Per il Ministero della Salute i nostri figli sono morti E’ la denuncia dei genitori dei pazienti psichiatrici

In questa video intervista girata a Napoli, un gruppo di genitori di pazienti affetti da malattie mentali parla di cosa significa vivere con un figlio affetto da un disturbo psichiatrico e denuncia le carenze dell’assistenza psichiatrica pubblica e il sentimento di abbandono da parte delle Istituzioni. Il gruppo di genitori si è riunito nell’Associazione Il Filo, con sede a Napoli, e intende portare a conoscenza di tutti il seguente messaggio. A parlare è il signor Corrado Esposito socio fondatore e portavoce dell’Associazione (per vedere l’intervista cliccare su Play).

” Anticamente e mi riferisco più precisamente al medioevo, era oscurantista della nostra storia, chi aveva la sfortuna di essere un cosiddetto “folle” era considerato indemoniato, posseduto e quindi inevitabilmente destinato alla fiamma del rogo su di una pubblica piazza fra gli sberleffi della gente.
Certo potremmo pensare che alla luce dei nostri giorni e quindi a centinaia di anni di distanza le cose siano cambiate, che la gente, le istituzioni, coloro i quali ci governano si siano scrollati di dosso questi cruenti atteggiamenti, senz’altro dettati dalla ignoranza e da ataviche paure.
Purtroppo però dobbiamo constatare con amarezza che non è proprio così. Le tecnologie è vero si sono evolute, la scienza ed in particolare quella medica ha compiuto specialmente negli ultimi anni esponenziali progressi. Oggi esistono terapie innovative per la cura di gravi patologie quali la leucemia, la sclerosi e molte altre. Sono sorti Centri di studi e di ricerche avanzate, reparti di degenza all’avanguardia. I trapianti d’organo e di cellule fanno ormai parte di una realtà non più avveniristica e si effettuano come normale routine.
Ma ci siamo chiesti in materia di malattie psichiche cosa è stato realmente realizzato?
Certo ad una prima approssimativa risposta potremmo dire che certe metodiche inumane quali l’elettroshock, i coma diabetici indotti o le famose docce gelate siano state abolite, che la mitica camicia di forza è stata sostituita dall’azione chimica di farmaci quali i neurolettici o le benzodiazepine, ma ancora molto resta da fare.
Con l’attuazione della Legge 180 è vero che sono stati aboliti (in gran parte) gli incivili ed odiosi lager, ma al tempo stesso si è creata una profonda frattura, un grande vuoto dovuto all’assenza di valide politiche destinate alla riabilitazione ed al reinserimento sociale di questi pazienti. Ciò è senz’altro imputabile alla colpevole latitanza, nonché al disinteresse anche a livello politico che le istituzioni preposte mostrano verso queste problematiche.
Basti pensare all’esiguo numero di posti letto distribuiti in ambito regionale nei reparti di degenza destinati alla psichiatria. Quanti ospedali, anche di rilievo nazionale, in Campania ne sono sprovvisti? Perché in tutte le strutture sanitarie il SSN ha previsto l’esistenza di reparti di Medicina, Nefrologia, Urologia e quant’altro per chi è affetto da patologie organiche o reparti di chirurgia per chi ha una colecistopatia o una appendicopatia o magari un tumore da asportare, ma chi soffre di patologie quali la schizofrenia, la paranoia o psicosi varie e differenziate nelle loro tragiche realtà, spesso si deve accontentare dei pochi posti disponibili o illecitamente non riservati finendo per essere ricoverato a Vallo della Lucania e cioè a centinaia di chilometri di distanza con tutte le difficoltà economiche e di trasporto per chi vive accanto ai propri cari e che in virtù proprio di questi disagi si vede negato anche l’umano diritto di seguire ed assistere i propri figli.
Queste persone, i folli, lo Stato, diciamoci la verità, le ha deliberatamente abbandonate alle proprie famiglie incapaci spesso di gestirle e destinate inesorabilmente al degrado e all’annientamento psico sociale di tutti i suoi componenti empaticamente coinvolti.
E’ una lotta impari vivere quotidianamente con la malattia. Vivere con un proprio caro malato significa semplicemente non vivere, ma subire, amare ed odiare, perché esasperati si arriva anche ad odiare un proprio figlio che nella sua inconsapevole incoscienza sottopone chi gli vive accanto ad ogni tipo di folle angheria. Così come cresce la pena ed il dolore di chi impotente assiste all’emarginazione di un ragazzo buttato magari su un letto e volutamente imbottitosi di sedativi perché incapace di relazionarsi con i suoi coetanei e che a modo suo chiede un aiuto che solo noi padri e madri possiamo comprendere purtroppo senza poter far nulla.
Noi siamo un gruppo di genitori con storie ed esperienze maledettamente comuni, che, stanchi di queste grida nel silenzio, stanchi di veder ignorati e calpestati i nostri diritti, abbiamo pensato di unirci in associazione legalmente costituita denominata “Il Filo” poiché comune ed unico è il filo che ci lega ed è quello della malattia, ma al tempo stesso è il filo che ci tiene uniti nel perseguire la speranza di vivere in maniera positiva questi gravi disagi.
La legge 180, nonché le sue svariate applicazioni e delibere a livello regionale, stabiliscono la necessità di iniziative tese alla riabilitazione e finalizzate all’inserimento di queste persone e per garantire il rispetto di tali diritti ci siamo costituiti. Purtroppo allo stato attuale si fa molto poco: i Direttori delle Aziende sanitarie hanno finora dimostrato di non avere alcuna sensibilità e interesse verso queste problematiche intenti come sono, da zelanti burocrati e manager a far quadrare i loro bilanci (di denaro pubblico) risparmiando sulla pelle di chi non ha voce per gridare, per protestare o pretendere visto che, spesso, la inconsapevolezza della propria malattia è una costante.
Gli obiettivi da perseguire sono, a nostro avviso, molteplici:
• Ampliamento sul territorio di reparti destinati ai ricoveri in regime di TSO.
• Effettiva finalizzazione terapeutica di tali reparti allo stato usati quale misura coercitiva.
• Semplificazione delle procedure per tali tipologie di ricovero, spesso assurdamente complicate, cavillose, macchinose fino a non essere considerate veri e propri interventi di Pronto Soccorso.
• Esenzione per alcune categorie di farmaci quali le benzodiazepine largamente usate in psichiatria ed allo stato a totale carico delle famiglie.
• Potenziamento e quindi più ampi margini di operatività sia a livello di organici che di risorse economiche e mezzi delle sedi territoriali dei Centri di Salute Mentale elementi fondanti per una buona assistenza affidata oggi solo alla individuale, operosa e personale volontà di medici ed infermieri che, senza mezzi adeguati, risulta spesso lodevole ma palesemente inadeguata.
• Ma quello che più ci sta a cuore e per cui abbiamo deciso di unirci è l’attuazione di una reale politica riabilitativa fatta di attività sia ludiche che di inserimento sociale tese a recuperare la fragile motivazione di questi ragazzi.
Le varie leggi prevedono iniziative per il coinvolgimento sociale come la costituzione di Cooperative con fondi specificamente destinati.
Ci chiediamo: dove sono questi fondi? In che modo diverso vengono oggi utilizzati? Dove sono finite queste iniziative?
Allo stato attuale esiste ben poco:
• Lettura del giornale (lodevole ed economica).
• Partita al bowling (unisettimanale ed economica).
• Altre piccole iniziative di poco spessore ma soprattutto di poco costo.
Sinceramente se sono queste le iniziative tese alla riabilitazione ci sentiamo presi in giro. Noi pensiamo che il nostro sforzo di familiari debba fondersi con quello degli operatori. La professionalità ed un miglioramento della operatività personale ma soprattutto collettiva possono fungere per noi da potenti volano.
Quindi ad operatori e psichiatri in particolare chiediamo una collaborazione effettiva. Vogliamo lottare insieme per ottenere maggiori risorse umane ed economiche.
“Il Filo” si impegna a lottare e stare accanto a voi e a perseguire uno scopo comune: MIGLIORARE!
Associazione “Il Filo” ONLUS
Sede in Napoli Telefono 3471380424

  • Arianna

    Comprendo a fondo lo sfogo dei familiari, ma rimango comunque piu' colpita dal fatto che un padre si preoccupi delle mancanze strutturali volte a garantire un TSO, quando forse il vero compito dell'attuale psichiatria sarebbe operare al fine di ridurre quanto piu' possibile il ricorso a tale pratica. Che credo per un familiare rappresenti sicuramente un dramma umano pesante, non solo "una rogna" in termini pratici. Per conto mio e' grave dover finire ricoverati a chilometri di distanza o non avere un'ambulanza attrezzata nel caso si presenti l'effetiva e urgente necessita' di una misura d'urgenza; ma il numero cosi' alto di misure d'urgenza non e' gia' di per se' sintomo di fallimento e sconfitta della pratica psichiatrica da parte delle cosiddette strutture territoriali? Come dire che la 180 ci ha lasciato tuttora in retaggio il fatidico problema del "dove metterli", ancora e sempre predominante sul "cosa fare per", almeno per quanto ho potuto sperimentare nella mia esperienza quotidiana di utente psichiatrico.

  • Anonymous

    Ho letto con molta attenzione e vivo intersse quest'articolo anche perchè chi si è "sporcato le mani" con la malattia mentale sa bene di cosa stiamo parlando.

    La legge 180 ancora oggi rappresenta l'unico punto di svolta della psichiatria in tutta la sua storia. Peccato che anche sulle buone ideologie si debba speculare. La legge 180 ha segnato il boom della psichiatria perche oltre che all'ideologia di fondo garantiva un grossissimo giro di soldi. Vedi la chiusura dei manicomi e l'apertura delle case-famiglie, vedi quante assunzioni. Una corsia del manicomio era gestita da uno massimo due infermieri, oggi ne trovi tre solo al centralino che tra l'altro o è occupato o è fuori posto o quando rispondono non ti sanno indirizzare.

    Un altro giro di soldi? Il corso universitario per riabilitatori psichiatrici. Le Università continuano a sfornare riabilitatori e le Asl continuano a non assumere.

    Quei pochi fortunati che riescono a lavorare per cooperative o quant'altro sono sottopagati o non pagati affatto. Tutto dipende dall'humor della signora Regione o dalla Signora ASL.

    Gli operatori della riabilitazione appartengono alla categoria dei "chi non ha voce per gridare".

    Spesso sono schiavizzati dal personale pubblico semplicemente perchè i secondi hanno un altissimo potere contrattuale, spesso lavorano con psichiatri che per tutta la loro carriera si sono sempre occupati di clinica avendo come oggetto di studio il paziente e non la persona e ad un certo punto s'inventano responsabili o coordinatori del settore della riabilitazione.

    Il problema è serio e il fatto che se ne inizia a parlare è un grandissimo passo avanti. Vi faccio tanti auguri