Gli antipsicotici in gravidanza sono rischiosi?
L’incidenza della schizofrenia nella popolazione generale varia dall’1% al 2% circa. La schizofrenia colpisce uomini e donne in ugual modo, in tutte le culture e le classi socioeconomiche. Il picco dell’età di esordio nelle donne è 25-35 anni, che è anche il picco dell’età fertile,e le donne con malattie psicotiche hanno maggior probabilità di una gravidanza indesiderata rispetto alle donne senza malattia psicotica. I farmaci antipsicotici non sono prescritti solo per la schizofrenia, ma, soprattutto dopo l’introduzione degli antipsicotici di seconda generazione (atipici), sono utilizzati anche nel trattamento di altre malattie psichiatriche, come il disturbo bipolare.
Di conseguenza si è avuto un aumento del numero delle donne che necessitano di terapia antipsicotica che hanno probabilità di iniziare una gravidanza. È importante valutare la sicurezza di questi farmaci in gravidanza, poiché la maggior parte delle donne con una malattia psichiatrica grave non può interrompere l’assunzione del farmaco, e questo interferirebbe con le attività della vita quotidiana, specialmente prendersi cura di un neonato. In questa review sono descritte le informazioni basate sull’evidenza disponibili fino ad oggi riguardo la sicurezza degli antipsicotici che sono utilizzati attualmente durante la gravidanza.
Questi includono gli antipsicotici di prima generazione (convenzionali, come prometazina, clorpromazina, proclorperazina, aloperidolo, perfenazina, trifluoperazina, loxapina, tioridazina, flupentixolo, flufenazina) e gli antipsicotici di seconda generazione (come clozapina, risperidone, olanzapina, quetiapina, ziprasidone, aripiprazolo, paliperidone). Finora non è stata trovata un’associazione certa tra l’uso di antipsicotici durante la gravidanza e un aumento del rischio di difetti del feto o altri esiti avversi. Tuttavia c’è scarsità di informazioni e mancano studi comparativi prospettici che siano ampi e ben disegnati.
Le informazioni presentate non devono perciò essere interpretate come conclusive riguardo la sicurezza di questi farmaci, perché occorrono maggiori ricerche. Le donne che necessitano del trattamento dovrebbero sempre discutere rischi e benefici della farmacoterapia con il loro medico, e se si ritiene che il trattamento vada continuato in gravidanza, le informazioni evidenced-based presentate qui saranno utili in questa importante decisione.
Einarson A, Boskovic R - Motherisk Program, Division of Clinical Pharmacology, The Hospital for Sick Children, University of Toronto, Canada - J Psychiatr Pract. 2009;15(3):183-92 Abstract Originale
Fonte:http://www.jcitalia.it/WO_PSI/index115_5.htm
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