Letteratura scientifica

Urbanizzazione e disturbi psicotici: quale correlazione?

L'associazione tra disturbi psicotici e vita nelle aree urbane sembra essere un riflesso dell'aumentata frammentazione sociale tipica delle città: è questa la conclusione di uno studio pubblicato sulla rivista Archives of General Psychiatry.
“Esiste com'è noto una sostanziale variabilità mondiale nell'incidenza della schizofrenia sulla popolazione generale”, spiegano gli autori. “L'andamento geografico più evidente è l'incremento che si registra nelle città rispetto alle aree rurali”.
Precedenti studi epidemiologici avevano infatti individuato un legame fra il maggior rischio di sviluppare disturbi psicotici e le caratteristiche dell'ambiente in cui vivono i soggetti colpiti, quali la densità di popolazione, il basso livello economico, la ridotta coesione sociale.

Popular bipolar medication and meningitis

On August 12, 2010, the Food and Drug Administration (FDA) announced that the widely prescribed anti-seizure and bipolar medicine Lamictal (1.4 million prescriptions filled in 2009) can cause inflammation of the membranes covering the brain and spinal cord. The condition, called "aseptic meningitis," refers to inflammation in the absence of bacteria. The FDA will work with drug-maker GlaxoSmithKline to revise the "Warnings and Precautions" section of the Lamictal (generic name: lamotrigine) label accordingly.
Although meningitis is commonly thought to occur because of a bacterial infection, it can also be caused by viruses, chemicals, some vaccines, immune diseases, and, in this case, certain medications. If you are taking Lamictal, look out for the following meningitis symptoms: headache, stiff neck, nausea, vomiting, rash, muscle aches, fever, and sensitivity to light. Depending on the cause, meningitis can be a life-threatening condition.

Deprivazione del sonno e instabilità emotiva

Uno studio ha gettato una luce importante sul legame fra deprivazione del sonno e malattie psichiatriche: alcune parti del cervello che governano le risposte emotive risultano molto più attive nei soggetti che hanno saltato una notte di sonno e vengono esposti a immagini disturbanti rispetto agli altri. Questo studio fornisce nuovi dati basilari per considerare più seriamente l'ipotesi secondo cui il sonno possa svolgere un ruolo significativo nella regolazione della stabilità emotiva. Si tratta del primo set di esperimenti a dimostrare che anche il cervello di soggetti sani può mimare alcuni profili psichiatrici patologici se privato del sonno. 

Esercizio fisico terapeutico nella schizofrenia

E’ ormai accertato che un adeguato programma di esercizio fisico produce delle ricadute positive non soltanto sul corpo ma anche sulla mente. Studi epidemiologici dimostrano che un buon livello di attività fisica è correlato ad una maggiore aspettativa di vita.

Secondo uno studio condotto da ricercatori della Faculty of Physical Education and Health, University di Toronto questi effetti positivi potrebbero migliorare la qualità della vita anche nelle persone affette da schizofrenia.

I ricercatori hanno lavorato sui database disponibili utilizzando i principali motori di ricerca della letteratura medica includendo tutti i trials randomizzati e controllati dove l'attività fisica era inserita nel programma terapeutico per pazienti schizofrenici.

I dati ricavati dalla selezione della letteratura sono stati successivamente resi omogenei e sottoposti ad analisi.

Cura della salute fisica in pazienti con schizofrenia: raccomandazioni pratiche

Il miglioramento delle cure per la salute fisica è una necessità pressante per i pazienti affetti da schizofrenia, e può essere ottenuto mediante un team multidisciplinare guidato dallo psichiatra. 

Le priorità essenziali dovrebbero includere: scelta della terapia antipsicotica con un basso rischio per aumento ponderale ed effetti indesiderati metabolici; valutazione di routine con registrazione e monitoraggio longitudinale dei parametri-chiave della salute fisica (l’ideale sarebbe usare fogli di calcolo elettronici); e interventi per controllare il rischio per CVD seguendo gli stessi principi utilizzati per la popolazione generale. 

Pochi, semplici strumenti per valutare e registrare i principali parametri fisici, combinati con interventi sullo stile di vita e per seguire il trattamento farmacologico come indicato, possono migliorare significativamente gli outcome fisici. 

Farmaci antiepilettici e rischio di suicidio

In una meta-analisi relativamente recente, condotta da esperti della FDA, è emerso che l’uso di farmaci antiepilettici è associato a un maggior rischio di suicidio. Nella meta-analisi furono inseriti 199 studi clinici condotti su oltre 11 antiepilettici. Fu considerato particolarmente allarmante il fatto che per 8 degli 11 farmaci inseriti nello studio, vi era un aumento dei casi di suicidio. Se i dati di tutti i farmaci erano quindi aggregati, l’incremento del rischio di suicidio raggiungeva la significatività statistica.

Dalla data di pubblicazione di questa meta-analisi, sono stati pubblicati vari studi epidemiologici i quali forniscono risultati spesso contrastanti. Sono volta per volta individuati alcuni antiepilettici che sembrano associati a un maggior rischio di suicidio ma questi farmaci sono spesso almeno in parte diversi nei vari studi. Le differenze sono legate a problemi metodologici o sono reali? La risposta non è nota.

In questo editoriale vengono riportate le ipotesi formulate da vari esperti riguardo al dato che gli antiepilettici aumentano la propensione al suicidio.

Bimbi violenti, cause nel cervello secondo studio italo-inglese

Il comportamento anti-sociale e particolarmente aggressivo di alcuni adolescenti potrebbe essere provocato da un difetto del cervello. A scoprirlo e' stato un gruppo di ricercatori britannici dell'Universita' di Cambridge in uno studio pubblicato sugli Archives of General Psychiatry. Si stima che 5 adolescenti su 100 sono affetti dal 'disturbo della condotta', una condizione psichiatrica che possono sviluppare durante l'infanzia o nell'adolescenza. I ricercatori hanno utilizzato lo scanner cerebrale per analizzare l'attivita' del cervello di alcuni adolescenti che soffrono di questo disturbo. I soggetti sono stati invitati a osservare delle immagini raffiguranti facce arrabbiate, tristi o con espressioni neutre. Ebbene, i ricercatori hanno scoperto che l'attivita cerebrale nell'area associata all'elaborazione delle emozioni negli adolescenti affetti da disturbo della condotta e' meno attiva. Secondo gli scienziati, questo potrebbe spiegare il perche' alcuni adolescenti non riescono a empatizzare con le emozioni altrui.

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