Piemonte: in 40 mila con disturbi mentali gravi

In Piemonte 2 persone ogni 10 sono interessate da disturbi mentali lievi, medi o gravi. In tutto, sono 840 mila. Oltre 40 mila ogni anno, ovvero l’1,5 per cento della popolazione, sono i pazienti con patologie più gravi in carico ai Servizi di salute mentale.

Circa 1.500 persone, in particolare, risultano “intrappolate” per sempre nella malattia e sono sottoposte al fenomeno del “revolving door” che le fa entrare e uscire senza sosta dalle strutture deputate alla cura.

A livello universitario, invece, schizzano le domande di iscrizione per il corso di laurea triennale di Tecnica della riabilitazione psichiatrica: triplicate in quattro anni.

Sono alcuni dei dati emersi durante il convegno nazionale Fenascop tenutosi a Torino la scorsa settimana.

Dei 40mila piemontesi con patologie più gravi, circa duemila effettuano percorsi riabilitativi residenziali o semiresidenziali nell’ambito del Dipartimento di salute Mentale e strutture afferenti. Sono invece 5.500 i ricoveri in casa di cura, mentre 7.500 quelli ospedalieri negli S.P.D.C. (Servizio psichiatrico diagnosi e cura): di questi ultimi 13.000, il 60% è ricoverato una sola volta il 20% 2 volte e il restante 20% più di 2 volte.

Come mai 1.500 persone non riescono più a uscire dalla tenaglia della malattia mentale? Tre le cause individuate durante il convegno, ci sarebbero la difficoltà del servizio nel rispondere alle problematiche del territorio, la scarsa o insufficiente collaborazione da parte del paziente e/o delle famiglie e la scarsa integrazione dei servizi e delle istituzioni deputate alla cura e all’assistenza. L’insufficienza della cura, trasformerebbe così in molti casi, le strutture destinate ai pazienti acuti in strutture per malati cronici.

Una fotografia davvero poco confortante. Ma non basta: nel 2020 secondo l’Oms la depressione sarà la seconda causa, dopo le malattie cardiovascolari, di anni di vita persi per disabilità. L’importanza della tematica è sottolineata anche dal crescente interesse dei giovani nei confronti di professioni collegate alla salute mentale: a Torino la domanda di iscrizioni è infatti triplicata negli ultimi quattro anni e nell’anno 2009/2010 si sono registrate 62 domande per 25 posti disponibili nel corso di laurea in Tecnica della riabilitazione psichiatrica, perfettamente in linea con la media nazionale di 990 domande per 367 posti.

Ma mancano all’appello – causa anche i concorsi bloccati in ambito pubblico – circa 500 operatori: ne servirebbero almeno 2.800 a fronte dei 2.300 impiegati nel pubblico e nel privato tra psichiatri, psicologi, infermieri, operatori socio-sanitari, educatori, animatori e tecnici della riabilitazione.

Fonte http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/blog/grubrica.asp?ID_blog=211&ID_articolo=192&ID_sezione=&sezione=

  • Loredana Loffredo

    Oltre ai punti evidenziati dal convegno della Fenascop sul perché 1.500 persone non riescono più a uscire dalla tenaglia della malattia mentale qui in Piemonte vorrei aggiungere alcune cose basate su dati di cui allegherò alcune tabelle affinchè sia possibile per tutti farsi poi un’idea precisa.In Piemonte 9 case di cura gestiscono come evidenziato dall’articolo de “La Stampa” 5.500 ricoveri all’anno per una contropartita di 45 milioni di euro.Alcune di queste strutture negli anni scorsi non rispettavano neppure gli standard strutturali minimi previsti dalla legge per operare quale casa di cura,numerose le ispezioni della vigilanza che lo segnalavano,nessuna sanzione,nessuna revoca delle autorizzazioni.Oggi come ieri sono state pagate al prezzo di case di cura ciò che casa di cura non era dunque.Sono le stesse 9 strutture di oggi.Le comunità,ovvero il gradino intermedio per la riabilitazione, sia di tipo A che di tipo B sono dislocate sul territorio piemontese in modo a dire poco scandaloso come potrete facilmente tutti evincere dalla tabella che allego con tanto di nomi cognomi ed indirizzi tanto per non sparare a casaccio.Come tutti potrete notare, in alcune Asl piemontesi,a fronte di una popolazione residente in quella zona molto inferiore ad altre zone con una densità di popolazione di gran lunga maggiore sono nate e si sono moltiplicate come funghi innumerevoli Comunità.In altre Asl tra cui la ex Asl 2 di Torino non c’è neppure una comunità.Poi dalla Regione, che è la stessa che rilascia le autorizzazioni, ci raccontano che ci sono 3 posti letto ogni 10.000 abitanti invece che 1 ogni 10.000 come previsto quale minimo dalla legge,peccato che in alcune zone ci sono ben 14 posti letto ed in altre zone lontane 100 km non ce n’è neppure uno e non ci dicono neppure perché se vi erano posti letto in più poi in alcune strutture ancora oggi c’è il soprannumero di pazienti.Amici degli amici?Santi in paradiso?Anche in questo caso su numerose ispezioni della vigilanza che segnalavano inadempienze strutturali e di personale od il soprannumero di pazienti non è stata elevata nessuna sanzione e nessuna revoca delle autorizzazioni è stata attuata. Oggi come ieri sono state pagate al prezzo di Comunità ciò che Comunità non era.Sono le stesse strutture di oggi.Ovviamente la mia che di sanzioni non ne ha mai prese è stata “epurata” come ormai pure le pietre sanno.Dei gruppi appartamento neppure ne parlo dato che Report ampiamente li ha documentati e tutti si sono potuti fare un’idea.Ecco, per me è questo il motivo principe del perché 1.500 persone in Piemonte non usciranno mai dalla malattia mentale se non grazie alla morte.Queste persone sono state deportate lontano dal loro territorio e la riabilitazione che ovviamente passa anche attraverso il personale impiegato per attuarla in molti casi non c’era ma i piemontesi pagavano lo stesso una riabilitazione che di fatto era solo cronicizzazione atta a gonfiare le tasche di qualcuno e non guardate me che sono povera in canna!