Educazione e ricerca

Cosa pensano i bambini

Anche i bambini molto piccoli conoscono, fanno esperienze e imparano. E molto più di quanto pensassero gli esperti. 

Le capacità cognitive dei bambini molto piccoli sono decisamente superiori a quanto si ritenesse. Per esempio immaginano le esperienze di un’altra persona e colgono le relazioni causa-effetto. I bambini imparano a conoscere il mondo come gli scienziati: eseguono esperimenti, analizzano statistiche e formulano teorie che spiegano le loro osservazioni. La lunga fase di immaturità dei bambini è una sorta di bilanciamento evolutivo, una conseguenza necessaria dell’avere un cervello ricco di circuiti che consentono un apprendimento e una creatività straordinari.

Un gene predispone all’emicrania

E' stato isolato il primo fattore genetico dell'origine del mal di testa. Si tratta di una mutazione sul cromosoma 8 che risiede tra due geni Pgcp e Mtdh/Aeg-1. La scoperta è del team internazionale guidato da Aarno Palotie dell'International Headache Genetics Consortium del Wellcome Trust Sanger Institute, con la partecipazione della GlaxoSmithKline Research and Development di Verona.
Secondo l'articolo pubblicato da Nature Genetics si tratta del primo fattore genetico individuato ad avere una responsabilità nella forma più comune di emicrania, quella che colpisce una donna su 6 e un uomo su 12. Il difetto, corrispondente al malfunzionamento del gene Mtdh/Aeg-1, provocherebbe l'ingolfamento delle sinapsi a causa dell'accumulo di glutammato, il messaggero chimico del cervello. L'emicrania è un dolore cronico che colpisce 300 milioni di persone nel mondo.

La re-istituzionalizzazione psichiatrica in Europa. Dai manicomi alle carceri

L' Obiettivo di questa ricerca è di stabilire se si sta realizzando una re-istituzionalizzazione nell'assistenza sanitaria per la salute mentale e, in caso affermativo, con quali variazioni tra i paesi dell'Europa occidentale. 
Metodo. Sono stati esaminati sei paesi europei con diverse tradizioni di assistenza psichiatrica che hanno realizzato la chiusura dei manicomi dal 1970: Inghilterra, Germania, Italia, Paesi Bassi, Spagna e Svezia. Per i vari Paesi sono stati analizzati: l'andamento del numero di posti letto negli Ospedali Psichiatrici Giudiziari (Opg), i ricoveri ospedalieri obbligatori, i posti letto in alloggi protetti, i posti letto in psichiatria e la popolazione carceraria tra il 1990 e il 2003. 

Trattare il paziente, non la malattia

Essere psichiatra nell'era delle linee guida, protocolli e algoritmi

Henry A. Nasrallah, MD

Di Henry A. Nasrallah, MD* L’assistenza personalizzata è il cuore di una buona assistenza medica. Si tratta di un ingrediente indispensabile per  risultati clinici ottimali, perché ogni paziente è unico, come un individuo e come paziente, e richiede un trattamento personalizzato. Se 10 pazienti con depressione si recano da un psichiatra, ognuno sarà diverso e deve essere trattato di conseguenza. I loro sintomi possono essere tematicamente simili ma differiscono ampiamente nella presentazione e nel contenuto. Le loro storie mediche e psichiatriche e sociali, educative, religiose, etniche,  socioeconomiche, comportamentali e le diversità attitudinali possono essere sorprendentemente complesse e diverse. Proprio come i sintomi dei pazienti “possono essere simili ma diversi”, così sarà la loro possono risposta ad un antidepressivo specifico o psicoterapia. Gli esiti clinici e funzionali varieranno ampiamente come grado e valenza. Alla luce di queste differenze individuali fra i nostri pazienti psichiatrici, perché i medici sono bombardati e invitati , da vari Enti, ad abbandonare il tradizionale approccio medico ai loro pazienti? Perché c'è una spinta a trasformare un’assistenza clinica personalizzata in un sistema di “linea di montaggio”, in cui i pazienti sono definiti dalle loro malattie e sono gestiti come dei "widget umani" come se essi potessero essere "trattati" in una maniera identica, protocollata, meccanica? Questo è del tutto antitetico all'approccio personalazzita, inerente il classico e altamente efficace rapporto medico-paziente.

 * Editore di Current Psychiatry

“A mother’s courage”, l’autismo raccontato da una madre

Basato sulla storia vera di Margret, mamma di un bambino autistico di dieci anni, il nuovo documentario del regista islandese Fridrik Thor Fridriksson ripercorre le tappe di un viaggio alla ricerca di speranza e conoscenza

ROMA - Raccontare l’autismo attraverso il viaggio di una madre. Questo l’obiettivo di “A Mother’s Courage: talking back to autism”, il nuovo documentario di Fridrik Thor Fridriksson, presentato lo scorso 2 aprile in occasione della Giornata internazionale dell’autismo e da settembre nelle sale americane. Per le sale italiane, invece, bisognerà attendere. “Quando girai Niceland mi colpì l’ottimismo di alcune persone affette da autismo presenti nel cast, e mi ripromisi di lavorare più a fondo su questa tematica” racconta il regista sul sito dedicato al nuovo documentario (www.amotherscourage.org) e prosegue: “Credo che questo film contribuirà ad accrescere la consapevolezza delle persone in merito a questa malattia”. 

Contro lo stress riposare 1 ora in più nel fine settimana

Non e' un lusso, ma una necessita' per mantenere il cervello in salute: basta una sola ora di sonno in piu' passata a letto a poltrire durante il week wnd, anche senza dormire, per scaricare tutto lo stress mentale accumulato durante la settimana. A sostenerlo uno studio guidato da David Dinges della University of Pennsylvania (Usa) pubblicato su Sleep. Gli scienziati hanno condotto un esperimento di privazione di sonno (non piu' di 4 ore a notte per 5 notti) su 142 adulti sani di 30 anni d'eta' media, mentre altri 17 soggetti potevano riposare 10 ore a notte. I volontari sono stati sottoposti a dei test durante le fasi di veglia: ed e' emerso che coloro che avevano subito la privazione di sonno hanno realizzato risultati nei test significativamente peggiori rispetto al normale (diminuita capacita' di attenzione e tempi di reazione ridotti), e che per ripristinare le normali funzioni e' risultata sufficiente una sola notte di sonno pieno.

Schizofrenia, disturbi schizoaffettivi e bipolari: quali le differenze?

Una nostra lettrice ci ha segnalato un articolo del Corriere della Sera in merito al libro del vincitore del “Grande Fratello”, in cui l’autore parla della sua esperienza di sofferenza psichica, ma che genera grande confusione tra Schizofrenia e Disturbi bipolari e ci chiede di fare un pò di chiarezza. Un’altra lettrice ci ha chiesto come si riconosce il disturbo schizoaffettivo e come differenziarlo dal disturbo borderline. Nel presente articolo, prima parte, parleremo di diagnosi in psichiatria, cenni storici, diagnosi differenziale tra i vari disturbi.

Purtroppo la confusione in psichiatria è dovuta non solo ai giornalisti che spesso parlano di “depressione” per intendere malattie psichiatriche molto diverse tra loro, come la schizofrenia, i disturbi bipolari, la depressione, i disturbi di personalità. Purtroppo gli stessi medici non aiutano i giornalisti quando parlano usando termini troppo tecnici, contribuendo, così, ad alimentare la confusione. A ciò si aggiunge la difficoltà della diagnosi in psichiatria (non sono ancora facilmente accessibili test strumentali come nella Medicina Interna ad esempio), per cui spesso succede che a più visite psichiatriche di uno stesso paziente, specie per quadri clinici particolari (non fa eccezione il disturbo bipolare per il quale si arriva a una diagnosi corretta dopo ben 8 anni mediamente) corrispondano altrettante diagnosi.

Cenni storici

La storia della diagnosi dei disturbi mentali si tuffa nei secoli, anzi nei millenni, ed è direttamente intrecciata con la storia delle religioni e della scienza, cioè del modo in cui l’uomo ha concepito sé e il mondo. La prima descrizione di “malattia mentale” è da far risalire a circa 3000 anni a.C., in riferimento a una forma di deterioramento senile. Nella letteratura dei Sumeri e degli Egizi, già fin dal 2600 a.C., si ritrovano descrizioni di quadri assimilabili alla melancolia e all’isteria. Ma è solo con i Greci che si può veramente parlare di una nosografia di tipo psichiatrico. Nel trattato dedicato alla “malattia sacra” (l’epilessia) Ippocrate ne contesta la tradizionale interpretazione animistica e sostiene che essa è una patologia che interessa il cervello. Nella tradizione postippocratica venne messa a punto una rudimentale classificazione basata su una “triade” di disturbi mentali: mania, melancolia e frenite. Questa classificazione triadica rimase in auge per oltre duemila anni, dal IV secolo a.C. fino al XVI secolo d.C..

Differenze tra Schizofrenia e altri Disturbi Mentali

La schizofrenia è il più studiato ma anche il più discusso di tutti i disturbi mentali. Fin dalla sua prima concettualizzazione, ad opera di E. Kraepelin, oltre un secolo fa, è sempre stata al centro dell’attenzione di tutte le scuole di psichiatria per i complessi problemi psicopatologici, nosografici, patogenetici e terapeutici che ha posto e continua a porre ad ogni generazione di psichiatri.

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