Cinema e psichiatria

L'incapacità di intendere e di volere nel film Hollywood Party

In questa scena del film Hollywood Party, Peter Sellers interpreta l'incapacità di intendere e di volere che non necessariamente è causata da un disturbo mentale. La capacità di intendere e volere, che è un concetto giuridico e non medico, è la possibilità per un individuo di comprendere se i propri atti possono violare le leggi o i comportamenti che costituiscono reato o meno e di mettere in atto o meno un comportamento antigiuridico o antisociale.

"Horse Boy", Il viaggio di un padre per guarire suo figlio

Per i suoi genitori, il piccolo Rowan è il mistero più grande. Perché lui non è come gli altri: è perso in un mondo fatto di lontananza, deserto di persone ed emozioni; la sua mente e immobile, chiusa in una gabbia di vetro infrangibile. La diagnosi dei medici è spietata: "disturbo pervasivo dello sviluppo", che vuol dire autismo. E per Rupert e Kristin è una pietra tombale sul futuro del loro bambino, e la condanna a giorni fatti solo dei suoi silenzi attoniti, dei suoi movimenti ritmici e infiniti, della sua solitudine perfetta e inespugnabile. Finche, per caso, durante una passeggiata con il padre, Rowan fa conoscenza con Betsy, un magnifico cavallo dal pelo marrone e gli occhi intelligenti: tra i due e amore a prima vista. In sella a Betsy, Rowan sembra trovare una via d'accesso alla realtà che gli sta intorno. E goffamente, teneramente, comincia a comunicare le sue emozioni, i suoi entusiasmi, i suoi spaventi di bambino.

"Il delirio interpretativo", nell'esibizione di Massimo Troisi

In questo video Massimo Troisi rimprovera il presidente Pertini che con enfasi aveva detto in televisione "Chi ha preso i soldi del Belice?".
Il video è tratto da "Morto Troisi, Viva Troisi!", uno degli episodi della serie televisiva di Rai Tre "Che fai... ridi?", dove Massimo Troisi immagina il giorno della sua morte annunciata in una finta edizione del telegiornale. Nella puntata sono invitati a "sparlare" di Troisi molti comici, colleghi e amici, come Lello Arena, Carlo Verdone, Marco Messeri, Maurizio Nichetti, Renzo Arbore e Roberto Benigni, che raccontano i suoi pregi e i suoi difetti.

La follia vista dagli scrittori. Il "Berretto a sonagli" di Luigi Pirandello

"Non c'è più pazzo al mondo di chi crede d'aver ragione"
Non ci vuole niente, sa, signora mia, non s'allarmi! Niente ci vuole a far la pazza, creda a me! Gliel'insegno io come si fa. Basta che lei si metta a gridare in faccia a tutti le verità. Nessuno ci crederà, e tutti la prendono per pazza!
Non c'è più pazzo al mondo di chi crede di dire la verità! ‑ Via, vada! vada! si prenda questo piacere, di fare per tre mesi la pazza per davvero! Le par cosa da nulla? Fare il pazzo! Potessi farlo io, come piacerebbe a me! Cacciarmi fino agli orecchi il berretto a sonagli della pazzia e scendere in piazza a sputare in faccia alla gente la verità. Sono i bocconi amari, le ingiustizie, le infamie, le prepotenze, che ci tocca d'ingozzare, che c'infràcidano lo stomaco! il non poter sfogare, signora! il non potere aprire la valvola della pazzia! Lei, può aprirla: ringrazii Dio, signora! Sarà la sua salute, per altri cent'anni! ‑ Cominci, cominci a gridare!
Commedia interpretata da Eduardo De Filippo

Film d'autore sulla follia, "Il papà di Giovanna" di Pupi Avati

‘Il papà di Giovanna’, girato a Bologna, è stato un film di grande successo e Silvio Orlando ha vinto la Coppa Volpi come miglior attore protagonista all’ultima Mostra del cinema di Venezia. Giovanna (Alba Rohrwacher) è una diciassettenne con problemi psichici, non bella, tenuta da suo padre Michele (Silvio Orlando) sotto una campana di vetro, a riparo dalle sofferenze che il mondo esterno potrebbe infliggerle. Insegnante di liceo nella stessa scuola frequentata dalla figlia, l’uomo la tiene sempre sotto controllo, la incoraggia, la illude di essere attraente agli occhi dei ragazzi arrivando a barattare l’ammissione agli esami con uno studente pur di procurarle un appuntamento galante.

"La casa dei matti", Storia di un ospedale psichiatrico durante la guerra cecena

Basato su fatti realmente accaduti, il film narra le vicende di un gruppo di pazienti di un ospedale psichiatrico in Cecenia vicino alla frontiera, lasciati in balia del loro destino durante la prima guerra civile del 1996. Tutto il personale medico scappa a causa dei bombardamenti russi, ma i malati restano nell'unico luogo che sentono come casa. Jenna che con i suoi compagni vive, ignara di tutto, si rifugia nel mondo della sua immaginazione e si innamora di un soldato. Ma la guerra giunge fino all'interno dell'istituto. Il film ha ricevuto il Gran Premio della Giuria alla 59ma mostra del cinema di Venezia (2002). Nel cast sono presenti attori non professionisti, molti dei quali sono realmente malati.
 

Film documentario “Ombre” sul tema Salute Mentale, Ricerca attori e raccolta fondi

L’Aipsi-Med, in collaborazione con le Associazioni di Volontariato e il regista Antonio Caiafa di Napoli, cerca attori che desiderano partecipare al film documentario “Ombre” sul problema sofferenza mentale e avvia una raccolta fondi per proseguirne la realizzazione.

L’iniziativa film documentario “Ombre” nasce dalla consapevolezza di chi vive un dramma nel dramma, nell’impossibilità di far comprendere (e, in certi casi, comprendere a sua volta) un disagio reale, impossibile da controllare, con mezzi scarsi, misure obsolete e inattuali. I volti di centinaia di persone cha hanno o un figlio o un fratello o una madre affetta da disturbi psichici, esprimono univocamente gli stessi desideri e le stesse attese, nella consapevolezza che un giorno qualcuno o qualcosa abbia abbastanza conoscenze per riconoscere che la vita non può essere offesa maggiormente attraverso il “grottesco” che rasenta la tragicità.
Il film mediometraggio “Ombre” (che in fase di post-produzione potrà anche diventare lungometraggio) sarà soprattutto dedicato a chi questo dramma lo vive con cognizione e dirige la propria vita a seconda delle esigenze causate da forza maggiore.
“Ombre” sarà girato attraverso tecniche di regia e musiche che sapranno far risaltare le centinaia di parole, interviste fatte per rievocare ancora di più una situazione che ormai ha raggiunto il parossismo. Scene e sottofondo musicale che si interrompe per dare spazio alla voce. Voci che si frappongono risaltando il dramma di chi vive inerme la malattia. Interviste che si “moltiplicano” dando la sensazione che la confusione, che ha generato questo stato di immobilismo nei confronti delle persone disabili mentalmente, sia presente tutt’ora nelle anime di chi vorrebbe ma non riesce a risolvere questo annoso problema. Parleranno solo voci invisibili che non sono e non vengono prese in considerazione: familiari, parenti, amici, qualche medico scrupoloso e anche molte persone che soffrono personalmente di disturbi psichici.
Proprio come in un commedia teatrale all’incontrario, quello che accade sul palco sarà trascurato per lasciare posto ai retroscena; solo che mentre nel backstage spesso le telecamere arrivano incuriosite, in questo caso nessuno ha mai veramente voluto costruire la storia di intere famiglie afflitte da questa situazione.
Loro, le famiglie, gli invisibili, insieme con i sofferenti, attraverso questo film, racconteranno la loro storia, facendo capire che la stessa storia non può e non deve ignorarli.

Chi è interessato a partecipare al film e/o a contribuire economicamente al progetto può contattare:
Susy Morra, presidente de La Voce di Ada, 338/3321681
Mauro Migliazza, associato “Rete Sanità”, fondata da Alex Zanotelli, 329/1244576
Antonio Caiafa, Regista, sito web http://quartieresanita.blogspot.com/

Redazione dell'AipsiMed, contatti
E' possibile fare una donazione tramite Paypal sul nostro sito.

LA DEPRESSIONE. Clinica e rappresentazione cinematografica

(Il video, dove il personaggio interpreta una persona depressa, è tratto dal film "Umberto D, di Vittorio de Sica) L'episodio depressivo può avere un esordio improvviso o, più spesso, essere preceduto per alcuni giorni, settimane o persino mesi da prodromi come labilità emotiva, lieve astenia, tensione, difficoltà di concentrazione, diminuzione degli interessi, inappetenza, insonnia, cefalea. In questa fase non vi è una particolare compromissione a livello lavorativo o sociale e il soggetto, soprattutto se si tratta di un primo episodio, tende ad attribuire questi disturbi a situazioni esistenziali stressanti o alla presenza di una malattia fisica, ritardando la richiesta di un intervento specialistico. Se presenti la prima volta, i sintomi prodromici tendono a manifestarsi nelle successive ricadute e ciò può aiutare il paziente, dopo le prime esperienze depressive, a riconoscere per tempo l'esordio di un nuovo episodio e a richiedere tempestivamente l'aiuto del medico. In caso di esordio brusco, più frequente nelle forme con decorso bipolare, si verifica un improvviso passaggio da una situazione di benessere, talora ad impronta ipertimica, ad una condizione depressiva il cui corteo sintomatologico diviene ben presto pieno. Nei casi più gravi fin dai primi giorni sono presenti deliri olotimici e propositi autolesivi, oppure l'episodio può manifestarsi direttamente con un imprevedibile e grave tentativo di suicidio.

Conoscere la psichiatria attraverso il cinema

Lo scopo di questa nuova rubrica “Cinema e Psichiatria” si propone di far conoscere i disturbi psichiatrici, attraverso l’utilizzo di spezzoni di film. I film esercitano, infatti, un notevole impatto emotivo e suscitano intensa attenzione negli spettatori. Ci si augura che questa rubrica possa essere utile sia per gli addetti ai lavori, in quanto strumento didattico e di approfondimento, sia per un pubblico più vasto che attraverso il film si può avvicinare alla conoscenza delle patologie mentali, fin troppo sconosciute ai più, a causa dello stigma che le caratterizza. I primi tre film presi in considerazione in questa prima puntata sono, nell'ordine: 1. Diario di una schizofrenica, di Nelo Risi (1968) dove l'attrice vive la drammatica esperienza delle allucinazioni uditive 2. Ironweed, con Jack Nicholson (1987), dove l'attore vive l'esperienza di una allucinazione visiva 3. Betty Blue di Jean-Jacques Beinex, (1986) dove, viene illustrato l'autolesionismo nella psicosi