Letteratura scientifica

Amisulpride vs altri antipsicotici atipici: una Cochrane Review

Ormai in molti paesi del mondo industrializzato, gli antipsicotici di seconda generazione (atipici) sono considerati la terapia farmacologica di prima linea per persone affette da disturbi psicotici sia di tipo schizofrenico che affettivo. Recentemente alcune di queste molecole stanno completando l’iter registrativo che li approva anche per il trattamento degli episodi maniacali o depressivi dei disturbi bipolari. E’ interessante ricordare, in questo contesto, come l’amisulpride alla dose di 50 mg/die sia impiegata anche nel trattamento della distimia. Diviene quindi legittimo domandarsi se questi farmaci siano differenti tra loro o se possano essere tutti associati in una sola classe relativamente omogenea. Da cio’ deriva un piu’ ampio dibattito sugli effetti dei vari farmaci antipsicotici di seconda generazione oggi in commercio e su quali siano le maggiori differenze cliniche esistenti tra loro in termini di efficacia e sicurezza. 

Problemi cognitivi associati a ipercolesterolemia familiare

Elevata incidenza di alterazioni cognitive lievi con ipercolesterolemia familiare. Si tratta delle conclusioni di uno studio pubblicato su American Journal of Medicine che, in contrasto a precedenti risultati secondo cui l'ipercolesterolemia sporadica non sarebbe correlata allo sviluppo di problemi cognitivi, ha per la prima volta dimostrato che l'esposizione precoce ad alti livelli di colesterolo, così come disfunzioni dei recettori dell'Ldl rappresenterebbero un importante fattore di rischio delle suddette alterazioni. Daniel Zambón e collaboratori dell'Unitat de Lípids, Institut d'Investigacions Biomédiques August Pi Sunyer, Hospital Clinic di Barcellona, hanno sottoposto circa 120 individui ultracinquantenni a tredici specifici test neuropsicologici e ad analisi mediante "neuroimaging". Nei pazienti affetti da ipercolesterolemia familiare è stato registrato un maggiore tasso di disfunzioni cognitive lievi rispetto ai soggetti non ipercolesterolemici (21,3% vs 2,9%; p = 0,00). Nessuna associazione è stata riscontrata tra diagnosi di disfunzioni cognitive e patologie cerebrali strutturali.

Attività fisica per combattere l'ansia

Praticare costantemente esercizi fisici aiuterebbe a risolvere i disturbi d'ansia in individui sedentari affetti da malattie croniche. Queste le conclusioni di un'ampia raccolta di studi realizzata da alcuni ricercatori di Atene. Condizione spesso non riconosciuta e, quindi, non analizzata né tanto meno trattata, l'ansia contribuisce a peggiorare notevolmente la qualità della vita di chi già soffre di altre patologie in maniera cronica. L'indagine ha previsto la selezione e l'analisi di numerosi studi, pubblicati su riviste internazionali tra gennaio 1995 ad agosto 2007, e riguardanti oltre 2.900 persone sedentarie costantemente affette da problemi di salute. Secondo gli autori specifici programmi di attività fisica, praticati per non più di 12 settimane e comprendenti lezioni della durata di almeno 30 minuti, sarebbero in grado di ridurre di circa il 30% i sintomi dell'ansia rispetto alla conduzione di una vita sedentaria senza il ricorso ad alcun intervento.

Anatomia del disturbo bipolare e della schizofrenia: una metanalisi

BACKGROUND: Recenti risultati di genetica hanno indicato che le due maggiori e classicamente distinte forme di psicosi – schizofrenia e disturbo bipolare – possono avere fattori causali comuni. Tuttavia non è chiaro fino a che punto possano anche avere profili simili di anomalie cerebrali. Abbiamo utilizzato tecniche metanalitiche per generare e confrontare le mappe delle anomalie strutturali cerebrali ottenute in grandi campioni di pazienti con questi disturbi, che sono stati studiati mediante risonanza magnetica. 

METODO: È stata condotta una ricerca sistematica per gli studi di morfometria voxel-based che hanno esaminato la sostanza grigia in pazienti con schizofrenia o disturbo bipolare. La distribuzione anatomica delle coordinate delle differenze relative alla sostanza grigia è stata oggetto di una metanalisi con Anatomical Likelihood Estimation. 

Schizofrenia, scoperto un fattore chiave

La schizofrenia è una patologia incredibilmente complessa che insorge tipicamente all’inizio dell’età adulta, la cui eziologia è in parte legata a eventi patologici durante le primissime fasi dello sviluppo cerebrale. 

Ora un nuovo studio pubblicato sulla rivista Neuron ha cominciato a svelare, grazie alla manipolazione un noto gene per la suscettibilità alla schizofrenia nel cervello dei topi allo stadio fetale, la complessa correlazione tra sviluppo cerebrale prenatale e maturazione dell’elaborazione del’informazione e delle capacità cognitive negli animali adulti.

"Sebbene sia chiaro che la schizofrenia abbia un’origine multifattoriale, molti studi hanno suggerito che le variazioni nei geni coinvolti possano portare alla perturbazione delle funzioni psichiche superiori”, ha spiegato Akira Sawa del dipartimento di psichiatria della Johns Hopkins School of Medicine di Baltimora. "Si ritiene che questi fattori genetici rappresentino un ottimo strumento per studiare il collegamento tra sviluppo cerebrale e funzioni del cervello adulto.”

Terapia cognitivo-comportamentale contro lombalgia

Approcci cognitivo-comportamentali sembrerebbero facilitare la risoluzione del dolore cronico alla schiena. A stabilirlo è un trial pubblicato su Lancet che ha, inoltre, permesso di evidenziare i vantaggi economici di questo metodo. L'indagine ha reclutato oltre 700 individui da 56 strutture sanitarie inglesi che, in aggiunta alla normale gestione della loro condizione dolorosa, sono stati randomizzati a seguire uno specifico programma basato su interventi di gruppo cognitivo-comportamentali o nessun trattamento aggiuntivo (gruppo controllo). End-point dello studio era rappresentato da specifici questionari che verificavano il grado di disabilità sulla base dell'aumento del punteggio "Roland Morris" e della modificazione dell'indice Von Korff. Dopo 12 mesi di follow-up, nel gruppo sottoposto all'innovativo approccio, rispetto a quello controllo, sono state registrate minori condizioni dolorose sia mediante la scala "Roland Morris" (2,4 vs 1,1 punti) sia con lo score Von Korff (13,4% vs 6,4%). Infine, il miglioramento annuale della qualità della vita, definito dall'indice Qaly, è risultato superiore negli individui sottoposti a interventi cognitivo-comportamentali. (L.A.)

Disturbo Bipolare e abuso di sostanze. Substrato comune?

Nel presente articolo gli autori evidenziano le resistenze di molti sanitari a considerare la tossicomania una malattia mentale nonostante le proposizioni in tal senso dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e dell’American Psychiatric Association. Questa visione parte dal rifiuto di applicare alle tossicodipendenze un approccio medico che non sarebbe adatto alla complessità delle tossicomanie. Secondo questo approccio la complessità delle tossicodipendenze va oltre la sfera individuale del tossicomane per coinvolgere alla sua radice il contesto familiare e sociale nel quale egli vive.

Antidepressivo utile dopo l'ictus

Sono stati riscontrati benefici per le capacità cognitive in pazienti che avevano avuto un ictus ed erano stati trattati con escitalopram dopo l'evento. La terapia con l'antidepressivo, avviata entro tre mesi dall'ictus, è stata confrontata in un campione di 129 pazienti senza sintomi depressivi, con un placebo e con un programma di problem solving therapy. Dopo 12 mesi, nel braccio escitalopram sono stati registrati miglioramenti più marcati della funzionalità cognitiva generale e in particolare nell'uso della parola e della memoria visiva. Nel punteggio calcolato nella scala RBANS (Repeatable Battery for the Assessment of Neuropsychological Status) il gruppo trattato raggiungeva 10, gli altri due gruppi 3,1. Non sono invece stati riscontrati effetti in altri parametri neuropsicologici. "A differenza delle terapie anticoagulanti, che devono essere somministrate entro poche ore dall'evento - spiega Ricardo Jorge, autore dello studio - gli antidepressivi hanno una finestra terapeutica più ampia". Il vantaggio ottenuto con escitalopram era indipendente dal suo effetto sulla depressione (S.Z.).

Disturbo bipolare, litio meglio di valproato

Nei pazienti con disturbo bipolare di tipo I, clinicamente sottoponibili a terapie a lungo termine, l'impiego di litio da solo o in combinazione con valproato previene le ricadute in maniera più efficace rispetto a monoterapie con valproato. Lo confermano gli autori di Bilance, uno studio appena apparso su Lancet che ha, inoltre, dimostrato che i vantaggi dei suddetti approcci sono indipendenti dalla severità iniziale della malattia e si mantengono per un periodo di due anni. L'indagine ha considerato 330 pazienti, di età pari o superiore a 16 anni e provenienti da 41 centri di Francia, Inghilterra, Italia e Stati Uniti, che sono stati randomizzati a monoterapie con litio; monoterapie con valproato oppure a trattamenti combinati dei due farmaci. Dopo 24 mesi di follow-up, l'hazard ratio relativo all'end point primario, rappresentato dalla necessità di ulteriore ricorso a farmaci per il verificarsi di nuovi episodi, è risultato pari a 0,59 per terapie combinate rispetto a quelle con solo valproato; 0,82 per doppie terapie contro litio e 0,71 per litio contro valproato.

Curare la schizofrenia prima che si manifestino i sintomi

L’insorgenza della schizofrenia è un evento imprevedibile. Per questa come per altre malattie psichiatriche è stata formulata l’ipotesi "diatesi stress", secondo cui una predisposizione genetica di base può portare al manifestarsi della patologia in particolari condizioni ambientali.

Per ciò che riguarda il contributo genetico, si sa ormai che sono coinvolti 14 geni, mentre sul fronte delle condizioni scatenanti è noto una di esse è un’infezione nella fase fetale, anche se la patologia si sviluppa tipicamente a partire dalla seconda decade. Tenuto conto di queste conoscenze, Ina Weiner e colleghi dell’Università di Tel Aviv si sono messi alla ricerca di possibili segni biologici in grado di segnalare la progressione della malattia prima che se ne manifestino i sintomi. In particolare, hanno utilizzato tecniche di imaging cerebrale per evidenziare qualunque tipo di cambiamento nel cervello di animali di laboratorio.