mediche referenti al pensiero politico Basagliano hanno sotterrato questa possibilità relegando la malattia mentale ad un malassere sociale e basta.
La possibilità di investigare la componente biologica della malattia è a mio parere essere un pilastro della psichiatria, come è importante l'approccio multifattoriale.
Altro aspetto da non dimenticare mai è l'oggi, ovvero quali comportamenti operativi è necessario adottare ogni giorno per aiutare concretamente chi soffre. Per l'impegno di volontario che ho nel marasma della salute mentale sono interessato a ciò che oggi si può fare, perchè chi soffre ha urgente bisongo di aiuto e lo vuole oggi.
Pensare al futuro è importantissimo, chi non pensa al futuro, parla al futuro, scrive usando i verbi al futuro non ha progettualità, voi pmedici psichiatri avete l'obbligo di pensare al futuro ma di muovervi nell'oggi con concretezza e responsabilità mettendo l'uomo al centro del vostro importante lavoro.
Un saluto a tutti
Marcus
 
 
 

ritratto di Marcus

Il tema malattie mentali ed

Il tema malattie mentali ed urbanizzazione, suggerito da Giovanni è un tema molto interessante, appena possibile auspico l'apertura di un forum. Il malessere del benessere, la contraddizione dell'evoluzione sociale e delle malattie che si "creano" . A volte mi sembra che la natura continui a porre l'uomo difronte a sfide che mitigano o annullino le conquiste sociali. Come se continuasse a ricordarci che per Lei siamo e resteremo fondamentalmente degli animali senzienti, ma sempre animali. La fame uccide, miglioriamo la qualità del cibo e diventiamo obesi e quindi ci ammaliamo. Una volta facevamo chilometri a piedi per spostarci oggi l'auto annulla tutto ciò ma crea dolori muscolari, tensioni, altro disagio.
Che la soluzione sia quella di tornare a vivere su un ramo arrampicati come scimmie? O nei villaggi neolitici con il capo tribù, lo sciamano ed una schiera sterminata di parenti: nonne, zie, cugini, nipoti tutti sotto la stessa tenda. Ma anche qui, potrebbe non essere una soluzione universale, immaginate voi di alzarvi tutte le mattine e di trovarvi Pannella, tutto spettinato, appena svegliato con la sigaretta e caffè che vi inchioda con una profonda riflessione alle 8:00 del mattino sui i problemi del mondo... e poi, via, fino a sera e così per l'eternità. C'è da cambiare tenda! ma anche qui...potresti finire nella tenda di Capezzone! ahi!!!
L'unica cosa certa è che viviamo di più, i Romani a quarantanni erano da buttare, io oggi ho quarantanni e mi sento nel pieno della vita.
ciao
Marcus
 
 
 

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