Comunicati stampa

Morgan ad Annozero. Lettera a Michele Santoro

Ormai è noto che la tv non solo si occupa raramente di psichiatria, ma quando lo fa produce un pessimo servizio. L'unica cosa che sa fare “bene” è parlare di un tema così delicato attraverso i talk show e soliti personaggi. La televisione dovrebbe invece andare dai protagonisti della realtà, piuttosto che tentare di far entrare la realtà nello spazio angusto e virtuale dello studio televisivo, dove la complessità del reale viene ridotta a ridondanti passerelle di opinioni.

Anche Michele Santoro, che mai si è occupato di psichiatria nella sua attività di giornalista, non sfugge a questa regola: in fondo la salute mentale non fa ascolti e politicamente non rende.

Questa volta però, invitando Morgan ad Annozero, Santoro ha toccato suo malgrado l'argomento psichiatria, producendo solo danni alle tante persone che soffrono, come dimostra questa lettera di un paziente.

Si è infatti parlato di depressione, psicofarmaci, droghe, argomenti seri, con grande superficialità, ma, soprattutto, senza dare la parola a un esperto, a un medico, a un paziente che fossero presenti in studio.

Questa è davvero una pessima televisione, una tv che non piace più nemmeno ai vecchi fan di Michele Santoro.

C'è bisogno di inchiesta sulla psichiatria in Italia, inchiesta che ormai non si fa da oltre 30 anni.

Intervista a Gianni Sarnelli, uno psichiatra in "prima linea" che ha attuato la 180

Faccio parte della generazione di psichiatri che la 180 l'hanno attesa, preparata col lavoro negli ospedali psichiatrici e nelle prime sortite sul territorio e poi attuata nei servizi territoriali e nei reparti per acuti.

Come tale ritengo di aver titolo a poterne discutere.

La legge aveva come difetto di origine quello di interpretare un’esigenza culturale di carattere ideologico e fortemente orientata in senso antimanicomiale e antimedico.

Le ragioni di tale impostazione, allora condivisibile nel senso che recepiva la necessità di una inversione di tendenza,nel tempo hanno perso di validità per l'evoluzione culturale che nel frattempo si andava realizzando nella società sui temi della follia.

Nella legge è rimasta però definito un iter relativo ai trattamenti coatti che voleva essere garantista nei confronti degli ammalati,ma che in realtà è risultato soltanto farraginoso ed ha poi progressivamente indotto in molti addetti ai lavori un atteggiamento di falso "rispetto" verso la presunta libertà di chi è affetto da psicosi. Si è dimenticato così quanto avevamo appreso sulla mancanza di coscienza di malattia patognomonica della psicosi e sulla necessità di chi cura (non il Sindaco) di dover a volte prendere decisioni terapeutiche non condivise dall'ammalato ed a volte imporle per la sua tutela.

Inoltre alcuni settori fortemente ideologizzati della psichiatria hanno confuso la regressione istituzionale, sulla quale per tanti anni avevamo lavorato,con l'esistenza stessa della psicosi:ci si aspettava che scomparso il manicomio scomparisse anche la cronicità.Così si sono voluti chiudere gli occhi sullo svilupparsi delle nuove forme di cronicità territoriale. Questa popolazione è venuta pertanto crescendo in una sorta di area di omissione, rispetto alla quale aveva senso parlare solo di riabilitazione e di lavoro (temi di cui lo scrivente pure si è attivamente occupato) ma mai di medio-lungo degenza come problema dei servizi territoriali e delle strutture residenziali a essi collegati.

Essa ha fatto parte di un rimosso del territorio con il quale molti psichiatri hanno avuto un rapporto fondato su profondi sensi di colpa che raramente hanno consentito di formulare una seria riflessione sui problemi che l'attuale normativa e/o la sua parziale attuazione lasciavano privi di risposte.

Grazie a queste scotomizzazioni la nuova (ormai non più tanto) cronicità conduce un’esistenza virtuale, lontana dagli sguardi colpevoli degli psichiatri: essa ha trovato parziale accoglienza nel privato convenzionato ma mai in un piano di programmazione gestionaleche non fosse sull'emergenza ma di medio-lungo termine e di respiro nazionale.

E' a parere mio a causa di questi due difetti di natura ideologico-culturale (la confusa decisionalità sulle cure e la negazione della cronicizzazione) che si è creato questo vuoto assistenziale cui fa riferimento il Prof.Maj e che così gravemente pesa sugli psicotici e sulle loro famiglie.

Auguriamoci che diventi possibile ora una revisione fondata su posizioni sostenute da esperienze concrete e non sulle negazioni di cui sopra!

dott.Gianni Sarnelli

Fiction su Basaglia, intervista a uno psichiatra "deluso"

Domenica 7 febbraio 2010 Pippo Baudo intervisterà lo psichiatra dott. Paolo Lucarelli, socio AipsiMed, a "Domenica in", in occasione della presentazione della fiction su Basaglia e in merito all'articolo "Lettera di uno psichiatra deluso" apparso su AipsiMed e Corriere di Livorno questa estate. Segue  l'articolo:

Sono amarissime le considerazioni che uno psichiatra qualunque sente il dovere di fare all’indomani di un evento tragico (vedi Abbandonati alle famiglie, n.d.r.) e, purtroppo, prevedibile.
 Con alle spalle anni di studio e di lavoro siamo oggi impotenti in uno strano paese, un luogo dove il buonsenso e la razionalità, non sono riusciti in trenta anni a imporre un ripensamento su una legge, la “180” o “legge Basaglia”, che ci ha lasciati tutti soli. 
Soli i malati più gravi, costretti in una società complessa in cui non trovano un loro luogo. 
Soli i loro familiari, a reggere il carico di sofferenze della malattia mentale dei loro congiunti.
 Soli i medici, quando i farmaci, o i servizi territoriali sono impotenti a contenere i disturbi più gravi.
 Sole le autorità, senza strumenti efficaci per prevenire le tragedie annunciate.
 Sembra impossibile cambiare una legge che la storia, i fatti e la scienza hanno dimostrato inadeguata. La legge Basaglia è nata negli anni ‘70, in contrasto la quasi totalità della comunità scientifica, con il concetto di fondo che “la malattia mentale non esiste”; e se non c’è malattia non c’è bisogno di distinguere tra ansia o psicosi, per tutti va bene la stessa cura: non curare.
 Le cose di trent’ anni fa oggi non le dice quasi più nessuno, e per molte persone una assistenza domiciliare o un saltuario ricovero, insieme ad un lento e complesso percorso di reinserimento sociale, può essere determinante.
 Non è così per i malati più gravi, portatori di malattie croniche a volte neanche curabili. Troppe di queste persone non possono rientrare negli schemi di una legge che non li distingue dalle piccole patologie. Di altri percorsi, assistenza, luoghi e competenze avrebbero bisogno. 
Oggi siamo a piangere i nostri morti e la legge Basaglia è ancora lì. Le vittime sono chi oggi è morto ed i suoi familiari, un malato non colpevole perché la sua condizione non gli permette di distinguere il bene dal male, i suoi familiari con l’amarezza di tutta una vita, una comunità attonita che non può rendersi conto. 
Sono tanti i responsabili. I nostri politici che non hanno convenienza a mettere le mani su qualcosa che non porta voti. I tanti che hanno costruito le loro carriere su questa ideologia, e sull’ingenuità di tanti malati e delle loro famiglie, e difendono una legge che garantisce i loro privilegi e i loro posti di potere. Gli amministratori, che sostengono questa legge perché, pur non sapendo niente di questo mondo, la ritengono politicamente corretta o redditizia per le loro fortune. Le ASL che eseguono un mandato politico che pensano conveniente in termini di consenso, di spesa o di immagine. Anche coloro che hanno creduto onestamente e che oggi, se non ottenebrati dall’ideologia, sono delusi e rassegnati. 
Poi ci siamo noi, gli psichiatri, oggi quasi tutti consapevoli del disastro che abbiamo tra le mani e dei pericoli che personalmente corriamo, colpevoli di non aver trovato il coraggio e la dignità, in tutti questi anni, di dire un deciso “Io non ci sto!”
 Ci sarà chi dirà che tutto questo non è vero e che abbiamo ottenuto risultati che il mondo ci invidia.

OkMed.info, il sito per valutare medici e sistema sanitario

OkMed.info è il sito dove trovare e recensire medici, ospedali o centri di diagnosi e cura. Tutti possono collaborare inserendo nominativi, indirizzi e pareri, positivi o negativi, su medici e strutture sanitarie pubbliche o private (per ora è possibile inserire e valutare i medici). Per accedere ai dati o inserire recensioni è necessario iscriversi gratuitamente.

OkMed.infoSe il sistema sanitario nazionale italiano vuole adeguarsi a quello anglosassone, deve di questo prendere le sicurezze (vedi aziendalizzazione, capillare rete di servizi con al centro il paziente contornato dal medico di base, dai servizi territoriali fino all'ospedalizzazione), ma anche taluni rischi. I rischi sono dati dal fatto che in quei paesi i medici sono continuamente monitorati, valutati e giudicati rispondendone in termini economici e di credibilità professionale. In Italia spesso si fa riferimento in termini di valutazione, negativa o positiva che sia, al servizio sanitario offerto nella sua interezza all'utenza, ma quasi mai approfondendo quello che è l'attore principale di questa rappresentazione, vale a dire il medico.

Ora tutto questo potrà esser possibile fare in maniera sperimentale su AIPSIMED, organizzazione no profit, che anche in questa occasione vuole operare in termini di servizio da offrire ai suoi lettori.

Comunicato dell'Associazione Italiana Psichiatri sull'aggressione a Berlusconi

La vicenda dell’aggressione fisica perpetrata ai danni del Presidente del Consiglio dei Ministri della Repubblica Italiana ha molto turbato anche i membri dell’AipsiMed ed anche coloro che attorno a questa associazione gravitano sostenendola e tenendola in piedi col loro lavoro.

Naturalmente l’adesione ed il favoreggiamento della violenza nei confronti di chiunque dev’essere bandita con fermezza.

Ma quest’associazione deve fare anche di più.

Deve dare un contributo in termini di comprensione rispetto a fatti che non hanno alcuna giustificazione nella loro messa in atto, ma che comunque hanno trovato un’emersione a partenza da aspetti anche inconsapevoli e da esigenze talmente profonde ed insoddisfatte da trovare poi tragica risoluzione.

Ribadiamo, nulla giustifica la violenza, nemmeno l’antagonismo politico o l’aggressiva provocazione rispetto a temi caldi dell’attualità italiana che vede scontri assai beceri nei contenuti e persino triviali nella forma.

Conoscere il passato per guardare al futuro

Venturi aevi non immemor

Repubblica NapoletanaIl titolo è preso a prestito dal motto fatto inserire dalla nobile famiglia Serra del ramo dei duchi di Cassano sotto l’arme dipinta sul soffitto della sala d’ingresso al piano nobile del loro splendido palazzo in Napoli che ancora porta il nome di Serra di Cassano, edificio che oggi è la sede dell'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, fondato da Gerardo Marotta nel 1975.

Premio eContent Award 2009 per il sito dell'Associazione Italiana Psichiatri

Dopo la menzione speciale ricevuta nel 2008, il 24 novembre 2009, il sito web dell' AipsiMed, Associazione Italiana Psichiatri, ha ricevuto il terzo premio "eContent Award Italy 2009", nella categoria eHealth. Il premio ha ricevuto il patrocinio del Presidente della Repubblica e della Presidenza del Consiglio dei Ministri ed è stato organizzato da Fondazione Politecnico di Milano e MEDICI Framework.

eContent Award 2009Martedì 24 novembre 2009, si è tenuta a Roma la cerimonia di premiazione “eContent Award Italy 2009”, per il miglior contenuto in formato digitale. Il processo di selezione ha assegnato quest’anno trentacinque riconoscimenti a prodotti e servizi digitali di qualità realizzati in Italia. Il compito di selezionare i lavori migliori è stato affidato a una giuria internazionale composta da oltre 100 esperti con competenze che spaziano dai settori specialistici a quelli interdisciplinari.

L’influenza dello Spazio sulla psiche dell’individuo

"Non storie ma geografie mentali". Relazione del dott. Enzo Spatuzzi, segretario dell'AipsiMed, al convegno "Architettura e Psiche", 24 novembre 2009, Roma

Non è cosa di tutti i giorni partecipare ad un convegno essenziale, fondamentale ed al tempo stesso originale come quello di oggi.

Come parte attiva poi, poteva non capitarmi più in tutta la vita.

Devo perciò sentitamente ringraziare personalmente, quale segretario e, doverosamente a nome del dott. Nicola Gianmarco Ponsillo, presidente di AIPSIMED, una delle più rappresentative associazioni di psichiatri esistente, gli organizzatori di questo lacerante confronto di studio che, spero, lasci a me e a tutti voi intervenuti una dilaniante oltre che produttiva emozione e nel contempo, gia da subito mi corre l’obbligo di dirlo, nessuna certezza. Almeno da parte mia.

In particolare la mia riconoscenza va all’architetto, il professor Rosario Marrocco che ha creduto nell’utilità della nostra partecipazione.

L'AipsiMed per la Giornata Mondiale della Salute Mentale, 10 ottobre 2009

Il 10 ottobre che almeno si prenda consapevolezza che l’incremento del carico globale, anche in termini economici, costituito da malattie mentali quali la schizofrenia, il disturbo bipolare, i disturbi d’ansia e le depressioni richiede un’organizzazione e un potente movimento di pensiero che provi a spingersi verso sistemi sociali, sanitari e servizi di salute mentale sempre più adeguati, accessibili e umanizzati.

Si ricordi che il pregiudizio è ancora presente in tutti noi e non perché queste siano malattie misconosciute ed avvolte da un sinistro alone di mistero, ma il prendere le distanze dal disagio psicologico nasce proprio dal fatto che, al contrario, tutti, ma proprio tutti le hanno “assaggiate” almeno una volta nella propria vita.

Parliamone quindi liberamente e senza remore, cacciamo un urlo che stimoli la crescita della consapevolezza e dell’impegno di cittadini, famiglie, operatori socio-sanitari e responsabili delle istituzioni pubbliche.

"Il dramma di Franco". Il comunicato del segretario dell'AipsiMed pubblicato su Il Mattino

Enzo Spatuzzi * Vorrei fare una riflessione sulla tragica e disperata morte dell’insegnante Franco Mastrogiovanni, avvenuta all’interno del Servizio di Diagnosi e Cura Psichiatrico di Vallo della Lucania. Sui drammatici eventi non tornerò, ma è bene fare anche un po’ l’Avvocato del Diavolo in questo che pare già esser connotato come un processo scontatamente sommario ai sette medici. Contrariamente all’iconografia ufficiale, questo Diavolo vuol essere anche un buon diavolo, provando a essere persino equilibrato. Ma alcune domande sono preliminari. Pare che Mastrogiovanni prima di entrare in ambulanza abbia urlato che se finiva in psichiatria sarebbe morto. Non sarebbe stato meglio per lui, oltre che per la sua storia anche politica, una permanenza breve, e solo per accertamenti, in una struttura solo investigativa e non sanitaria? E rimandare ad altri momenti l’acquisizione psicodiagnostica delle cause delle sue antiche angosce?