Opinioni

La fiction su Basaglia che divide gli psichiatri

«Lo beatifica». «No, è bella e fa piangere»

ROMA — «Per carità. Ho resistito due minuti. Poi ho spento. Dopo Qualcuno volò sul nido del cuculo non c’è più niente da aggiungere. Resta un film imbattibile, pur avendo purtroppo compiuto un disastro. Da allora la psichiatria viene guardata con sospetto». Era scontato che tra i critici favorevoli a «C’era una volta la città dei matti», minifiction sulla vita di Franco Basaglia, in onda domenica e ieri sera su Raiuno, non ci sarebbe stato Giovan Battista Cassano. Il neuroscienziato ha sempre rimarcato i limiti culturali del riformatore veneziano, che cominciò a Gorizia la battaglia contro i manicomi. «Non ho seguito le puntate per due motivi — li elenca —. È una storia che riguarda il passato mentre la psichiatria ha problemi attuali molto gravi. Mi sarebbe piaciuto vederli rappresentati. E poi che intendono dirci? Che la follia non è una malattia? Certo, errori ne abbiamo commessi, ma da qui ad affermare che tutto dipenda dall’umanità, dall’assistenza e non dalla cura ce ne passa.

Legge Basaglia tradita da chi abbandona i malati

Il Corriere della Sera pubblica una riflessione della psicologa clinica Silvia Vegetti Finzi sui frequenti casi di cronaca che vedono squilibrati mentali violentare e assalire con conseguenze più o meno gravi il prossimo. Spesso i soggetti che in preda a crisi psicotiche acute diventano aggressivi, manifestano nel tempo comportamenti analoghi e il rischio di reiterazione è elevatissimo.

«La legge Basaglia - spiega Vegetti Finzi - non aveva svuotato i manicomi perché i folli fossero abbandonati, ma perché trovassero casa e lavoro in ambienti atti ad accoglierli e proteggerli, da se stessi innanzitutto, perché le vittime in questi casi, sono sempre due».

"Per una interlocuzione e discussione utili". Dibattito AipsiMed - Forum Salute Mentale sull'assistenza psichiatrica

Gentile dr. Benevelli, la ringrazio sia per il “caro” con cui mi si rivolge e che ricambio con cordialità, sia per il fiero commento al mio “pezzo” in cui affrontavo, a partenza dalla tragica fine del prof.Mastrogiovanni, quello che lei stesso definisce una “denuncia della condizione di grave disagio in cui versano molti (forse tutti) gli operatori dei servizi di assistenza psichiatrica in Italia.
Al suo commento il team di AIPSIMED ha dato seguito con una altrettanto circostanziata risposta, mai malevola nei suoi confronti, ma utile, come lei fa bene, ad aprire un dibattito ancor più serrato tra noi operatori psichiatrici di quanto già dalle pagine di AIPSIMED si fa da anni.

"Lettera di uno psichiatra deluso"

Sono amarissime le considerazioni che uno psichiatra qualunque sente il dovere di fare all’indomani di un evento tragico e, purtroppo, prevedibile.
 Con alle spalle anni di studio e di lavoro siamo oggi impotenti in uno strano paese, un luogo dove il buonsenso e la razionalità, non sono riusciti in trenta anni a imporre un ripensamento su una legge, la “180” o “legge Basaglia”, che ci ha lasciati tutti soli. 
Soli i malati più gravi, costretti in una società complessa in cui non trovano un loro luogo. 
Soli i loro familiari, a reggere il carico di sofferenze della malattia mentale dei loro congiunti.
 Soli i medici, quando i farmaci, o i servizi territoriali sono impotenti a contenere i disturbi più gravi.
 Sole le autorità, senza strumenti efficaci per prevenire le tragedie annunciate.
 Sembra impossibile cambiare una legge che la storia, i fatti e la scienza hanno dimostrato inadeguata.

Scoppia il dibattito sul caso Mastrogiovanni, morto durante la contenzione in psichiatria

Egregio collega Luigi Benevelli del Forum Salute Mentale, desidero prima di tutto ringraziarla per il suo commento che mi auguro apra un dibattito costruttivo e non sterile come usiamo fare noi psichiatri.
Non ho il piacere di conoscerla, mentre invece, dal tono del suo commento, lei lascia intendere che ci conosce, che conosce le nostre idee, chi siamo e per cosa ci battiamo.
Con il suo commento offre però lo spunto per dibattere di una questione implicata, a nostro avviso, con la morte del prof. Franco Mastrogiovanni, dei tanti Franco, ed è questo che ci sta a cuore a noi dell’AipsiMed.
Detto questo, mi lascia davvero sorpreso la sua espressione che l’AipsiMed è “un’associazione che si batte per una radicale revisione della 180”. E’ del tutto falso; evidentemente non ha letto il nostro Programma o Manifesto che dir si voglia, Programma ormai pubblicato da oltre un anno sul nostro sito ed illustrato già a due congressi nazionali. 

Solo parole e vuota retorica per la salute mentale

Di Ennio Fortuna. In un notevole intervento pubblicato l’11 luglio scorso, due noti psichiatri veneti, Gerardo Favaretto e Ludovico Cappellari, contestano con vigore le conclusioni cui ero giunto nell’articolo sulla situazione della psichiatria nel Veneto e in Italia (Il sogno negato di Basaglia). Devo anzitutto dare atto della grande civiltà del”pezzo”. Gli autori argomentano e criticano, ma senza acrimonia o preconcetti, ragionando con pacatezza e con logica. Secondo la loro tesi, l’attuale psichiatria italiana è in grande progresso rispetto alla precedente, riallacciandosi, ma andando oltre Basaglia (fin qui sono d’accordo, ed è anzi proprio questa la premessa anche del mio discorso), e le strutture pubbliche predisposte e operanti sarebbero numerose e diffuse nel territorio, al punto che le fondamentali intuizioni di Basaglia risulterebbero quasi completamente realizzate e il suo programma sostanzialmente soddisfatto.

"Il sogno negato di Basaglia", La replica della Società Italiana di Psichiatria

Secondo la Sip il sogno di Basaglia si è realizzato: l'assistenza psichiatrica italiana offre grandi opportunità terapeutiche e riabilitative e i centri di salute mentale hanno raggiunto elevati livelli di qualità.
di Gerardo Favaretto e Ludovico Cappellari* - E’ necessario ringraziare il dottor Ennio Fortuna per l’articolo con cui ripropone all’attenzione del lettori la questione psichiatrica e per la passione per questo tema che traspare dalle sue righe. In realtà dalle sue considerazioni emergono diversi livelli di riflessione e qui ne vogliamo riprendere almeno due. Il primo riguarda la valutazione storica e culturale di quanto è successo alla psichiatria e in generale alla cultura della persona e dello stesso concetto di mente in questi ultimi trent’anni. Il secondo riguarda l’evoluzione concreta della rete di assistenza psichiatrica, le opportunità terapeutiche e riabilitative offerte e in particolare il livello di qualità raggiunti dai servizi per la salute mentale in generale e della nostra Regione in particolare.

Il sogno negato di Basaglia

Di Ennio Fortuna* - La legge che ordinava la chiusura dei manicomi ha compiuto la bella età di oltre trent'anni, ma il sogno di Basaglia (una psichiatria pubblica che cura il malato di mente nella stessa misura e con la stessa efficacia con cui viene curato ogni altro malato) è rimasto purtroppo tale. La chiusura dei manicomi voleva e doveva essere un segno di speranza, di effettivo, anche se solo iniziale, recupero sociale del malato. Altrimenti l'iniziativa avrebbe finito con il rivestire il significato rituale e ipocrita di un gesto fine a se stesso, che in realtà aggrava e moltiplica i problemi, rovesciando sulla famiglia e sullo stesso malato ostacoli, disservizi e mortificazioni che, in precedenza, una psichiatria certamente inadeguata aveva comunque risolto in qualche modo, sia pure attraverso il varo della disumana filosofia custodialistica e della insostenibile, preconcetta definizione del malato di mente come persona pericolosa a sé e agli altri. Purtroppo è proprio ciò che sta accadendo, e che forse è già accaduto.

La Società Italiana di Psichiatria esprime dissenso nei confronti della puntata di Report sulla salute mentale

(Notizia correlata: Il mistero della puntata di Report sparita e la replica dei familiari alle critiche della Sip)

La Società Italiana di Psichiatria (S.I.P.) – Sezione Piemonte e Valle d’Aosta esprime il proprio dissenso sui contenuti del servizio di Report “Porte girevoli” di Sabrina Giannini, trasmesso domenica 3 maggio u.s. L'inchiesta sui livelli di applicazione della legge 180, a trent'anni dalla sua approvazione, da parte di una trasmissione, qual è Report, che ha sovente coniugato il diritto di informazione con un elevato grado di aderenza alla verità, aveva creato una certa aspettativa nella psichiatria piemontese, rimasta invece in gran parte delusa da un’impostazione scandalistica o, quanto meno, negativamente impressionistica e scarsamente critica, che ha presentato come generalizzate situazioni che nella realtà rappresentano eccezioni.

Se la famiglia è lasciata sola a combattere con la follia

(Di Bruno Cescon, L'Arena) La follia, il disagio mentale, restano una malabestia. Anche per noi postmoderni, attrezzati lettori e interpreti dello spirito, del cervello, del sistema neurovegetativo. E la malabestia colpisce particolarmente la famiglia. Lo sapevano gli antichi che addebitavano al “debole mentale" la colpa di essere posseduto da uno spirito maligno, ma talvolta lo ritenevano anche invasato da uno spirito del dio che parlava attraverso la sua bocca.
Lo sappiamo anche noi figli delle scienze più evolute del cervello. Purtroppo come prevedeva il noto pensatore francese, Michel Faucault, la malattia è andata crescendo. Secondo lo studioso l'Europa è stata attaccata da tre grandi esplosioni di malattie: la prima nel medioevo è stata la lebbra; la seconda nel sette/ottocento del millennio scorso ha riguardato le malattie veneree; la terza la malattia mentale.