Potremmo denunciare Asl e servizi sociali

LIVORNO. «Sto preparando l’istanza per chiedere il trasferimento di Giampaolo Poletto in una struttura psichiatrica giudiziaria, ma sto anche lavorando per vedere se si possono individuare responsabilità precise su chi ha avuto in carico questo malato».

L’avvocato Donatella Di Dio, difensore del giovane che ha rubato un bus a Rosignano e che ha provocato l’incidente nel quale è rimasto ucciso il meccanico livornese Enrico Raffaelli, sta esaminando il fascicolo giudiziario che riguarda il suo assistito, anche in vista della perizia che stabilirà le condizioni psichiche di Poletto e la compatibilità della sua custodia in carcere, dove è rinchiuso adesso dopo l’udienza di convalida del suo arresto.

«Ritengo che Poletto abbia una situazione psichica talmente grave, come emerge d’altra parte anche dalle relazioni mediche – sottolinea l’avvocato Di Dio – che non solo debba essere trasferito quanto prima dal carcere, ma che soprattutto non sia nemmeno imputabile». Questo perché, secondo l’avvocato Di Dio, Poletto «è affetto da una patologia congenita fin dalla nascita, e la sua è un’incapacità di intendere assoluta e non momentanea»

Allo stesso tempo l’avvocato cecinese sottolinea come, con una situazione mentale come quella di Giampaolo Poletto «è solo un caso che un fatto di questo genere non fosse avvenuto in precedenza o si fosse ripetuto».

Insomma, secondo il legale, il sistema che doveva controllare il giovane, che col suo stato mentale «deve essere sempre tenuto sotto vigilanza, come si fa con i bambini», alla fine «non è stato all’altezza della situazione», visto che «con tutti gli elementi che c’erano a disposizione si è sottovalutato il pericolo».

Quindi, secondo l’avvocato Di Dio, ci sono responsabilità pesanti da parte degli enti che avrebbero dovuto vigilare sul giovane di Rosignano, dall’Asl ai servizi sociali. «Ma dire che tutti sono colpevoli – precisa l’avvocato – equivale a dire che nessuno è colpevole: cercheremo di capire se si possono individualizzare con precisione queste responsabilità e, in quel caso, agiremo di conseguenza sul piano legale».

Intanto Giampaolo Poletto è sempre in una cella delle Sughere. Il suo avvocato lo rivedrà in settimana, dopo il primo colloquio di giovedì scorso. Al momento i familiari non hanno ancora potuto vistarlo per problemi burocratici, e sono in attesa del permesso per incontrarlo, come richiesto più volte dal giovane. «Quando vedrò il mio assistito – conclude l’avvocato Di Dio – dovrò anche portagli i saluti dei parenti e spiegargli che lo potranno vedere solo tra qualche giorno».

Fonte: Il Tirreno