Comunicati stampa

Pugile omicida, Precisazioni sul termine "ginecofobia"

Disaccordi per il comunicato dell'AipsiMed, pubblicato sul Corriere della Sera, che critica l'uso del termine ginecofobia in merito al pugile omicida. Pubblichiamo un comunicato di precisazione del dott. Antonino Calogero, direttore dell'Opg di Castiglione delle Stiviere, responsabile dell'AipsiMed Lombardia, anche per fornire ai lettori la diversa analisi dei fatti di un eminente psichiatra. L'AipsiMed nazionale reputa invece marginale la componente "disturbo di genere" in questa vicenda.

Del Dott. Antonino Calogero* - Il caso di Oleg Fedchenko, il “PUGILE” ucraino che ha ucciso a pugni la signora Emlou Arvesu, 41 anni filippina e madre di due bambini, ha suscitato una notevole risonanza nell’opinione pubblica e quindi nella stampa nazionale con interventi di illustri psichiatri come il Prof. Claudio Mencacci, esperto nella “patologia di genere”. Non è mia abitudine commentare fatti di cronaca appena successi ed al vaglio dell’Autorità Giudiziaria, come in questo caso, né tanto meno lo farò in questa occasione. Quindi non azzarderò ipotetiche dinamiche sul grave fatto di sangue che ha coinvolto una donna ed una madre, del tutto estranea all’evento, che invece è frutto della personalità distorta di un pugile dilettante, alla ricerca di una inaccettabile rivincita dei sui problemi esistenziali.

"E invece curare si deve"

ritratto di Enzo Spatuzzi

"Alla fine dell'impero assistenzial-psichiatrico noto come legge 180, è vera e propria emergenza quella che si sta configurando in Italia. La crisi non coinvolge solo il che fare nel qui ed ora dell' assistenza da erogare al disagiato psichico dirimendo tra "buone e cattive prassi", ma essa la si rintraccia anche negli assunti teorici e persino culturali che rappresentano il foraggio per agire al meglio nel portare sollievo a malati e ai loro familiari. Infatti nella Babele concettuale lo studio della persona ammalata è stato pressoché bandito ed ogni operatore, ma anche l'uomo della strada, si trastulla fantasticando sul "sesso degli angeli" dopo che le tragedie si sono consumate. E' emergenza anche culturale quindi quella approssimativa raggiunta quasi per sentito dire all'interno di movimenti solo politico/ideologici per il tramite di una formazione raggiunta, oseremmo dire "per corrispondenza" e non studiando raggiungendo una preparazione fenomenico/esistenziale agganciata ad un tirocinio e ad un apprendistato accanto alla persona che soffre provando a ricavarne le tre anamnesi, la biografia e la storia clinica.

"Io so che potrebbe farlo, ma non posso evitarlo"

ritratto di Enzo Spatuzzi

Sul caso del pugile omicida e la sua presunta "ginecofobia"

Con questo titolo si è voluto parafrasare una reiterata frase di Pier Paolo Pasolini che in un articolo pubblicato il 14/11/1974 su “Il Corriere della Sera” e poi su “Scritti corsari”, con decisione affermava: “Io so, ma non ho le prove”.

Ma da esso si vuol partire per fare poche, ma sentite e semplici considerazioni a partenza dal tragico evento dell’uccisione di Emlou Arvesu, 41 anni filippina e madre di due bambini, da parte di Oleg Fedchenko, avvenuta a Milano tramite l’arma improria dei suoi pugni allenati da anni in una palestra e senza altro motivo che lo riconducesse a quella donna. Pare invece che Oleg avesse conflitti sentimentali con la sua ultima fidanzata, Annette, ma anche seri problemi mentali che già due anni orsono ne avevano richiesto ricovero obbligatorio in regime di trattamento sanitario obbligatorio(T.S.O.) presso il Policlinico di Milano e che solo alcuni giorni prima, pare, secondo quanto affermato dalla madre, era stato sottoposto a visita da uno psichiatrica. Un mese prima, invece, si sottopose a visita medica onde riceverne certificazione per il rinnovo del permesso di soggiorno che gli consentisse di restare in Italia per motivi di salute.

Inferno Opg in Italia: si prenda esempio dall'Europa e Castiglione delle Stiviere

L'Europa, diversamente dall'Italia, ha da tempo affrontato il problema dei pazienti psichiatrici autori di reati gravi. In Inghilterra, ad esempio, sono attivi tre ospedali (non 6 come in Italia) per malati che hanno commesso reati.

Sul Grande Fratello e disturbi mentali: il caso di Mauro Marin

ritratto di Enzo Spatuzzi

 

In merito al caso di Mauro Marin, vincitore dell’ultima edizione del “Grande Fratello” reality show prodotto da ENDEMOL per il network MEDIASET, l’associazione italiana di psichiatri dirigenti medici e specialisti ambulatoriali (AIPSIMED) si sente di esprimere una propria riflessione.

Mauro Marin sta per far uscire un libro, un’autobiografia, di cui alcuni stralci sono stati pubblicati in anteprima dal settimanale «Chi», in cui, tra le altre cose, afferma di soffrire di una forma di sofferenza psichica che nel passato lo ha costretto al ricovero in ambiente psichiatrico ed anche in regime di trattamento sanitario obbligatorio (T.S.O.) nel corso del quale per lui si sarebbe fatto ricorso alla contenzione a mezzo di “camicia di forza”. Il ventinovenne di Castelfranco Veneto sarebbe poi stato dimesso dal S.P.D.C. (Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura) il cui Primario dell’ospedale di Montebelluna avrebbe fatto diagnosi di «Schizofrenia affettiva con disturbo bipolare, che comporta sbalzi d'umore che portano a picchi maniacali in stati di agitazione e supereuforia alternati a continui cali depressivi». A questo sarebbero seguiti altri ricoveri in ambiente specialistico per un’alternanza di scompensi e periodi di benessere, benessere o buon equilibrio psichico che è lo stato psichico in cui si ritrova oggi il Marin al momento dell’uscita del suo libro.

Conversazione sull’audizione per la modifica della legge 180/1978 con Vincenzo Spatuzzi

ritratto di Maurizio Mottola

Giovedì 1 luglio 2010 si è svolta a Roma, alla XII Commissione Affari sociali della Camera dei Deputati, l'audizione dei rappresentanti dell'Associazione Italiana Psichiatri Medici Dirigenti e Ambulatoriali (Aipsi-Med) -gli psichiatri Vincenzo Spatuzzi (relatore) e Nicola Gianmarco Ponsillo- su "Disposizioni in materia di assistenza psichiatrica". Erano presenti gli onorevoli Giuseppe Palumbo, presidente della commissione, Carlo Ciccioli e Maria Antonietta Farina Concioni, che hanno ascoltato con attenzione le varie relazioni. Sono stati ascoltati, inoltre, lo psichiatra Tonino Cantelmi dell'Associazione italiana psicologi e psichiatri cattolici (AIPPC) e presidente dell'Aipsi-Med Lazio, lo psichiatra Emilio Lupo, leader di Psichiatria Democratica ed il presidente Luigi Attenasio, Cittadinanzattiva, la Confederazione generale lavoratori italiani (CGIL) e Maurizio Munda, docente in discipline giuridiche ed economiche.

A Vincenzo Spatuzzi, dirigente medico di psichiatria all’ASL Napoli 1 Centro e segretario dell’Associazione Psichiatri Italiani Medici Dirigenti e Ambulatoriali (AIPSI-MED), e tra gli auditi, abbiamo posto alcune domande.

Cosa prevede il testo all’esame della Commissione Affari Sociali della Camera in merito alla riorganizzazione dell’assistenza psichiatrica in Italia?

Una delle proposte di modifica dell’attuale legge di assistenza psichiatrica, il disegno di legge presentato il 15/01/2009 di cui capofila è l’on. Carlo Ciccioli, è quello che ricordo di più anche perché piuttosto coerente e che si vuol porre in sintonia con i bisogni di cura rilevati e la sensibilità e la solidarietà negli adempimenti terapeutico-riabilitativi da porre in essere. In esso si rileva un giudizioso algoritmo clinico-decisionale riguardante Accertamento Sanitario Obbligatorio (A.S.O.) e la degenza in Trattamento Sanitario Obbligatorio (T.S.O.) del paziente nel Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura (S.P.D.C) o in altre strutture con il relativo “contratto fiduciario” (cosiddetto “Contratto di Ulisse”), stipulato tra medico e paziente in fasi cliniche connotate dalla consapevolezza di malattia. V’è pure il “pomo della discordia” rappresentato dal Trattamento Sanitario Obbligatorio Prolungato (T.S.O.P.) intorno al cui snodo si decideranno le sorti della, consentitemelo, ex-legge 180. Da quel disegno di legge si evince anche un ampliamento della presenza dell’assistenza specialistica psichiatrica nelle organizzazioni sanitarie deputate all’emergenza, oltre che di centri ascolto-orientamento per i care givers, l’importanza e la doverosità della funzione della domiciliarità dell’intervento psichiatrico, assieme alla libertà di scelta del medico che avrà in carico l’utente. V’è anche la previsione di strutture residenziali e semi-residenziali in funzione di presidi di riabilitazione intensiva o estensiva, a ciclo diurno o continuativo, assieme a residenze sanitarie ed a strutture di natura socio-assistenziale in stretta e fattiva collaborazione con i familiari dei pazienti .

Come psichiatra che opera nel servizio sanitario nazionale quali limiti ha riscontrato nella pratica psichiatrica corrente?

Una delle difficoltà, poteva non essere un limite, è rappresentata dal fatto che le richieste di intervento alle unità operative di salute mentale territoriali sono in esplosivo incremento, visto che comprendono anche quelle di patologie cosiddette “satelliti” ancorché attinenti, quali quelle provenienti da un “sociale” degradato, quelle che vengono da famiglie di anziani non al meglio assistiti dagli organi preposti, dal mondo della dipendenza da sostanze d’abuso, dagli operatori che si occupano di handicap e relativa riabilitazione, ma anche dalle famiglie che chiedono aiuto a 360° e nelle 24 ore per i figlioli minorenni che si trovano in età evolutiva. A tutta questa richiesta ed anche in ragione delle magre risorse di personale, economiche e strutturali, le unità operative di salute mentale dei servizi pubblici territoriali delle Aziende Sanitarie Locali assolutamente non riescono a far fronte.

Quasi dovunque non si può erogare la giusta assistenza ed è quasi impossibile effettuare uno studio del paziente che trovasi in una fase clinica caratterizzata dalla grave sofferenza psichica, visto che con molti stenti e non dappertutto si riesce ad offrire solo prestazioni per il pur sano bisogno di preservazione dell’ammalato e della società dagli effetti di una psicopatologia che fa dell’inconsapevolezza il sintomo più grave. Occorrono pertanto luoghi e strutture sanitarie degne di questo nome, organizzate al meglio per la degenza, l’osservazione, lo studio, l’imposizione di terapie variegate e organizzate sul singolo paziente, corroborate dai più recenti e accreditati protocolli emersi dalla ricerca farmacologica, psicoterapeutica e riabilitativa. Naturalmente, come per tutte le altre malattie, il tempo ed il periodo del ricovero deve essere quello necessario al clinico per studiare ed intervenire su tali fasi cliniche del paziente, onde porre in essere non solo il compenso della patologia, ma anche per mettere in piedi le basi per un ragionevole e positivo ritorno a casa dell’ospite. I tempi degli attuali ricoveri nei Servizi Psichiatrici di Diagnosi e Cura (S.P.D.C.), nel momento in cui non consentono neppure di rintracciare l’identità dell’individuo come persona, ma solo in quanto ammalato, sono proprio quelli che finiscono per essere identificati quali “privazione della libertà”, visto che rispondono ad un’esigenza di burocratizzazione e la correttezza dell’intervento psichiatrico in regime di degenza ritrova una necessità solo medico-legale. Credo che oggi si lavori solo per ottemperare ad esigenze politico-ideologico inconcludenti e, forse, interessate. A questo punto “fa d’uopo”, avrebbe detto il grande Totò, un moderno schema legislativo coattivamente imposto su tutto il territorio nazionale, utile anche nel far rispettare la legge sui diritti umani e, soprattutto, bandire dalle pratiche assistenziali psichiatriche quelle che sono le “ideologie egemoni”, quelle che hanno certezze sulle cause dei disturbi mentali e persino sulla loro risoluzione e provare a rispondere all’angoscioso dubbio dei familiari, dei care givers e di coloro che concretamente degli ammalati si occupano, che si sostanzia nel “COSA AVVERRA’ DOPO DI NOI”.

Cosa ha impedito negli oltre 32 anni della legge 180/1978 di erogare un’assistenza psichiatrica che rispettasse uno standard di qualità omogeneo e diffuso sull’intero territorio nazionale?

L’assistenza psichiatrica è estremamente sfalsata e disuguale sul territorio nazionale e, paradossalmente, l’osservazione ci dice che essa non è direttamente proporzionale ai livelli assistenziali erogati dalle regioni cosiddette “virtuose” rispetto a criteri di efficienza ed economicità, nel momento in cui il budget economico è ovunque sotto dosato, quello delle risorse umane sottodimensionato rispetto al fabbisogno e le ideologie sottendenti politiche sanitarie non possono avere l’autorevolezza e persino la governance della gestione dei casi clinici, poiché non riescono più a porre al centro degli interventi assistenziali i bisogni di salute del singolo utente e della sua famiglia; la ricerca clinico-scientifica da molti, troppi anni, langue, ancorata a modelli che possono ritenersi talvolta superati dalla storia e non in linea con i cambiamenti culturali, sociali ed economici oltre che incongruenti con i bisogni di salute degli ammalati nelle loro differenti presentazioni individuali e nelle differenti fasi cliniche. Al contrario il pregiudizio che circonda il paziente psichiatrico e coloro che di lui si occupano è in preoccupante aumento; dalla “legge quadro” 13/5/1978 n. 180 non sono ancora pervenuti protocolli clinici ed organizzativi che obblighino le diverse realtà assistenziali a garantire i medesimi ed elevati livelli assistenziali, essendo il tutto devoluto troppo spesso all’iniziativa personale delle persone di buona volontà.

Maurizio Mottola

AipsiMed alla Camera dei Deputati per audizione sulla 180

XII CommissioneGiovedì 1° luglio 2010 si è svolta a Roma, presso la XII Commissione Affari sociali della Camera dei Deputati, l'audizione su "Disposizioni in materia di assistenza psichiatrica", dei rappresentanti dell’Associazione Italiana Psichiatri Medici Dirigenti e Ambulatoriali (Aipsi-Med) dott. Enzo Spatuzzi (relatore) e dott. Nicola Gianmarco Ponsillo.

Erano presenti gli onorevoli Giuseppe Palumbo, presidente della commissione, l'On.le Carlo Ciccioli e l'On.le Maria Antonietta Farina Coscioni che hanno ascoltato con attenzione le varie relazioni.

Sono stati ascoltati,inoltre, il prof. Tonino Cantelmi dell'Associazione italiana psicologi e psichiatri cattolici (AIPPC) e presidente dell'AipsiMed Lazio, il prof. Emilio Lupo, leader di Psichiatria Democratica e il prof. Attenasio, Cittadinanzattiva, la Confederazione generale lavoratori italiani (CGIL) e il dottor Maurizio Munda, docente in discipline giuridiche ed economiche.

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