"Qual è il primo dovere del medico?". "Il primo dovere del medico è chiedere perdono"
Ho 35 anni e fin dall'infanzia soffro di disturbo ossessivo compulsivo grave e dismorfofobia. Si tratta due disturbi sino a pochi anni fa ancora sconosciuti alla massa e persino difficilmente diagnosticabili agli addetti (negli anni '80, alla mia prima visita psichiatrica, lo specialista non riuscì a diagnosticare il disturbo; grazie a Dio leggevo già allora testi di psichiatria e riuscii a identificarlo da sola, poi tornai dallo specialista che confermò: era uno dei primi e rari casi che incontrava) e penso meriterebbe parlare per l'influenza totalmente invalidante e stravolgente sulla vita di chi ne e' affetto; soprattutto di come l'esordio infantile del disagio mentale, soprattutto così particolare e specifico, può sconvolgere gli equilibri familiari; e di cosa significa crescere con un problema psichiatrico.
Certi disturbi come il mio creano molto imbarazzo e vergogna al paziente e allo stesso tempo non sono assolutamente percepiti all'esterno, pur occupando l'intera esistenza privata del soggetto, nell'ombra delle mura domestiche. Per questo e' difficile immaginare una persona che per gran parte del tempo si lava compulsivamente, esegue rituali sfiancanti e meticolosi come riordinare per ore una stanza o e' costretta a gridare cose prive di senso; o ancora trova così inaccettabile il proprio aspetto fisico da desiderare la morte. Dovendo conciliare il tutto con una vita "apparentemente normale".
Dopo un'odissea terapeutica di circa 15 anni (farmaci e psicoterapie), passando dal privato al pubblico e girando l'Italia in svariati e vani "viaggi della speranza" continuo comunque a convivere con il mio disturbo,ma posso dirmi abbastanza serena, forse perché ho definitivamente accettato l'impossibilita' da più parti accettata di guarigione; e non e' un passaggio facile, soprattutto per i tanti limiti che la mia vita pratica e di relazione oggi comporta.
Era ora che qualcuno tornasse sulle orme basagliane per mostrare senza veli lo stato attuale del disagio mentale, argomento controverso e ancora sempre troppo taciuto. Preciso che il mio viaggio nella sanita' mentale, dagli studi dei privati alle strutture territoriali e ritorno probabilmente e' emblematico di come molte persone e famiglie oggi si trovano a dover gestire non solo la malattia ma il problema dell'assistenza. Con tutte le contraddizioni, le difficoltà e spesso i drammatici incidenti che questo comporta.