Storie vere

Patch Adams, Ridere è contagioso

Patch Adams è un film del 1998 liberamente tratto dall'autobiografia di Hunter "Patch" Adams e narra di un personaggio controcorrente che introduce la risoterapia nei primi anni '70. Dopo aver tentato il suicidio, Hunter Adams (Robin Williams) si ricovera in un ospedale psichiatrico ed attraverso la conoscenza di un paziente, il ricco Arthur Mendelson (Harold Gould), impara a "vedere oltre" (sarà proprio Arthur a dargli il soprannome Patch). Hunter "Patch" Adams aveva la vocazione del clown e, una volta uscito dall'ospedale, divenne un medico, convinto assertore e pioniere della risata come terapia alternativa e fondatore del Gesundheit Institute dove la praticò. Il progresso degli studi sulle endorfine e la scoperta dell'importanza che la mente esercita nel processo di guarigione l'aiutarono a superare gli ostacoli frapposti dalla medicina ufficiale e dai suoi (pre)potenti soloni. Nel film non mancano le frecciate alla malasanità assicurativa negli USA. In Italia le teorie di Adams ebbero un sostenitore nel giornalista Franco Cauli, organizzatore del Funny Film Festival.

Documentario di Radio Rai in una struttura per malati psichiatrici a Napoli

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Documentario di Radio 3 Rai sull'ex ospedale Gesù e Maria di Napoli: una struttura residenziale pubblica per malati cronici, con ospiti del vecchio manicomio. Questa è la puntata del 24 marzo 2008, della serie "Trenta di 180", venti puntate a microfono aperto attraverso case famiglia, dipartimenti di salute mentale, corsie ospedaliere, centri per adolescenti, comunità per tossicodipendenti e ospedali psichiatrici giudiziari, con le voci dei protagonisti, malati e operatori.

La storia di mio figlio, reduce dalla Bosnia. Nanoparticelle e psichiatri incompetenti

Vi voglio raccontare la storia di mio figlio ex reduce della Bosnia. Al suo rientro accusava dolori diffussi,nervosismo,sbalzi di umore, il medico curante mi diceva che erano sintomi psicosomatici.
Dopo pochi mesi si è ricoverato per un ernia discale e qui hanno riscontrato i valori epatici alterati,hanno disintossicato il fegato e dopo l'hanno operato aveva 24 anni.

Ciao a tutti, mi chiamo Cristiana

margheriteCiao a tutti, mi chiamo Cristiana.
Ho pensato di raccontare la mia storia, non è stata una scelta facile; ma stamattina è domenica, sono in pullman verso casa, c’è il sole, e ne sento il bisogno; e penso che non potrei dare miglior contributo che dirvi della mia esperienza.

La storia di Arianna (parte 1)

"Qual è il primo dovere del medico?". "Il primo dovere del medico è chiedere perdono"

Ho 35 anni e fin dall'infanzia soffro di disturbo ossessivo compulsivo grave e dismorfofobia. Si tratta due disturbi sino a pochi anni fa ancora sconosciuti alla massa e persino difficilmente diagnosticabili agli addetti (negli anni '80, alla mia prima visita psichiatrica, lo specialista non riuscì a diagnosticare il disturbo; grazie a Dio leggevo già allora testi di psichiatria e riuscii a identificarlo da sola, poi tornai dallo specialista che confermò: era uno dei primi e rari casi che incontrava) e penso meriterebbe parlare per l'influenza totalmente invalidante e stravolgente sulla vita di chi ne e' affetto; soprattutto di come l'esordio infantile del disagio mentale, soprattutto così particolare e specifico, può sconvolgere gli equilibri familiari; e di cosa significa crescere con un problema psichiatrico.
Certi disturbi come il mio creano molto imbarazzo e vergogna al paziente e allo stesso tempo non sono assolutamente percepiti all'esterno, pur occupando l'intera esistenza privata del soggetto, nell'ombra delle mura domestiche. Per questo e' difficile immaginare una persona che per gran parte del tempo si lava compulsivamente, esegue rituali sfiancanti e meticolosi come riordinare per ore una stanza o e' costretta a gridare cose prive di senso; o ancora trova così inaccettabile il proprio aspetto fisico da desiderare la morte. Dovendo conciliare il tutto con una vita "apparentemente normale".
Dopo un'odissea terapeutica di circa 15 anni (farmaci e psicoterapie), passando dal privato al pubblico e girando l'Italia in svariati e vani "viaggi della speranza" continuo comunque a convivere con il mio disturbo,ma posso dirmi abbastanza serena, forse perché ho definitivamente accettato l'impossibilita' da più parti accettata di guarigione; e non e' un passaggio facile, soprattutto per i tanti limiti che la mia vita pratica e di relazione oggi comporta.
Era ora che qualcuno tornasse sulle orme basagliane per mostrare senza veli lo stato attuale del disagio mentale, argomento controverso e ancora sempre troppo taciuto. Preciso che il mio viaggio nella sanita' mentale, dagli studi dei privati alle strutture territoriali e ritorno probabilmente e' emblematico di come molte persone e famiglie oggi si trovano a dover gestire non solo la malattia ma il problema dell'assistenza. Con tutte le contraddizioni, le difficoltà e spesso i drammatici incidenti che questo comporta.

Giulio Comuzzi e Luca Flores: due pianisti, due esistenze simili

Giulio è nato sorridente, e questa sorriso spontaneo è sempre rimasto l’aspetto principale della sua espressione. I suoi primi anni li ha vissuti a Tarvisio, e abbiamo frequentato i laghi carinziani dove lo portavamo d’estate. Molto precoce ha imparato a leggere e a scrivere fra i 3 e i 4 anni. A tre anni ci trovavamo in un giardino di Rimini. Dei bambini toscani chiamavano “Babbo, babbo” e da quel momento lui ha cominciato a chiamarmi babbo, e naturalmente Laura altrettanto imparando da lui. Giulio ha sempre avuto un atteggiamento protettivo e di guida con Laura, al punto che lei a volte riassumeva il concetto chiamandolo “babbino”.

La magia insita in un atto di cura

Appassionarsi al proprio lavoro può, frequentemente, determinare un costante ritardo nel rientro a casa. Sarà per questo che molti di noi fanno fatica a distinguere la vita privata da quella professionale. Sarà per questo che mia moglie, senza farsi mai mancare il sorriso, talvolta mi accoglie al rientro con un tenero ammonimento: “Anche oggi in anticipo amore? Cosa è successo stavolta?”

Scandalo cliniche psichiatriche: una testimonianza

Ho avuto la sfortuna di venire ricoverata in una clinica di Torino: Villa Cristina. Se c'è un posto dove dovrebbero mandare l'esercito è quello, perchè i Nas non bastano!
Eppure quella clinica è ancora lì, e ci deve essere un magna magna dietro incredibile, visto che nonostante sia anche convenzionata dalla regione, non so, se ad esempio vuoi la carta igienica te la devi portare da casa o meglio comperare nel bar spaccio della clinica!

"Anime in fiamme". Dalla Tribù di Basaglia ai moderni frammenti di vita manicomiale

Mia madre, proprio un trentennio fa, quando (data l’età) l’incontinenza emotiva era per me all’ordine del giorno, mi diceva spesso che la mia istintività mi traghettava facilmente dalla ragione al torto; “Impara a contare sino a dieci, mantieni la calma e non eccedere”. Era questo il suo frequente monito. A distanza di così tanti anni, almeno per una volta, voglio provare a seguire il suo consiglio! Dunque, prima di esprimermi su quanto e se è cambiato qualcosa dalla cosiddetta “legge Basaglia” ai giorni nostri, conterò sino a 180…

L'inferno è vivere con un figlio schizofrenico, Un appello da Scampia

di LUANA DE VITA* La maledetta verità è che io e mia moglie Giuseppina siamo soli, soli e disperati» sbotta Antonio De Simone, operaio napoletano di 57 anni «Tutto è iniziato nel '95. Il nostro Carmine aveva 18 anni e lavorava come meccanico, tutto andava bene. Poi ha fatto la visita di leva ed è partito per fare il militare. Il giorno dopo ce lo siamo trovati davanti alla porta di casa: disse solo che non gli andava di stare in caserma. Era diventato un disertore.